Chi sono?
Mi chiamo Francesca, ho 40 anni (tra poco!). Sposata (un marito Dottore Commercialista), due figli ancora piccoli (Elena, 4 anni, e Mattia, 6).
Da Gennaio 2008 sono Direttore Risorse Umane e Organizzazione di Alcatel-Lucent Italia, multinazionale che opera nel settore delle infrastrutture per le telecomunicazioni, presente in Italia con circa 2500 risorse, di cui circa un terzo Ricerca e Sviluppo.
Un lavoro, quello nelle Risorse Umane, che corrisponde ad una vera passione scoperta ai tempi dell’Università, e che ho avuto la fortuna di fare fin dall’inizio della mia carriera professionale.
Quale valore aggiunto nell’essere donna? Innumerevoli elementi! Nella mia vita professionale ho sempre pensato che essere donna sia stato più un vantaggio che un punto a sfavore. Certamente, sono stata fortunata anche in questo: le persone che ho incontrato nel mio percorso mi hanno sempre valorizzato in quanto professionista, e hanno creduto in me e nelle mie capacità “organizzative”, fondamentali per poter tenere insieme le esigenze di un lavoro molto impegnativo, che a volte assorbe tutte le energie a disposizione, con la gestione – altrettanto, se non più impegnativa – della famiglia. Capacità organizzative, dunque, che credo facciano parte del DNA delle donne. Ma nel mio lavoro sono anche fondamentali altri elementi che fanno parte della sensibilità femminile: la capacità di ascoltare, di mettere insieme posizioni diverse, di comprendere le emozioni degli altri… tutte caratteristiche che sono da sempre parte del ruolo che le donne hanno svolto nel contesto familiare, e che oggi – all’interno di un mondo pieno di contraddizioni e di incertezze – diventano fondamentali anche nel contesto professionale.
Lungi da me, però, dire che sono solo “rose e fiori”! e in questo senso la difficoltà più grande (che diventa a volte “dubbio” sul fatto che le mie scelte siano state quelle giuste) è senza dubbio quella di conciliare un lavoro appassionante e impegnativo con il ruolo di mamma. La nostra società non è ancora assolutamente attrezzata per supportare le mamme che decidono di non rinunciare alla propria professione per dedicarsi ai figli e alla famiglia a tempo pieno. Le strutture pubbliche non sono di facile accesso, e non sempre si ha la fortuna di avere dei nonni disponibili! Bisogna quindi “auto-organizzarsi” e trovare – se si è fortunati – persone di fiducia che possano garantire ai nostri figli quella presenza costante e attenta che diventa incompatibile con i tempi richiesti dalla professione. Io sono stata fortunata: ho trovato sul mio percorso una giovane straniera, ma per poterla assumere ho dovuto affrontare un calvario durato tre anni, combattendo contro la burocrazia dei flussi e dei moduli, con la determinazione del cittadino incredulo che vuole solo risolvere i suoi problemi nel rispetto delle leggi.
Insomma, se non fossi stata animata dalla passione per il mio lavoro, e costantemente aiutata e incoraggiata nel contesto familiare, probabilmente avrei “gettato la spugna”.
Dal mio osservatorio professionale, credo profondamente che tanto talento ed energia che le donne potrebbero dare al nostro Paese vada sprecato proprio per questo motivo: di fronte alla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, molte preferiscono rinunciare o ripiegare su ruoli meno impegnativi. Intendiamoci, fare la mamma a tempo pieno è una bellissima avventura! Ma in una società moderna deve essere una scelta libera e non condizionata dall’impossibilità di vivere serenamente una dimensione professionale diversa.
Se vogliamo che ci sia domani un numero maggiore di “donne al volante”, credo sia necessario incentivare le donne a non rinunciare “forzatamente” alle proprie passioni e ambizioni professionali, attraverso un cambiamento culturale e una politica seria di supporto alla famiglia.
Il resto (passione, entusiasmo ed energia) ce lo mettiamo noi!







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