Cara On Mosca,
le questioni del Suo recente libro le sento “sulla pelle”. Sono una precaria, una di quelle persone che il Ministro Brunetta ha definito con convinzione “la parte peggiore dell’Italia”. Sono precaria da sempre, come buona parte della mia generazione e temo anche le prossime a venire.
Negli ultimi tre anni, mentre investivo sulla mia famiglia e mettevo al mondo mia figlia, ho fatto tutti i concorsi immaginabili. E mentre Brunetta affermava che avrebbe mantenuto entrambi gli stipendi (di ministro e di sindaco) se fosse diventato primo cittadino di Venezia, io ero (insieme ad altri 5.798 precari) a provare l’esame scritto di un ennesimo concorso, seduta sui gradoni di una grande palestra di Bologna all’ottavo mese di gravidanza. Era un concorso a cui bastava un diploma e a provarci, come me, c’erano tanti dottori di ricerca con master all’estero.
L’Italia peggiore la stiamo vedendo noi da troppo tempo e si concretizza nella scena raccapricciante di uno stanco trenino a villa Certosa, che fa invidia anche al miglior Boccaccio (non me ne vogliano i letterati, capisco la differenza tra l’erotismo bucolico del tempo e Berlusconi con la sua pompetta).
Attenzione. Lo squilibrio tra chi “ha visto un bel mondo” e le nuove generazioni, in particolare le giovani madri, sta diventando troppo importante per non metterci subito mano.
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Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.
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