Alessandra. Educazione e pari opportunità

Politiche di genere, pari opportunità, quote rosa… ogni volta che ho sentito questi termini, mi sono sempre chiesta il motivo di tanta attenzione. La mia percezione del problema è sempre stata limitata, nonostante all’Università mi sia iscritta ad una facoltà a forte presenza maschile e per lavoro frequenti ambienti decisamente maschili come i cantieri, e vi assicuro che metter piede in un cantiere fresca di laurea non è proprio una passeggiata! La difficoltà di conquistare credibilità e fiducia però io l’ho attribuita più alla giovane età che al genere, non ho mai “subito” la maggioranza maschile dei miei colleghi, perché ciò che faceva la differenza erano le capacità, l’intraprendenza, la voglia di fare. Certamente sono stata anche fortunata ad aver incontrato persone incuranti del fatto che fossi donna o uomo, ma è altrettanto vero che molto è dovuto all’atteggiamento con cui ci si pone: non ho mai vissuto la mia femminilità come un limite e non mi sono mai sentita vittima di un sistema maschilista.
Tutto ciò lo devo all’educazione e all’esempio ricevuti: i miei genitori sono commercianti, entrambi seguono il negozio in modo interscambiabile, qualsiasi attività – dalla gestione dei clienti, agli ordini ai fornitori, all’amministrazione – viene svolta sia da mia madre che da mio padre senza alcuna differenza, non ci sono mai state mansioni solo per mia mamma, perché donna o, al contrario, affidate a mio padre perché considerate più maschili, ricordo spesso mia madre al volante del furgone per andare a scaricare della merce.
Io e mio fratello siamo cresciuti vedendo i nostri genitori svolgere il proprio lavoro con fatica e impegno, ma sempre alla pari e ugualmente siamo stati allevati: non ci sono state differenze tra me e Roberto (mio fratello), a entrambi sono state offerte le medesime opportunità di studio, sport e viaggi, gli orari di rientro alla sera erano uguali e le preoccupazioni per la prima vacanza senza famiglia, erano legate più al distacco che non al fatto che fossi una ragazza sola in giro per il mondo.
Proprio per questo credo che sia fondamentale un sistema educativo all’altezza del suo compito, con insegnanti qualificati, preparati e consapevoli dell’importanza del loro ruolo. Vorrei sentir parlare di quote azzurre per i maestri delle scuole materne ed elementari così da offrire un punto di vista non solo materno e femminile a bambini che si trovano in un periodo evolutivo importantissimo.
Se si riuscisse ad abituare le generazioni future a considerare normale un mondo dove non importa se nasci maschio o femmina, se sei cattolico o musulmano, forse avremmo qualche possibilità in più di migliorarci. Dovremmo tutti imparare a guardare oltre il sesso, il colore, il credo, il ceto per vedere il valore reale di chi ci circonda.

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Google
  • TwitThis
  • E-mail this story to a friend!

0 Responses to “Alessandra. Educazione e pari opportunità”


  1. No Comments

Leave a Reply