Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

Archive for the 'storie e racconti' Category

Giovanna e MariaGiovanna. L’identità femminile tiene insieme razionalità e creatività

Ho due nomi e due identità: Giovanna Gatti è senologa e comunicatore scientifico all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, supervisore scientifico della Fondazione Veronesi per il progresso delle scienze, MariaGiovanna Luini è scrittrice e ha pubblicato romanzi e racconti. Per fortuna, essere ormai completamente doppia nella professione e nel nome non comporta la scissione dell’essere donna. Anzi, l’identità femminile serve a tenere insieme la razionalità del medico ricercatore e la creatività, il disequilibrio (positivo) della scrittura. Essere donna è valore aggiunto assoluto, è ciò che sono: nelle mie professioni ha senza dubbio aiutato aggiungendo sensibilità ed empatia. Per entrare in relazione con le donne che soffrono per un tumore al seno non ho bisogno di studi psicologici, so cosa provano e ne conosco paure e speranza: riesco a comprendere i loro bisogni perché sono anche i miei, perfino negli ambiti che in teoria non dovrei conoscere. Lo stesso accade con i lettori dei miei libri: il tratto femminile dell’empatia e della sensibilità aiuta a percepire le aspettative, i tormenti, la fragilità. Capita che si dica che i miei romanzi fanno sentire pienamente compresi, descrivono emozioni e sentimenti che la gente vive in prima persona: amo la “normalità” letteraria, la sensazione che la femminilità mi regali il sesto senso per scrivere storie che si leggono con umana partecipazione. Certo, essere donna diventa un limite quando il gioco si fa alto: la donna sfiora la vetta ma difficilmente la conquista con la medesima scioltezza dell’uomo. Non è interlocutore unico nella dirigenza, deve lottare il doppio per arrivare alla direzione di reparti chirurgici. Quando mi sono specializzata in Chirurgia Generale ho incontrato donne che, come me, studiavano per diventare chirurgo: alcune non avevano accesso alla sala operatoria, dovevano solo compilare cartelle cliniche in reparto senza toccare il bisturi. Sorrido con amarezza se penso all’aiuto che vorrei dalla politica al mio essere donna: si rischia l’ovvio e si cade nella retorica. Solo un piccolo esempio di aiuto possibile, comunque. Andiamo a contare le laureate in Medicina specializzate in Chirurgia negli ultimi anni, poi contiamo le titolari di cattedra e direttori e vicedirettori di reparto chirurgico, suddividendo l’analisi in “chirurgia maggiore” e “minore”. Contiamo il numero di chirurghi donna che ha potuto avere più di un figlio senza perdere priorità in carriera o guadagnare turni massacranti e impossibili da sostenere, o diffide più o meno palesi alla procreazione. Le decisioni politiche saranno conseguenti.