Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

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Carla. Tanta tenacia e passione per supreare le difficoltà e realizzare i propri sogni

Sono Carla Bassu, sono nata a Sassari il 20 settembre 1979. Da un anno sono uscita dalle sabbie mobili del precariato accademico, vincendo un agognato concorso che ha fatto di me una ricercatrice strutturata dell’Università italiana. Per gli standard nazionali, alla mia età, sono una baby-prof, in realtà l’anomalia non dovrei essere io ma il gran numero di studiosi impegnati a tempo pieno nella ricerca pubblica che resistono a lavorare nell’instabilità, con contratti a breve termine, spesso gratuitamente.

Nel mio percorso ha avuto un ruolo decisivo la mia testardaggine di sarda d.o.c. che mi ha spinto oltre gli ostacoli, impedendomi di lasciarmi andare alla stanchezza o di arrendermi di fronte alle inevitabili delusioni. Ma sono anche consapevole di essere una privilegiata. La mia prima fortuna è la mia famiglia, grande, in tutti i sensi che mi ha cresciuta in un clima stimolante, di dialoghi alla pari e risate.

La scelta che ha influenzato il corso della mia vita è stata quella di partire, a sedici anni, per un semestre di studi in Australia. È stata una decisione presa in autonomia, sostenuta solo da mia madre, che ha creduto nella mia convinzione. Per la prima volta mi sono trovata sola, senza la rete protettiva degli affetti, ad affrontare la sfida spaventosa ed entusiasmante di un mondo estraneo, per il quale non ero la figlia di, la sorella di, la nipote di ma solo Carla, l’italiana. Mi sono scontrata contro il pregiudizio ed è stata una batosta dura e inaspettata perché fino a quando sono rimasta avvolta nell’ovatta familiare non sono mai stata sfiorata dal sospetto che essere donna potesse essere motivo di discriminazione. Ma la voglia di farcela ha prevalso; in Australia ho capito che “volere è potere” e sono diventata grande.

Dopo la laurea un professore illuminato, che è diventato il mio Maestro, mi ha spinto ad approfondire lo studio della materia che più mi aveva appassionato durante l’Università. Così è cominciata la salita: prima il dottorato, a Siena, tre anni duri e ricchissimi. Contemporaneamente ho cominciato la pratica legale, a Sassari, avviando un ponte aereo tra l’isola e il continente che prosegue tutt’ora. Poi i lavori a progetto, i contratti di docenza, le collaborazioni, le attese e - soprattutto - l’incertezza, il timore di deludere le aspettative di chi ha creduto in me, la paura di perdere la sfida con me stessa.

Negli ultimi sette anni ho vissuto e lavorato tra Sassari, Siena, Roma, Milano, Bologna, Napoli, ho trascorso periodi di studio a New York e Brisbane. Ho vissuto in “appartamenti” di 18mq, in case ai limiti dell’abitabilità, pagando affitti spropositati. Eppure non ho mai smesso di sentirmi privilegiata, perché conscia che il mio lavoro e la mia determinazione non sarebbero valsi a nulla senza il sostegno emotivo ed economico dei miei genitori. Sono loro, non lo Stato, che hanno «rimosso gli ostacoli di ordine economico e sociale che impedivano il pieno sviluppo della mia personalità» e mi hanno consentito di realizzare il mio sogno professionale.

Oggi posso dire che il diritto costituzionale è diventato il mio mestiere. È una cosa che mi riempie di felicità ed è uno stato d’animo che non può e non deve essere sminuito dai sorrisi paternalisti di chi vede in me una ragazzina e non una costituzionalista.

Alla politica chiedo un’azione positiva che porti alla realizzazione dell’uguaglianza sostanziale tra uomo e donna. Vorrei un impegno serio da parte della classe governante, volto alla concretizzazione delle pari opportunità nel mondo del lavoro, della famiglia e della politica. Dalle istituzioni mi aspetto la costituzione di un sistema di servizi che allevi la mole di lavoro delle donne italiane, sulle quali, oltre alle attività extradomestiche, gravano le incombenze casalinghe e la cura dei familiari, bambini e anziani. Io ho l’esempio eccezionale di mia madre che ha saputo conquistare una carriera brillante riuscendo a essere presente per noi figlie. Ma questo è stato possibile con grandi sacrifici e grazie alla presenza di una rete di solidarietà quasi interamente femminile, fatta di sorelle, cognate, amiche, nonni. In Italia il principale ammortizzatore sociale resta la famiglia e questo non è giusto: il decisore pubblico non può limitarsi a una funzione sussidiaria rispetto alle risorse individuali ma deve agire da protagonista nell’attivazione di percorsi che favoriscano la valorizzazione delle donne in tutti i settori della società.