Da Style.it, 7 luglio 2011
Intervista a cura di Barbara Rivoli
Si intitola Senza una donna - Un dialogo su potere, famiglia, diritti nel Paese più maschilista d’Europa (Add ed., 14 €), ed è firmato da Alessia Mosca, deputato PD, e Flavia Perina, ex direttrice del Secolo d’Italia, in quota a Futuro e Libertà.
Già in libreria e con una sua pagina Facebook che segnala fra l’altro le presentazioni pubbliche, è una riflessione a due voci (politicamente contrapposte) sui temi che ci coinvolgono tutte, ora più che mai: conciliazione fra famiglia e lavoro, il rapporto con il potere, le pari opportunità negate. Partendo da storie concrete e quotidiane, raccolte attraverso il progetto Donne al volante, le due deputate ragionano contro ogni stereotipo per uscire da un’impasse che non è più “solo” una questione femminile, ma riguarda tutta la società. Come ci dicono in questa intervista.
Cosa sono le pari opportunità oggi (ammesso che esistano)?
Flavia Perina: «Le pari opportunità oggi sono di fatto cancellate dalla indisponibilità di servizi che sollevino la donna dal lavoro di cura dei figli o degli anziani. Le aziende sono consapevoli del fatto che sulla donna gravano responsabilità extralavorative molto pesanti e tendono sempre più a scartare le collaborazioni femminili. La cosiddetta flessibilità e la diffusione su larga scala del precariato peggiorano questa situazione: il mercato tende a privilegiare chi non ha problemi di orari, spostamenti, turni. Cioè gli uomini».
Alessia Mosca: «Sono condizioni personali, familiari, sociali, economiche, culturali per cui tutti abbiano le stesse possibilità di realizzare pienamente se stessi. In questo senso, dire che le pari opportunità siano pienamente o anche parzialmente raggiunte è negare l’evidenza. E non solo dal punto di vista delle differenze tra uomini e donne. Non ci sono pari opportunità neppure per chi non viene dalla famiglia giusta, per chi non ha mezzi economici, per molti giovani che stanno per entrare nel mercato del lavoro, per chi viene da un paese straniero. E l’elenco potrebbe continuare».
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La legge sulle quote rosa approvata la scorsa settimana riceve il plauso anche dall’Europa. l’ANSA riporta la notizia del commento della Commissaria europea Viviane Reding:
BRUXELLES, 1 LUG - ‘La nuova legge italiana é una vera vittoria per le donne e per l’Europa. Nelle grandi imprese europee un’impresa su tre non ha nessuna donna nei consigli di amministrazione’. È quanto ha affermato la commissaria Ue Viviane Reding, commentando il voto di martedì scorso sulle quote rosa.
‘Il voto al Parlamento italiano ha dimostrato che l’Europa è pronta ad affrontare questa situazione’, ha aggiunto Reding, congratulandosi ‘calorosamente’ con Lella Golfo e Alessia Mosca ‘che hanno difeso questa causa e che sono all’origine di questa legge’. ‘Questa vittoria è una vittoria per l’Italia e per l’Europa‘, ha concluso la commissaria Ue.
L’aula della Camera ha definitivamente approvato la normativa in base alla quale i Cda dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 (20% nel primo mandato) e da un terzo dal 2015 (il 33,3% nel secondo mandato).(ANSA).
W quote rosa per progredire, di Alessandra Zendron, Le Protagoniste, 06/07/2011
Quote rosa: la Juventus batterà il calcio d’inizio, di Maria Silvia Sacchi, Le Protagoniste, 05/07/2011
Quote rosa: Deutsche Telekom mantiene le promesse. Due donne nel board, Key4biz, 05/07/2011
Lo conferma un sondaggio pubblicato qualche tempo fa da InfoJobs e lo sottolineano, in un certo senso, notizie “sconcertanti” come quella di fine giugno riguardante la decisione presa dall’azienda MaVib di Inzago (nel milanese) di licenziare solo le donne - “Così stanno a casa a curare i figli”, la motivazione addotta.
La ricerca di InfoJobs mostra come il 90,91% dei candidati intervistati sia convinto che le donne con figli siano ancora penalizzate in termini di carriera, ruolo e retribuzione. Il 34,5% dichiara di aver rinunciato al lavoro per rimanere a casa a badare alla famiglia (percentuale in aumento rispetto agli anni passati).
Riportiamo il rapporto della società di recruiting che dipinge una realtà davvero nera per le donne, costrette a scelte forzate da un clima e una cultura chiusa e poco propensa ad accettare il cambiamento di ruoli e posizioni anche all’interno della famiglia.
Le “mamme al lavoro”: ancora tante rinunce per chi cerca di conciliare vita professionale e familiare
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Cara On Mosca,
le questioni del Suo recente libro le sento “sulla pelle”. Sono una precaria, una di quelle persone che il Ministro Brunetta ha definito con convinzione “la parte peggiore dell’Italia”. Sono precaria da sempre, come buona parte della mia generazione e temo anche le prossime a venire.
Negli ultimi tre anni, mentre investivo sulla mia famiglia e mettevo al mondo mia figlia, ho fatto tutti i concorsi immaginabili. E mentre Brunetta affermava che avrebbe mantenuto entrambi gli stipendi (di ministro e di sindaco) se fosse diventato primo cittadino di Venezia, io ero (insieme ad altri 5.798 precari) a provare l’esame scritto di un ennesimo concorso, seduta sui gradoni di una grande palestra di Bologna all’ottavo mese di gravidanza. Era un concorso a cui bastava un diploma e a provarci, come me, c’erano tanti dottori di ricerca con master all’estero.
L’Italia peggiore la stiamo vedendo noi da troppo tempo e si concretizza nella scena raccapricciante di uno stanco trenino a villa Certosa, che fa invidia anche al miglior Boccaccio (non me ne vogliano i letterati, capisco la differenza tra l’erotismo bucolico del tempo e Berlusconi con la sua pompetta).
Attenzione. Lo squilibrio tra chi “ha visto un bel mondo” e le nuove generazioni, in particolare le giovani madri, sta diventando troppo importante per non metterci subito mano.
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Il giorno dopo l’approvazione a larga maggioranza della legge Golfo-Mosca sull’introduzione delle quote di genere nei cda delle società quotate, i giornali rilanciano la notizia. Ne riportiamo alcuni utili per dare un’idea delle diverse prese di posizione, dei commenti a caldo e anche delle specifiche che riguardano il provvedimento appena approvato.
Per completezza ci pare giusto segnalare anche gli interventi di Alessia Mosca e Lella Golfo, intervenute ieri in Aula durante la discussione su quella che stava per diventare legge.
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Da Il sole 24 Ore, 28 giugno 2011
Di Nicoletta Cottone
Via libera definitivo e bipartisan alle quote rosa nei consigli d’amministrazione delle società quotate. In base a questa legge, approvata con 438 sì, 27 no e 64 astenuti, i cda dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015. In Commissione il Governo aveva presentato una proposta di modifica che è stata avversata da esponenti della maggioranza e dell’opposizione. La proposta di legge era già stata approvata dalla Camera il 2 dicembre 2010 e modificata dal Senato il 15 marzo 2011. Pdl e Pd hanno indetto due conferenze stampa distinte, con le prime firmatarie della legge Lella Golfo (Pdl) ed Alessia Mosca (Pd).
Sanzioni fino a un milione di euro per chi non rispetta le regole
D’ora in poi nella composizione degli organi di amministrazione (consiglio di amministrazione o consiglio di gestione) e di controllo (collegio sindacale o consiglio di sorveglianza) delle società quotate sui mercati regolamentati, al genere meno rappresentato dovrà essere riconosciuto almeno un terzo dei posti. In caso di mancato rispetto della norma sull’equilibrio di genere ai fini della nomina dei componenti del consiglio di amministrazione o del consiglio di gestione delle società quotate è stato introdotto al Senato un meccanismo sanzionatorio. In prima istanza sarà compito della Consob emettere una diffida nei confronti della società che non abbia rispettato le regole, affinché si adegui entro il termine massimo di quattro mesi. In caso di inottemperanza è prevista una sanzione pecuniaria amministrativa piuttosto salata, da 100mila euro a un milione di euro, secondo criteri e modalità che saranno stabiliti da un regolamento Consob.
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