Mi chiamo Camilla, ho 36 anni, sono sposata con Sergio da dieci anni e abbiamo due figli: Andrea di 8 anni e Valentina di 3 anni.
Viviamo in una bella cittadina del nord, “a misura di bambino” secondo le statistiche nazionali….e chissà quali sono i parametri utilizzati per queste statistiche, considerato il fatto che mia figlia non ha trovato posto alla scuola materna per il prossimo anno scolastico!
Quando a gennaio ho fatto la pre-iscrizione alla scuola materna, ho dovuto compilare un modulo in cui, in base alle risposte, ottenevo un punteggio che sarebbe servito a mia figlia per entrare in graduatoria. Tra i fattori chiave, la presenza di figli con handicap, il numero dei componenti del nucleo familiare, l’eventuale frequenza di altri figli nella scuola, se entrambi i genitori lavorano, se si è genitori single con figli a carico, se si è residenti nello stesso quartiere della scuola, ecc. ecc.
Io ero abbastanza fiduciosa, perché sia io che mio marito abbiamo un lavoro, viviamo nello stesso quartiere dell’asilo e abbiamo un altro figlio.
E invece nulla! Al momento della pubblicazione della graduatoria ho scoperto che mia figlia era ventesima in lista d’attesa. Per me è stata come una doccia fredda, quando poi ho realizzato che la nuova classe era composta quasi esclusivamente da stranieri e che in lista d’attesa c’erano solo italiani mi sono sentita discriminata, e per giunta al mio Paese.
Continue reading ‘Camilla. Un paese democratico? Faccio fatica a crederci ancora’
Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.
L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.
Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!
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La proposta di scrivere il racconto della mia vita mi ha po’ scombussolata, anche perchè a 73 anni è abbastanza difficile essere obiettivi su se stessi. Ho imparato dai miei tanti errori che nella vita bisogna cercare di esser pratici e a me inguaia il fattore tempo. Per capire il senso faccio un esempio: prendiamo un metro, al punto 0 c’è l’inizio, a 100 spero di non arrivare e quindi levo già qualcosina. Poi da zero arrivo a 73, e levo anche questi: rimarranno 10 o 15 centimetri. Dieci o quindici anni. Che sono i peggiori e francamente spero di non pesare sulle mie figlie. Per il resto, il mio unico pensiero oggi è vederle serene e poi godermi il più possibile i miei nipoti.
Ho passato varie fasi nella mia vita, e abbastanza chiare per come si sono svolte. Figlia unica, nata e cresciuta in una Napoli che non c’è più, da una famiglia normale che si è sempre voluta bene che mi ha regalato un’infanzia serena. Mio padre aveva fatto la guerra e lavorava in banca come ragioniere. Mia mamma veniva da una famiglia del Vomero, persone molto perbene, e quello che faceva era occuparsi della casa e di me. Mi ha mandato alla scuola cattolica e ci teneva che frequentassi persone perbene. Da ragazzina passavo le estati a Capri e avevo tanti amici. Ho perso mio padre presto a venti anni e poco dopo mi sono sposata molto innamorata di un ragazzone che aveva un grande sorriso e tante idee. I primi anni sono stati molto belli, con lui ho conosciuto anche un certo benessere legato al suo lavoro di immobiliarista. Come si dice, eravamo giovani belli e ricchi. E le figlie sono arrivate dopo solo pochi anni.
Continue reading ‘Annamaria. Una casa tridimensionale’
Da una settimana ho dato le dimissioni: dopo 5 anni nello stesso posto di lavoro, tra un mese circa smetterò di fare il “solito” tragitto di 13 kilometri da casa all’azenda che per è stata per me….”il primo lavoro”. Che sia come il primo amore che non si scorda mai? Bhe se così sarà, è stata una storia molto lunga che mi ha portato a maturare e anche a decidere di fare questo passo ora, in questa situazione presente. È arrivato il momento ed è quello giusto! Un po’ come quando gli uccellini crescono e spiccano il volo dal nido: lasciano quello che hanno fino ad allora conosciuto per qualcosa di diverso, richiamati da istinti più grandi di loro verso tutto il cielo che c’è oltre gli scorci visibili tra i rami.
Sono ovviamente preoccupata, ma, visto che comunque mi troverò a lavorare in un nuovo ufficio, con nuovi colleghi e nuove mansioni, grazie anche alla certezza di un contratto stabile quanto il precedente, sono soprattutto elettrizzata per il fatto di scoprire cose nuove e di rimettermi in gioco ora che ancora sono givane e ho la giusta componente di coraggio per farlo. Era da tempo che pensavo di lasciare il “vecchio” posto, non per particolari incomprensioni, ma perché sentivo il desiderio di crescere ancora di più e mi sono resa conto che arrivata a questo punto, lì dentro non sarei andata oltre il livello raggiunto. Da qui il bisogno di cambiare.
Su questo blog ho letto storie tristi e racconti raccapriccianti che per fortuna non ho sperimentato sulla mia pelle. Forse per questo sto vivendo il passaggio con grande serenità, perché sono cresciuta in un ambiente sano che a sentire quello che si dice in giro sono una rarità. E forse sono una rarità anche io! Continue reading ‘Erica. Il momento giusto per cambiare (per crescere ancora)’
Ciao sono Susanna. Sono una donna di 46 anni, sono sposata con Giuseppe e ho quattro figli di 17, 13, 11 e 8 anni. Siamo quella che si dice una famiglia normale, numerosa e vivace.
Da un anno sono tornata a lavorare dopo aver smesso alla nascita del secondogenito, con una breve ripresa prima che nascesse l’ultimo figlio. Per cui ho passato un po’ tutte le fasi della donna italiana contemporanea che si deve arrabattare prima cercandosi un lavoro e confrontandosi con una societa’ maschilista, poi impegnata a correre contro il tempo per preparare il proprio matrimonio nei ritagli di tempo concessi da un impiego trovato a fatica, poi con la necessita’ di far quadrare i conti a fine mese tra mutuo e spese varie. Poi arriva l’attesa per il primo desiderato figlio e senza quasi nemmeno accorgersene se ne fanno altri tre con la stessa contentezza e desiderio.
Giuseppe viene da una piccola famiglia molto tradizionalista, patriarcale. Io invece ho sempre avuto una casa piena di gente, (siamo solo due sorella, ma abbiamo vissuto sin da piccole in una grande cascina insieme alle sorelle e fratelli di mio padre e con altri “inquilini” che riempivano la grande struttura e sono diventati una parte della mia casa anche se non abbiamo lo stesso sangue). Ci siamo conosciuti frequentando il Cai locale, appassionati come siamo entrambi di montagna: li si impara a condividere le fatiche delle passeggiate e la bellezza silenziosa della montagna.
Continue reading ‘Susanna. La mia famiglia? Un caos allegro’
Non mi va di dire il mio nome, vorrei solo raccontare una storia, la mia.
Dico solo che ho quasi 36 anni, sono laureata in scienze naturali.
Il lavoro da qualche anno e’ la preoccupazione maggiore: contratti a tempo, lavori sottopagati o pagati in nero e la rincorsa ad arrivare a fine mese facendo i conti ogni volta che vado al supermercato o nei discount dove trovi le offerte piu’ vantaggiose e puoi cogliere l’occasione con i formati famiglia. Peccato che “in famiglia” siamo solo io e mio marito. Ci siamo sposati presto come succede spesso al sud convinti che sarebbe andata meglio di come era andata ai nostri genitori, contadini e operai. Noi laureati entrambi, quale futuro radioso ci attendeva! Per non gravare sulle economie delle rispettive famiglie al posto della solita cerimonia nuziale con centinaia di invitati abbiamo organizzato una festicciola in campagna, pochi amici e qualche parente piu’ stretto - uno scandalo per tutti gli altri parenti che non invitammo risultato con il definitivo allontanamento gia’ iniziato anni prima.
Partimmo per Napoli, li’ avremmo trovato qualcosa di meglio, ci illudevamo. Dopo soli sei mesi mio marito ricevette una proposta di lavoro a Roma: altro trasferimento per lui. Io aspettai alcuni mesi per terminare il contratto che avrebbe dovuto essermi riconfermato ma venne invece esaurito senza che nemmeno mi venisse comunicato in anticipo. A Roma io non riuscivo ad ambientarmi, per cui cercammo un compromesso: una casetta in affitto alle porte della citta’, piu’ in sintonia con la mia indole. L’esperienza della capitale mi ha portato solo amarezza. Tante promesse e tante false speranze nemmeno poi tanto velate: una donna di 30 anni (e piu’) e pure sposata e pure proveniente da un’altra citta’? Quale garanzia di stabilita’ e di affidabilita’ - mi sentivo ripetere?
Continue reading ‘Senza nome. Scoraggiata e amareggiata’
Mi chiamo Biancamaria Folino e ho 48 anni e, raggiunto questo stadio della mia vita, sono convinta che i guai non arrivino mai da soli e che, come diceva Montale, “Piove sempre sul bagnato”. La mia storia, o meglio gli ultimi cinque anni della mia vita, non mi hanno portato a rinascere, ma a trasformarmi in una fenice, nata e rinata dalle proprie ceneri.
Come ho scritto una volta, io sono nata con la penna tra le dita. Ho sempre scritto e non ho mai trovato un editore che mi pubblicasse senza un sostanzioso “obolo” che mai veniva risarcito dagli introiti. Ci ho quindi rinunciato, convinta che se lo scrittore mette in gioco se stesso e le proprie capacità, oltre alla propria poetica, l’editore dovrebbe almeno metterci i costi di stampa. Ho messo tutto in un cassetto e ho iniziato a fare altro, a cercare un lavoro.
Per 15 anni mi sono data al giornalismo, per la precisione alla cronaca locale e ho accumulato una certa esperienza che mi ha sempre fatto ben vedere tra i direttori delle testate: lavoravo senza sosta e senza un lamento e mi accontentavo di quel poco che mi davano. Nei paesi dove lavoravo le vendite aumentavano del 10 per cento annuo e dopo qualche anno conoscevo alla perfezione la macchina editoriale delle testate locali. I giornali e periodici della Brianza li ho bazzicati tutti, con tutti ho collaborato fino al sospirato contratto arrivato nel 2005 che è stato l’inizio della fine della mia professione. Quell’anno ho vissuto l’inferno del mobbing per il quale nemmeno un Tribunale ha gli strumenti per tutelare chi ha subito. Un’esperienza che ti segna nel profondo, ti devasta. Continue reading ‘Biancamaria. Mi sono trasformata in una fenice’
Ciao! Mi hanno dato il nome di Donatella quando sono nata perché mia madre era convinta di aver ricevuto un dono: lei donna di ormai quasi 40 aveva avuto la sua prima figlia. (Mi ha sempre raccontato che se fossi stato maschio il nome non sarebbe cambiato molto, sarei stata…Donato!)
Quando ero ragazza mi è sempre sempre sembrata esagerata, la mamma. Dono, regalo, Dio…tutte queste cose qui insomma….poi alla nascita della mia primogenita mi sono resa conto che davvero ti pare un dono! Dopo il (primo) parto a me non importavano più i nove mesi di attesa, le sofferenze e la fatica di portare in grembo un’altra vita che cresce e cresce, ti fa “crescere” di peso e di responsabilità e ti scombussola quando arriva perché è un uragano! Ma poi è proprio vero…ti dimentichi del tutto e…riesci a fare altri due figli quasi senza pensarci…che se no mica ci rimetteremmo noi donne a farne altri!
A parte Clara, la primogenita, in casa sono circondata da maschi: Tommaso e Giacomo, il piccolino di casa, e Maurizio, il mio compagno. Le nostre quattro mura sono sempre un andirivieni di gente, di amichetti e di cugini/e come fosse una cascina d’altri tempi dove si viveva tutti insieme e si cresceva imparando a condividere spazi, giocattoli, esperienze, responsabilità. In una casa piena di attività da quando fa chiaro alla sera tardi per quello che posso cerco di tenere tutto sotto controllo e di sistemare al meglio, ma seguire le agende dei tre “padroni di casa” - come li chiamo io per schernirli quando si impuntano sul fare o ottenere certe cose - è quasi impossibile senza trascurare un po’ i mestieri più grossi, le commissioni, le sedute dal parrucchiere…. Continue reading ‘Donatella. Quello che non ti aspetti’


