Mi chiamo Maddalena e sono una mamma fortunata.
Sono una mamma fortunata, perchè ho un figlio bello e sano. Sono fortunata, perchè ho potuto scegliere con mio marito di avere un figlio prima dei 30 anni. Sono fortunata, perchè mio figlio è nato con parto naturale, in un ospedale pubblico a 5 km da casa, dotato di un reparto di maternità altamente qualificato.
Sono una mamma fortunata perchè l’azienda presso la quale lavora mio marito gli ha concesso di godere una parte delle ferie in occasione della nascita di nostro figlio, ed ho potuto averlo accanto nelle mie prime due settimane da mamma.
Sono fortunata perchè nella prima settimana dopo la dimissione dall’ospedale ho ricevuto la visita di un’ostetrica inviata dal consultorio della mia ASL per verificare lo stato di salute mio e di mio figlio. Sono fortunata perchè mio figlio ha una pediatra “di base”.
Sono una mamma fortunata perchè ho un contratto di apprendistato che mi ha garantito il 100% della retribuzione durante il periodo di astensione obbligatoria. Sono fortunata perchè grazie allo stipendio di mio marito ho potuto scegliere di usufruire anche dell’astensione facoltativa.
Sono una mamma fortunata perchè quando riprenderò il lavoro mio figlio starà con mia madre, che è giovane, in salute e pensionata. Sono fortunata perchè, se lo desidero, posso iscrivere mio figlio all’asilo nido comunale, che ha posti disponibili e rette commisurate al reddito.
Sono una mamma fortunata, ma molte di queste fortune forse dovrebbero essere garantite a tutte e chiamarsi “diritti”…
Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.
L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.
Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!
Archive for the 'storie e racconti' Category
Cara On Mosca,
le questioni del Suo recente libro le sento “sulla pelle”. Sono una precaria, una di quelle persone che il Ministro Brunetta ha definito con convinzione “la parte peggiore dell’Italia”. Sono precaria da sempre, come buona parte della mia generazione e temo anche le prossime a venire.
Negli ultimi tre anni, mentre investivo sulla mia famiglia e mettevo al mondo mia figlia, ho fatto tutti i concorsi immaginabili. E mentre Brunetta affermava che avrebbe mantenuto entrambi gli stipendi (di ministro e di sindaco) se fosse diventato primo cittadino di Venezia, io ero (insieme ad altri 5.798 precari) a provare l’esame scritto di un ennesimo concorso, seduta sui gradoni di una grande palestra di Bologna all’ottavo mese di gravidanza. Era un concorso a cui bastava un diploma e a provarci, come me, c’erano tanti dottori di ricerca con master all’estero.
L’Italia peggiore la stiamo vedendo noi da troppo tempo e si concretizza nella scena raccapricciante di uno stanco trenino a villa Certosa, che fa invidia anche al miglior Boccaccio (non me ne vogliano i letterati, capisco la differenza tra l’erotismo bucolico del tempo e Berlusconi con la sua pompetta).
Attenzione. Lo squilibrio tra chi “ha visto un bel mondo” e le nuove generazioni, in particolare le giovani madri, sta diventando troppo importante per non metterci subito mano.
Continue reading ‘Cristina. Sono una precaria. Da sempre’
Se andate a cercare su you tube alla voce donne al volante arrivano video un po’ da tutto il mondo in cui donne al volante di enormi macchine monovolume cercano di parcheggiare o ritirare biglietti alla sbarra del parcheggio con l’esito quasi matematico di sfasciare colonnine, sfondare porte e bandoni o strisciare le fiancate delle auto.
Il più esilarante è quello in cui due donne sono parcheggiate nell’area di sosta di un supermercato l’una vicino all’altra: la prima per aprire lo sportello inevitabilmente lo sbatte sulla fiancata della seconda, la quale la redarguisce. Irritata dal rimprovero la prima donna ripete il gesto. La seconda a sua volta abbandona la parola per agire: ripete il gesto sbattendo lo sportello della sua auto contro la fiancata della prima donna, ma con una dose di energia maggiore.
La prima, stupita da tanto coraggio e impertinenza, torna all’attacco, al che la seconda donna finisce per sbattere ripetutamente sulla fiancata altrui il proprio sportello, fino a danneggiarlo visibilmente. Ma ormai la battaglia è aperta. Montate in auto le due donne non si lanciano in un inseguimento virile a suon di pestate sull’acceleratore. Piuttosto iniziano una partita di scacchi in cui ogni mossa è un botta con la propria macchina su quella della rivale. E la fine è geniale perché le due auto semidistrutte si lanciano l’una verso l’altra a velocità minima per fermarsi prima di essersi toccate.
Continue reading ‘Beatrice. Tutto il valore delle battaglie per le donne’
Dopo qualche giorno di interruzione per dare spazio alle prime presentazioni del libro “Senza una donna” e ad alcune pubblicazioni sui giornali che ne sono seguite, diamo ancora spazio alle storie di donne. C’è ancora tempo per mandare le proprie storie, che verranno pubblicate su questo blog.
Buona lettura!
Storia di Elisabetta Gualmini
Professore Ordinario di Scienza Politica Università di Bologna
Sono Elisabetta e ho 42 anni. Mi ritengo piuttosto fortunata, perché pur non provenendo da una famiglia borghese e particolarmente benestante (ma che non mi ha fatto mancare l’affetto e le risorse essenziali per crescere), sono riuscita a raggiungere obiettivi professionali importanti. Forse è stata la mia caparbietà e la mia cocciutaggine. Oppure il mio voler afferrare quell’ascensore sociale che negli anni Novanta ancora funzionava e ti faceva davvero prendere il volo se lo desideravi con determinazione. Ho studiato e faticato molto nella mia vita, perché sono sempre stata convinta che solo con un sacrificio costante e incessante avrei potuto competere alla pari di chi aveva più risorse o occasioni di me, e così nei miei vent’anni rinunciavo volentieri ad uscire al sabato o alla domenica come facevano le mie amiche per rimanere a casa a studiare/leggere/scrivere.
Continue reading ‘Elisabetta. Con sacrificio e determinazione’
Mi chiamo Gisella, ho 41 anni.
Sono una donna dalla vita normale. Sono sposata con mio marito da ormai quasi 13 anni, ho un figlio (Giacomo), lavoro per contribuire al bilancio familiare e anche perché mi piace il lavoro che faccio, ho molti hobby e mi piace molto passare tempo con le amiche come momento di condivisione e di “sfogo” dalla routine quotidiana. Viviamo in una città che sia io che Fabrizio amiamo, Parma, e dove abbiamo comprato, finalmente dopo tanti anni di affitto, una casetta, abbastanza vicino alla scuola di Giacomo, un po’ più lontano dal mio ufficio rispetto a come ero abituata quando stavamo più in centro.
Abbiamo scelto con grande attenzione dove comprare casa, conosciamo bene la città anche se né io nè mio marito siamo nati qui e credo che sia anche per questo che abbiamo cercato appositamente un luogo che sentissimo accogliente, ospitale prima che un posto prestigioso o centrale.
Oggi che mio figlio è abbastanza grande da potersi gestire abbastanza in autonomia gli spostamenti quotidiani, soprattutto per andare e tornare da scuola o dalla palestra dove si allena, mi rendo conto che ho fatto la scelta più azzeccata: sono tranquilla quando esce di casa e può muoversi a piedi attraversando strade che conosco e dove c’è anche un controllo sociale davvero impagabile da parte dei vicini, dei negozianti, delle persone che vivono in città.
Continue reading ‘Gisella. Quelle condizioni limitanti per le donne italiane’
Mi chiamo Sofia (non è il mio vero nome, ma mi sarebbe piaciuto che lo fosse) e faccio la disoccupata!
Ho quasi 30 anni (questa è la mia vera età), ho finito l’università da tempo orami e tre anni fa mi sono iscritta a un corto professionalizzante per colmare la mia passione e sperare in un lavoro.
Finito il corso che mi impegnava tutti i fine settimana portandomi a oltre 50 chilometri da casa mia ogni volta, senza poi contare lo studio e la ricerca del materiale per prepararmi agli esami periodici di valutazione….e senza contare nemmeno i periodi non retribuiti di tirocinio obbligatori ogni anno quasi sempre cercati direttamente da me e con l’intervento della scuola (di livello regionale) solo successivo per validare le ore spese a “imparare il mestiere”, anche questi spesso molto lontani dalla mia città di residenza.
Anni di grandi sacrifici anche economici, in un primo tempo supportati da un seppur magro stipendio che accumulavo lavorando in un bar le sere e tutte le volte che qualche altra ragazza si ammalava e la potevo sostituire per prendere qualche euro in più. A un certo punto..è finito anche quello. La crisi - mi hanno detto - ci farà chiudere prima o poi. E così anche lì la scelta è stata di prediligere la fidanzata del capo sulle altre che si erano impegnate da più tempo, erano sempre state disponibili, avevano oggettivamente più necessità di lavorare!
Continue reading ‘Sofia. Qui dove ci sono solo porte chiuse’
Mi chiamo Rosalba, lavoro in un salone di bellezza e ho due figlie di 18 e 13 anni, nate durante un primo matrimonio (d’amore!), e una terza figlia di 6, figlia del mio secondo compagno (il secondo grande amore della mia vita). Quando mi sono messa a scrivere questo pezzo di storia, mi sono resa conto che non sapevo bene come presentarmi, infatti sono mamma, ma sono anche vedova…e “compagna”, partner o come si vuole. A me le classificazioni non sono mai venute molto bene. Non sono tanto capace di farle, forse perché non ho studiato tanto? ![]()
A me la scuola non è mai piaciuta, mi sono innamorata presto del…trucco. Amavo colorare le mie bambole e per fortuna ho avuto una famiglia che ha assecondato questa propensione. Ho fatto la scuola apposita e sono entrata nel mondo del lavoro molto presto. Erano altri tempi anche per il mio settore che ancora offre posti di lavoro a tante ragazze con voglia di fare. In più si tratta di un settore decisamente femminile: i maschi, se ci sono, sono i proprietari, gli amministratori, o i “grandi capi” con i quali in genere non si spartisce tanto o non si lavoro direttamente insieme.
Continue reading ‘Rosalba. Migliorare i luoghi e sensibilizzare le persone’


