Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

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Potere e pari opportunità, ma anche disoccupazione e problemi di conciliazione

Durante la puntata di ieri, 15 giugno, di COFEE BREAK, programma di La7, Alessia Mosca e Flavia Perina partendo dai tanti spunti offerti dal libro scritto a quattro mani “Senza una donna”, hanno discusso di tematiche femminili: dal tema della maternità ai problemi di conciliazione, dalla situazione attuale delle donne in Italia a possibili dinamiche future e futuribili.

Coffee Break, La7, 15 giugno 2011[/caption]

«Ora lavoriamo per sradicare il velinismo nel paese»

Da Il Futurista, mercoledì 15 giugno 2011
Di Lina Urbani

Se è la politica a determinare le svolte sociali, il nostro paese ha bisogno di guardare in faccia la realtà senza ipocrisie e di cambiare. Due parlamentari di opposta provenienza, Alessia Mosca del Partitodemocratico e Flavia Perina di Futuro e libertà, hanno deciso di confrontarsi sul tema del femminile, superando le dicotomie tra destra e sinistra, per raccontare lo spazio negato alle donne e trovare soluzioni. Ne è uscito un libro Senza una donna. Un dialogo su potere, diritti, famiglia, nel paese più maschilista d’Europa edito da ADD. Perché in Italia le donne non sono ai posti di comando, perché il potere le sfiora soltanto, perché sono una minoranza che non riesce ad accedere ai luoghi del potere. Perché senza le donne, l’Italia è destinata all’assenza di prospettive e a ritrovarsi immobile di fronte alle sfide dei prossimi anni.

Famiglia, potere, maternità, leadership, media, punti di vista differenti, voci che si alternano, ma soprattutto soluzioni, al di là delle ideologie. Perché le donne, come Flavia e Alessia, non vogliono più essere “bottino di guerra tra opposti machismi”, a partire dal Parlamento. «Sono necessari atti esemplari», sostiene Alessia Mosca e proprio con lei, co-promotrice della legge per le quote femminili nei CdA delle aziende quotate in borsa, abbiamo parlato di che cosa occorre fare per ridare dignità alle donne.
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«”Senza una donna”, intervista alle autrici»

Woman’s Journal

9 giugno 2011, di Laura Preite
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«”Giù le mani dal malloppo” Battaglia per 4 miliardi delle donne»

Presentati 3 emendamenti per recuperare i fondi nati dall’innalzamento dell’età pensionabile femminile nel pubblico impiego

Da La Stampa, 8 giugno 2011
Di Laura Preite

Sono tre gli emendamenti al Decreto sviluppo depositati in Commissione Bilancio lunedì e che vogliono salvaguardare il tesoretto delle donne: quattro miliardi in dieci anni, che derivano dal risparmio per l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego e che rischiano di andare persi. Infatti, il Governo prima ha destinato i risparmi a misure di conciliazione e per la non autosufficienza (legge 122 del 2010) ma dei 120 milioni del 2010 e 242 del 2011 rimangono solo 40 milioni, come si legge nel Def presentato a Bruxelles.

Non è un’iniziativa di genere, né di parte, come spiega Linda Lanzillotta, deputata del Pdl e cofirmataria insieme a Pd e Idv e Fli del primo dei tre emendamenti. “Omettere la questione dell’occupazione femminile – spiega - è gravissimo, come ha ricordato il governatore uscente della Banca d’Italia Mario Draghi, nella sua relazione finale. Queste risorse, frutto della decisione controversa sull’innalzamento dell’età pensionabile, sono una base consistente per fare politiche di defiscalizzazione del lavoro femminile, a livello di emergenza in Italia, e per politiche di conciliazione tanto più necessarie quanto più si crea lavoro per le donne. Non ci accontentiamo più che questi soldi – continua Lanzillotta - vadano in un fondo generale, ma vogliamo che siano evidenziati in bilancio, così da poter essere monitorati”.
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“Così l’Italia spreca (ancora) il talento delle donne”

Da Corriere della Sera, mercoledì 1 giugno 2011
di Maria Silvia Sacchi

Un incredibile spreco di talenti. Nelle sue ultime considerazioni da governatore della Banca d’Italia Mario Draghi per la prima volta parla apertamente della questione femminile che caratterizza il nostro Paese.
«La scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro è un fattore cruciale di debolezza del sistema», ha detto ieri Draghi, ricordando come le donne si laureino di più e meglio degli uomini, e da tempo non più solo nelle materie umanistiche. Eppure «in Italia l’occupazione femmine è ferma al 46% della popolazione in età da lavoro, 20 punti in meno di quella maschile»; «è più bassa che in tutti i Paesi europei, soprattutto nelle posizioni più elevate e per le donne con figli»; le retribuzioni «a parità di istruzione ed esperienza, sono inferiori del 10% a quelle maschili»; il tempo di cura della casa a carico delle donne «resta in Italia molto maggiore che negli altri Paesi». Aiuterebbero - ha concluso Draghi - «maggiori servizi e una organizzazione del lavoro volti a consentire una maggiore conciliazione tra vita e lavoro, una riduzione dei disincentivi impliciti nel regime fiscale».
Le parole di Draghi arrivano a pochi giorni di distanza dal rapporto annuale dell’Istat che proprio di questa «anomalia» italiana ha fatto il proprio focus. Ma, se è la prima volta che ne parla pubblicamente, chi conosce Draghi sa che questo è un tema che ha ispirato anche la sua attività di governatore. Con lui, per esempio, Anna Maria Tarantola ha guidato la Vigilanza ed è entrata, prima donna, nel direttorio di Bankitalia. E la stessa Tarantola, nella sua prima intervista, al Corriere della Sera, ha indicato le quote di genere come strumento per fare «un favore al Paese, che non può permettersi di avere il 50% di talenti femminile inutilizzato».
Goldman Sachs ha stimato che la parità di genere tra li occupati potrebbe produrre incrementi del Pil (Prodotto interno lordo) del 13% nell’Eurozona e del 22% in Italia e nei Paesi più lontani dall’uguaglianza. Oltre ad agire da volano per occupazione aggiuntiva (per servizi sociali, lavori domestici, ecc). Gli studi dicono, inoltre che le imprese con consigli di amministrazione misti hanno risultati migliori. Eccolo, lo spreco.
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Carriera o figli? Ufficio o casa? Part-time o telelavoro?

Gente, Inchiesta | Dati allarmanti: una donna su tre lascia per motivi familiari

COSTRETTE A SCEGLIERE TRA CARRIERA E FIGLI O CONDANNATE A FARE LE EQUILIBRISTE TRA UFFICIO PROLE E CASA. COME SUCCEDE ALLE NOSTRE 3 PROTAGONISTE

Da Gente, 7 giugno 2011
Di Rosanna Linguini

Se perfino Hillary Clinton ha giurato che mai avrebbe potuto fare il segretario di stato quando Chelsea era piccola, figuriamoci quant’è dura tenere insieme famiglia e carriera per le altre. Ancor di più se vivono in Italia, non proprio un paese per mamme, come è noto. Non che ce ne fosse bisogno, ma a confermarlo c’è l’ultimo rapporto annuale Istat, con dati che rendono l’idea: una donna su cinque è costretta ad abbandonare lavoro e carriera per ragioni familiari, sorte che è toccata addirittura a una madre su tre. E la causa dell’addio, quasi nella metà dei casi, è la gravidanza: così circa 800mila italiane in questi anni hanno perso il lavoro perché incinta. Licenziate o messe in condizione di doversi dimettere.
Numeri che parlano di datori di lavoro al di fuori della legalità, ma pure di un mercato del lavoro costruito a misura di uomini, che continua a ignorare le esigenze delle donne. Non manicure e parrucchieri, ma figli di cui occuparsi, case da mandare avanti, nonni di cui prendersi cura. Tre quarti di tutto questo, precisa l’Istat, sta sulle spalle delle italiane, che ogni anno “regalano” alle società più di 2 miliardi di ore d’assistenza e cure. Ovvio che poi, per farcela, debbano sgobbare ogni giorno 3 ore e 43 minuti in più dei loro compagni, come rileva l’Ocse. Gratis s’intende. Dovrebbero farci un monumento, e invece… Continue reading ‘Carriera o figli? Ufficio o casa? Part-time o telelavoro?’

Da una uguaglianza formale a una parità sostanziale

Un breve articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore di oggi pone la questione quote in termini di opportunità dirette per le aziende di avere vertici più “in rosa”. Dimostrazione di come sia tempo ora di comprendere l’opportunità di una legge come quella bipartistan Golfo-Mosca, in dirittura di approvazione alla Camera. Si tratta di passare anche culturalmente da un’uguaglianza formale a una parità sostanziale.

Con i talenti al femminile più redditività per le imprese

Da Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2011
Di Monica D’Ascenzo

«Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio e del fornaio che ci aspettiamo il pranzo, ma dalla considerazione che essi fanno il proprio interesse. Noi ci rivolgiamo non alla loro umanità, ma al loro interesse e non parliamo mai a loro delle nostre necessità, bensì dei loro vantaggi». Le parole di Adam Smith potrebbero essere usate oggi per sostenere le quote di genere nei cda. Non si tratta più, infatti, di una rivendicazione “femminista”, quanto piuttosto di una necessità di trovare nuovi motori di crescita economica per le aziende. Il concetto è riassunto nelle parole di Anna Maria Tarantola, vice direttore generale della Banca d’Italia: «Sono convinta che con le quote rosa non faremmo un favore alle donne, ma al Paese, che non può permettersi di avere il 50% dei talenti inutilizzato». E gli studi a supporto non mancano. In particolare un report McKinsey-Cerved ha dimostrato come le società con board al 20% femminili abbiano una redditività migliore di quante non hanno nemmeno una donna nei board.
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