Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

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“I diritti delle donne secondo Flavia Perina e Alessia Mosca”

Da Il Recensore, 25 luglio 2011
Di Alessandra Stoppini
Il sottotitolo di “Senza una donna” di Flavia Perina e Alessia Mosca (Add) è eloquente: Un dialogo su potere, famiglia, diritti nel paese più maschilista d’Europa. Le autrici, parlamentari provengono da differenti schieramenti.
Il loro intento è di chiarire al lettore le ragioni per le quali in Italia il talento delle donne nell’ambito professionale non è sufficientemente valorizzato e quindi va sprecato. In sette capitoli (Femminismo, Maternità, Quote, Leadership, Lavoro, Diritti e Media) le deputate auspicano la necessità d’iniziative politiche che permettano a tutte le donne di conciliare il lavoro con la famiglia. Oltre alle voci delle due autrici nel saggio appaiono quelle delle donne “che ci hanno scritto, inviandoci le loro storie. Sono state raccolte, lette e pubblicate sul sito www.donnealvolante.it, un progetto dell’Associazione TrecentoSessanta”. Ogni capitolo inizia con la testimonianza - diario di ciascuna donna. “È il mio compleanno e per festeggiare mi sono regalata un giorno di ferie”.

Flavia Perina afferma: “Sono le donne a dover prendere in mano il loro destino, riscoprendo la passione della vita della res publica e provando a cambiare il gioco. Non più soggetti passivi di una rappresentanza politica che le ignora (quando va bene), ma cittadine capaci di rivendicare i loro specifici diritti”.
Alessia Mosca tra le altre cose precisaquesto libro, per la sua stessa struttura di dialogo tra persone di area politica diversa che vogliono trovare un terreno comune di confronto e di lavoro, ha la presunzione di rappresentare un minimo passo per la ricostituzione di quel sistema valoriale da cui ci siamo così tanto allontanati”. Le donne hanno nel nostro paese un ruolo marginale “in termini di partecipazione alle decisioni, sia nel mondo politico sia in quello economico e sociale”.
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Quote: un dibattito aperto

Esiste un’alternativa alle quote per garantire la diversità ai posti di comando? Certo alcuni ambiti sono meno “femminili” e tradizionalmente meno interessanti per le professioniste, ma ormai non esistono particolari limiti oggettivi perché anche dove la componente maschile è predominante le donne non si possano affermare al pari dei loro colleghi. Molte volte, troppe volte è davvero solo questione di cultura più che di merito.
Is there an alternative to female quotas for management boards?, di Maggie Berry, WITsend (computerweekly.com/blog), 19/07/2011

È di certo difficile capire nel breve periodo l’effettivo impatto che l’introduzione di quote di genere potrebbe avere nella gestione aziendale. Ma la Norvegia, tra le prime a introdurre una regolamentazione della presenza di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate, inizia ad offrire un primo spiraglio su quanto può essere efficace questa misura, da poco introdotta anche in Italia (seppure con limitazioni e percentuali differenti). In un articolo del Guardian si legge:
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“Il tempo delle donne”

Panorama Economy, 13 luglio 2011
di Gabriella Prioli

E se fosse proprio una donna il nuovo governatore della Banca d’Italia? Nel risico per la successione a Mario Draghi, il potentissimo vicedirettore Anna Maria Tarantola appare già ora come una candidata credibile.

Fin qui i boato romani. Il potere femminile esiste ed è in marcia, in Italia e nel mondo. E la settimana scorsa potrebbe entrare negli annali come la pink week del nostro tempo. Prima di tutto grazie alla legge sulle quote rosa. Poi l’accordo tra Emma Marcegaglia e Susanna Camusso, e la nomina di Christine Lagarde al Fmi. Infine una curiosità: presto l’uomo più ricco del monto sarà una donna, Gina Rinehart.
UNA LEGGE BIPARTISAN.
L’iter è stato tormenato, ma il 28 giugno è passata con solo 27 voti contrari: la legge sulle quote rosa impone di costruire i cda di aziende quotate e pubbliche con la presenza obbligatoria di donne, prima del 20% e poi del 30% (ora sono al 6,8% e le indipendenti solo al’1,7%). «Ho provato una grandissima soddisfazione» racconta Alessia Mosca, deputata del Pd, che il provvedimento aveva presentato assieme a Lella Golfo (relatrice Silvana Comaroli della Lega Nord). «Le quote non sono un fine, ma il mezzo per cambiare una cultura. Funzioneranno se sapranno innescare una trasformazione vera. La cosa che mi ha fatto più piacere? I messaggi e l’aiuto di un pool di donne, tra cui Anna Puccio, Marilisa D’Amico e Livia Aliberti». Per supportare la legge c’è stato il debutto di gruppi di pressione femminili, che trovano nelle aziende un epicentro vitale e che hanno nella comunicazione un punto di forza e di diramazione. Ci sono esperte di governante, di diritto istituzionale, professioniste: donne che hanno convertito un tema di diritto individuale in tema economico.
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“Il paese non deve restare senza una donna”

Aldo Cazzullo firma oggi un intervento (su IoDonna di questa settimana) sul libro “Senza una donna”, di Flavia Perina e Alessia Mosca. Un altro tassello che si va ad aggiungere ai tanti interventi pubblicati ad un mese e mezzo dall’uscita in libreria e in un momento in cui in particolare una delle tematiche trattate trattate nel libro è particolarmente sotto i riflettori in Italia, a partire dall’approvazione della legge sulle quote rosa nei Cda delle società quotate, ma anche regiardo a questioni come la vicenda del comune di Roma, o di respiro internazionale - a partire dall’intervento di Viviane Reading di qualche settimana fa.

QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO. L’intervento di Aldo Cazzullo, su “Io donna”

PERCHÈ IN ITALIA LE DONNE non sono ai posti di comando? Perché il potere le sfiora soltanto? Perché solo una minoranza riesce ad accedere ai luoghi di decisione? se lo sono chiesto una donna di destra, Flavia Perina, e una di centrosinistra, Alessia Mosca. Si intitola Senza una donna. Dialogo su potere, famiglia, diritti, nel Pese più maschilista d’Europa. L’ho letto perché mi incuriosiva il titolo, che evoca una delle più belle canzoni di Zucchero. E per quel superlativo che, sebbene supportato da tutte le statistiche che ci vedono agli ultimi posti delle classifiche europee e mondiali, non è motivo di orgoglio, neppure per i maschi.

Ho trovato il libro onesto nel non promettere ciò che non vuole essere: né una rifondazione del femminismo né un programma di un governo utopico. Le due autrici sostengono tesi fuori dagli schemi e si incontrano sulla necessità di fare fronte comune per risolvere problemi e ritardi talmente gravi da rasentare l’emergenza sociale. E le storie vere che aprono ciascun capitolo danno all’insieme un senso di calore e concretezza, che denota la volontà di rimanere ancorate alla realtà. È una lettura che consiglio a uomini e donne. Alle donne perché solo con un’assunzione di responsabilità collettiva si può tramutare quel “senza” non in “una o due”, ma in “molte”. Agli uomini, perché con quelle “molte” il mondo cambia, e non in peggio.

“Per non restare Senza una donna”

Da Style.it, 7 luglio 2011
Intervista a cura di Barbara Rivoli

Si intitola Senza una donna - Un dialogo su potere, famiglia, diritti nel Paese più maschilista d’Europa (Add ed., 14 €), ed è firmato da Alessia Mosca, deputato PD, e Flavia Perina, ex direttrice del Secolo d’Italia, in quota a Futuro e Libertà.
Già in libreria e con una sua pagina Facebook che segnala fra l’altro le presentazioni pubbliche, è una riflessione a due voci (politicamente contrapposte) sui temi che ci coinvolgono tutte, ora più che mai: conciliazione fra famiglia e lavoro, il rapporto con il potere, le pari opportunità negate. Partendo da storie concrete e quotidiane, raccolte attraverso il progetto Donne al volante, le due deputate ragionano contro ogni stereotipo per uscire da un’impasse che non è più “solo” una questione femminile, ma riguarda tutta la società. Come ci dicono in questa intervista.

Cosa sono le pari opportunità oggi (ammesso che esistano)?
Flavia Perina: «Le pari opportunità oggi sono di fatto cancellate dalla indisponibilità di servizi che sollevino la donna dal lavoro di cura dei figli o degli anziani. Le aziende sono consapevoli del fatto che sulla donna gravano responsabilità extralavorative molto pesanti e tendono sempre più a scartare le collaborazioni femminili. La cosiddetta flessibilità e la diffusione su larga scala del precariato peggiorano questa situazione: il mercato tende a privilegiare chi non ha problemi di orari, spostamenti, turni. Cioè gli uomini».
Alessia Mosca: «Sono condizioni personali, familiari, sociali, economiche, culturali per cui tutti abbiano le stesse possibilità di realizzare pienamente se stessi. In questo senso, dire che le pari opportunità siano pienamente o anche parzialmente raggiunte è negare l’evidenza. E non solo dal punto di vista delle differenze tra uomini e donne. Non ci sono pari opportunità neppure per chi non viene dalla famiglia giusta, per chi non ha mezzi economici, per molti giovani che stanno per entrare nel mercato del lavoro, per chi viene da un paese straniero. E l’elenco potrebbe continuare».
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La legge sulle quote: i giornali, il giorno dopo

Il giorno dopo l’approvazione a larga maggioranza della legge Golfo-Mosca sull’introduzione delle quote di genere nei cda delle società quotate, i giornali rilanciano la notizia. Ne riportiamo alcuni utili per dare un’idea delle diverse prese di posizione, dei commenti a caldo e anche delle specifiche che riguardano il provvedimento appena approvato.

Per completezza ci pare giusto segnalare anche gli interventi di Alessia Mosca e Lella Golfo, intervenute ieri in Aula durante la discussione su quella che stava per diventare legge.
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«Via libera definitivo alle quote rosa nei cda delle società quotate»

Da Il sole 24 Ore, 28 giugno 2011
Di Nicoletta Cottone

Via libera definitivo e bipartisan alle quote rosa nei consigli d’amministrazione delle società quotate. In base a questa legge, approvata con 438 sì, 27 no e 64 astenuti, i cda dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015. In Commissione il Governo aveva presentato una proposta di modifica che è stata avversata da esponenti della maggioranza e dell’opposizione. La proposta di legge era già stata approvata dalla Camera il 2 dicembre 2010 e modificata dal Senato il 15 marzo 2011. Pdl e Pd hanno indetto due conferenze stampa distinte, con le prime firmatarie della legge Lella Golfo (Pdl) ed Alessia Mosca (Pd).

Sanzioni fino a un milione di euro per chi non rispetta le regole
D’ora in poi nella composizione degli organi di amministrazione (consiglio di amministrazione o consiglio di gestione) e di controllo (collegio sindacale o consiglio di sorveglianza) delle società quotate sui mercati regolamentati, al genere meno rappresentato dovrà essere riconosciuto almeno un terzo dei posti. In caso di mancato rispetto della norma sull’equilibrio di genere ai fini della nomina dei componenti del consiglio di amministrazione o del consiglio di gestione delle società quotate è stato introdotto al Senato un meccanismo sanzionatorio. In prima istanza sarà compito della Consob emettere una diffida nei confronti della società che non abbia rispettato le regole, affinché si adegui entro il termine massimo di quattro mesi. In caso di inottemperanza è prevista una sanzione pecuniaria amministrativa piuttosto salata, da 100mila euro a un milione di euro, secondo criteri e modalità che saranno stabiliti da un regolamento Consob.
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