Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

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Maddalena. Sono una mamma fortunata

MaddalenaMi chiamo Maddalena e sono una mamma fortunata.
Sono una mamma fortunata, perchè ho un figlio bello e sano. Sono fortunata, perchè ho potuto scegliere con mio marito di avere un figlio prima dei 30 anni. Sono fortunata, perchè mio figlio è nato con parto naturale, in un ospedale pubblico a 5 km da casa, dotato di un reparto di maternità altamente qualificato.
Sono una mamma fortunata perchè l’azienda presso la quale lavora mio marito gli ha concesso di godere una parte delle ferie in occasione della nascita di nostro figlio, ed ho potuto averlo accanto nelle mie prime due settimane da mamma.
Sono fortunata perchè nella prima settimana dopo la dimissione dall’ospedale ho ricevuto la visita di un’ostetrica inviata dal consultorio della mia ASL per verificare lo stato di salute mio e di mio figlio. Sono fortunata perchè mio figlio ha una pediatra “di base”.
Sono una mamma fortunata perchè ho un contratto di apprendistato che mi ha garantito il 100% della retribuzione durante il periodo di astensione obbligatoria. Sono fortunata perchè grazie allo stipendio di mio marito ho potuto scegliere di usufruire anche dell’astensione facoltativa.
Sono una mamma fortunata perchè quando riprenderò il lavoro mio figlio starà con mia madre, che è giovane, in salute e pensionata. Sono fortunata perchè, se lo desidero, posso iscrivere mio figlio all’asilo nido comunale, che ha posti disponibili e rette commisurate al reddito.
Sono una mamma fortunata, ma molte di queste fortune forse dovrebbero essere garantite a tutte e chiamarsi “diritti”…

Arrivederci a fine agosto

Link, 29 luglio

Purtroppo la situazione degli ultimi mesi non è migliorata e ancora, alle porte della pausa estiva che necessariamente darà un freno alle attività anche ocucpazionali, il bilancio per le donne che lavorano è e resta negativo.
È più facile trovare notizie e rapporti che raccontino delle condizioni ormai ben note (perché finalmente anche la stampa ne ha fatto argomento di discussione, osservazione e critica) di discriminazione e difficoltà che il contrario.

Donne e lavoro: altro che sorpasso in curva, restano sempre indietro, di Cristina Maccarrone, walkonjob.it, 29/07/2011

Donne manager colpite dalla crisi, di Barbara Weisz, manageronline.it, 29/07/2011

Certo non è solo una situazione che colpisce le donne, infatti tanti sono i picchi in Italia in materia di disoccupazione: soffre di più il Sud e i giovani sono i più penalizzati. Di certo non cambia la situazione delle donne occupate. Sempre bassa la percentuale delle occupate e in crescita il numero di Neet, giovani in genere di alto livell di istruzione che non cercano lavoro nè studiano - Not in education, employment or training.

Emergenza giovani, al Sud due su tre sono senza lavoro, Sky Tg 24, 29/07/2011

Quote: un dibattito aperto

Esiste un’alternativa alle quote per garantire la diversità ai posti di comando? Certo alcuni ambiti sono meno “femminili” e tradizionalmente meno interessanti per le professioniste, ma ormai non esistono particolari limiti oggettivi perché anche dove la componente maschile è predominante le donne non si possano affermare al pari dei loro colleghi. Molte volte, troppe volte è davvero solo questione di cultura più che di merito.
Is there an alternative to female quotas for management boards?, di Maggie Berry, WITsend (computerweekly.com/blog), 19/07/2011

È di certo difficile capire nel breve periodo l’effettivo impatto che l’introduzione di quote di genere potrebbe avere nella gestione aziendale. Ma la Norvegia, tra le prime a introdurre una regolamentazione della presenza di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate, inizia ad offrire un primo spiraglio su quanto può essere efficace questa misura, da poco introdotta anche in Italia (seppure con limitazioni e percentuali differenti). In un articolo del Guardian si legge:
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“Il tempo delle donne”

Panorama Economy, 13 luglio 2011
di Gabriella Prioli

E se fosse proprio una donna il nuovo governatore della Banca d’Italia? Nel risico per la successione a Mario Draghi, il potentissimo vicedirettore Anna Maria Tarantola appare già ora come una candidata credibile.

Fin qui i boato romani. Il potere femminile esiste ed è in marcia, in Italia e nel mondo. E la settimana scorsa potrebbe entrare negli annali come la pink week del nostro tempo. Prima di tutto grazie alla legge sulle quote rosa. Poi l’accordo tra Emma Marcegaglia e Susanna Camusso, e la nomina di Christine Lagarde al Fmi. Infine una curiosità: presto l’uomo più ricco del monto sarà una donna, Gina Rinehart.
UNA LEGGE BIPARTISAN.
L’iter è stato tormenato, ma il 28 giugno è passata con solo 27 voti contrari: la legge sulle quote rosa impone di costruire i cda di aziende quotate e pubbliche con la presenza obbligatoria di donne, prima del 20% e poi del 30% (ora sono al 6,8% e le indipendenti solo al’1,7%). «Ho provato una grandissima soddisfazione» racconta Alessia Mosca, deputata del Pd, che il provvedimento aveva presentato assieme a Lella Golfo (relatrice Silvana Comaroli della Lega Nord). «Le quote non sono un fine, ma il mezzo per cambiare una cultura. Funzioneranno se sapranno innescare una trasformazione vera. La cosa che mi ha fatto più piacere? I messaggi e l’aiuto di un pool di donne, tra cui Anna Puccio, Marilisa D’Amico e Livia Aliberti». Per supportare la legge c’è stato il debutto di gruppi di pressione femminili, che trovano nelle aziende un epicentro vitale e che hanno nella comunicazione un punto di forza e di diramazione. Ci sono esperte di governante, di diritto istituzionale, professioniste: donne che hanno convertito un tema di diritto individuale in tema economico.
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“Il paese non deve restare senza una donna”

Aldo Cazzullo firma oggi un intervento (su IoDonna di questa settimana) sul libro “Senza una donna”, di Flavia Perina e Alessia Mosca. Un altro tassello che si va ad aggiungere ai tanti interventi pubblicati ad un mese e mezzo dall’uscita in libreria e in un momento in cui in particolare una delle tematiche trattate trattate nel libro è particolarmente sotto i riflettori in Italia, a partire dall’approvazione della legge sulle quote rosa nei Cda delle società quotate, ma anche regiardo a questioni come la vicenda del comune di Roma, o di respiro internazionale - a partire dall’intervento di Viviane Reading di qualche settimana fa.

QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO. L’intervento di Aldo Cazzullo, su “Io donna”

PERCHÈ IN ITALIA LE DONNE non sono ai posti di comando? Perché il potere le sfiora soltanto? Perché solo una minoranza riesce ad accedere ai luoghi di decisione? se lo sono chiesto una donna di destra, Flavia Perina, e una di centrosinistra, Alessia Mosca. Si intitola Senza una donna. Dialogo su potere, famiglia, diritti, nel Pese più maschilista d’Europa. L’ho letto perché mi incuriosiva il titolo, che evoca una delle più belle canzoni di Zucchero. E per quel superlativo che, sebbene supportato da tutte le statistiche che ci vedono agli ultimi posti delle classifiche europee e mondiali, non è motivo di orgoglio, neppure per i maschi.

Ho trovato il libro onesto nel non promettere ciò che non vuole essere: né una rifondazione del femminismo né un programma di un governo utopico. Le due autrici sostengono tesi fuori dagli schemi e si incontrano sulla necessità di fare fronte comune per risolvere problemi e ritardi talmente gravi da rasentare l’emergenza sociale. E le storie vere che aprono ciascun capitolo danno all’insieme un senso di calore e concretezza, che denota la volontà di rimanere ancorate alla realtà. È una lettura che consiglio a uomini e donne. Alle donne perché solo con un’assunzione di responsabilità collettiva si può tramutare quel “senza” non in “una o due”, ma in “molte”. Agli uomini, perché con quelle “molte” il mondo cambia, e non in peggio.

“Per non restare Senza una donna”

Da Style.it, 7 luglio 2011
Intervista a cura di Barbara Rivoli

Si intitola Senza una donna - Un dialogo su potere, famiglia, diritti nel Paese più maschilista d’Europa (Add ed., 14 €), ed è firmato da Alessia Mosca, deputato PD, e Flavia Perina, ex direttrice del Secolo d’Italia, in quota a Futuro e Libertà.
Già in libreria e con una sua pagina Facebook che segnala fra l’altro le presentazioni pubbliche, è una riflessione a due voci (politicamente contrapposte) sui temi che ci coinvolgono tutte, ora più che mai: conciliazione fra famiglia e lavoro, il rapporto con il potere, le pari opportunità negate. Partendo da storie concrete e quotidiane, raccolte attraverso il progetto Donne al volante, le due deputate ragionano contro ogni stereotipo per uscire da un’impasse che non è più “solo” una questione femminile, ma riguarda tutta la società. Come ci dicono in questa intervista.

Cosa sono le pari opportunità oggi (ammesso che esistano)?
Flavia Perina: «Le pari opportunità oggi sono di fatto cancellate dalla indisponibilità di servizi che sollevino la donna dal lavoro di cura dei figli o degli anziani. Le aziende sono consapevoli del fatto che sulla donna gravano responsabilità extralavorative molto pesanti e tendono sempre più a scartare le collaborazioni femminili. La cosiddetta flessibilità e la diffusione su larga scala del precariato peggiorano questa situazione: il mercato tende a privilegiare chi non ha problemi di orari, spostamenti, turni. Cioè gli uomini».
Alessia Mosca: «Sono condizioni personali, familiari, sociali, economiche, culturali per cui tutti abbiano le stesse possibilità di realizzare pienamente se stessi. In questo senso, dire che le pari opportunità siano pienamente o anche parzialmente raggiunte è negare l’evidenza. E non solo dal punto di vista delle differenze tra uomini e donne. Non ci sono pari opportunità neppure per chi non viene dalla famiglia giusta, per chi non ha mezzi economici, per molti giovani che stanno per entrare nel mercato del lavoro, per chi viene da un paese straniero. E l’elenco potrebbe continuare».
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