Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

Archive for Giugno, 2011

Cristina. Sono una precaria. Da sempre

Cara On Mosca,
le questioni del Suo recente libro le sento “sulla pelle”. Sono una precaria, una di quelle persone che il Ministro Brunetta ha definito con convinzione “la parte peggiore dell’Italia”. Sono precaria da sempre, come buona parte della mia generazione e temo anche le prossime a venire.
Negli ultimi tre anni, mentre investivo sulla mia famiglia e mettevo al mondo mia figlia, ho fatto tutti i concorsi immaginabili. E mentre Brunetta affermava che avrebbe mantenuto entrambi gli stipendi (di ministro e di sindaco) se fosse diventato primo cittadino di Venezia, io ero (insieme ad altri 5.798 precari) a provare l’esame scritto di un ennesimo concorso, seduta sui gradoni di una grande palestra di Bologna all’ottavo mese di gravidanza. Era un concorso a cui bastava un diploma e a provarci, come me, c’erano tanti dottori di ricerca con master all’estero.
L’Italia peggiore la stiamo vedendo noi da troppo tempo e si concretizza nella scena raccapricciante di uno stanco trenino a villa Certosa, che fa invidia anche al miglior Boccaccio (non me ne vogliano i letterati, capisco la differenza tra l’erotismo bucolico del tempo e Berlusconi con la sua pompetta).
Attenzione. Lo squilibrio tra chi “ha visto un bel mondo” e le nuove generazioni, in particolare le giovani madri, sta diventando troppo importante per non metterci subito mano.
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“Senza una donna”, presentazione a Torino

La legge sulle quote: i giornali, il giorno dopo

Il giorno dopo l’approvazione a larga maggioranza della legge Golfo-Mosca sull’introduzione delle quote di genere nei cda delle società quotate, i giornali rilanciano la notizia. Ne riportiamo alcuni utili per dare un’idea delle diverse prese di posizione, dei commenti a caldo e anche delle specifiche che riguardano il provvedimento appena approvato.

Per completezza ci pare giusto segnalare anche gli interventi di Alessia Mosca e Lella Golfo, intervenute ieri in Aula durante la discussione su quella che stava per diventare legge.
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«Via libera definitivo alle quote rosa nei cda delle società quotate»

Da Il sole 24 Ore, 28 giugno 2011
Di Nicoletta Cottone

Via libera definitivo e bipartisan alle quote rosa nei consigli d’amministrazione delle società quotate. In base a questa legge, approvata con 438 sì, 27 no e 64 astenuti, i cda dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015. In Commissione il Governo aveva presentato una proposta di modifica che è stata avversata da esponenti della maggioranza e dell’opposizione. La proposta di legge era già stata approvata dalla Camera il 2 dicembre 2010 e modificata dal Senato il 15 marzo 2011. Pdl e Pd hanno indetto due conferenze stampa distinte, con le prime firmatarie della legge Lella Golfo (Pdl) ed Alessia Mosca (Pd).

Sanzioni fino a un milione di euro per chi non rispetta le regole
D’ora in poi nella composizione degli organi di amministrazione (consiglio di amministrazione o consiglio di gestione) e di controllo (collegio sindacale o consiglio di sorveglianza) delle società quotate sui mercati regolamentati, al genere meno rappresentato dovrà essere riconosciuto almeno un terzo dei posti. In caso di mancato rispetto della norma sull’equilibrio di genere ai fini della nomina dei componenti del consiglio di amministrazione o del consiglio di gestione delle società quotate è stato introdotto al Senato un meccanismo sanzionatorio. In prima istanza sarà compito della Consob emettere una diffida nei confronti della società che non abbia rispettato le regole, affinché si adegui entro il termine massimo di quattro mesi. In caso di inottemperanza è prevista una sanzione pecuniaria amministrativa piuttosto salata, da 100mila euro a un milione di euro, secondo criteri e modalità che saranno stabiliti da un regolamento Consob.
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Beatrice. Tutto il valore delle battaglie per le donne

Se andate a cercare su you tube alla voce donne al volante arrivano video un po’ da tutto il mondo in cui donne al volante di enormi macchine monovolume cercano di parcheggiare o ritirare biglietti alla sbarra del parcheggio con l’esito quasi matematico di sfasciare colonnine, sfondare porte e bandoni o strisciare le fiancate delle auto.
Il più esilarante è quello in cui due donne sono parcheggiate nell’area di sosta di un supermercato l’una vicino all’altra: la prima per aprire lo sportello inevitabilmente lo sbatte sulla fiancata della seconda, la quale la redarguisce. Irritata dal rimprovero la prima donna ripete il gesto. La seconda a sua volta abbandona la parola per agire: ripete il gesto sbattendo lo sportello della sua auto contro la fiancata della prima donna, ma con una dose di energia maggiore.
La prima, stupita da tanto coraggio e impertinenza, torna all’attacco, al che la seconda donna finisce per sbattere ripetutamente sulla fiancata altrui il proprio sportello, fino a danneggiarlo visibilmente. Ma ormai la battaglia è aperta. Montate in auto le due donne non si lanciano in un inseguimento virile a suon di pestate sull’acceleratore. Piuttosto iniziano una partita di scacchi in cui ogni mossa è un botta con la propria macchina su quella della rivale. E la fine è geniale perché le due auto semidistrutte si lanciano l’una verso l’altra a velocità minima per fermarsi prima di essersi toccate.
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Quote di genere nelle società quotate: un aggiornamento

Mentre molte amministrazioni annunciano nuove giunte sempre più in rosa, Alessia Mosca dal suo blog aggiorna sull’iter parlamentare della proposta che farebbe diventare obbligatorie le quote di genere nei cda delle società quotate (firmata insieme a Lella Golfo, Pdl): l’Aula ne discuterà lunedì 27 giugno. La votazione potrebbe avvenire nella stessa settimana o in quella successiva. Quindi, entro la prima settimana di luglio la proposta potrebbe diventare legge.

Mamme (donne) e lavoro: è il momento delle responsabilità

Oltre alle sacrosante richieste di sostegno alla maternità, oltre al desiderio di mantenere il proprio posto di lavoro e/o di fare carriera, la questione della scelta delle donne tra lavorare, poter occupare - per meriti! - posizoni decisionali o fare figli inizia a essere posta anche instillando il dubbio: “siamo pronte per il cambiamento“? Se lo chiede il blog di Donna moderna, mammelavoro.it, ed sono inoltre le tematiche centrali del convegno tenutosi proprio oggi a Roma organizzato da “Idee”, associazione donne del Credito cooperativo, dove si è parlato soprattutto di leadership al femminile.
Siamo davvero di fronte a una reale presa di coscienza che non si tratta più di una semplice rivendicazione sociale, ma di una cultura da sradicare che non solo sminuisce la donna e le sue potenzialità, ma pare addirittura essere in certo modo responsabile (se abbattuta) di costituire la differenza tra lo sprofondare nella crisi di questi anni o riprendersi per tornare ad essere un paese competitivo?
Se in Italia da una parte esiste l’oggettiva mancanza di spazio per molte professiniste in rosa che arrivate a un certo livello di carriera sono bloccate alla loro posizione da un tetto di cristallo che inibisce la loro ascesa a posizioni di leadership, dall’altra è vero anche che le condizioni per quelle donne che vorrebbero lavorare (soprattutto dopo aver fatto magari un figlio) non ci sono, a patto di non scendere a compromessi tra cui spesso quello di dover rinunciare per una carriera comunque incerta e in pochi casi davvero fino al vertice, con una grave perdita in termini economici e di forza lavoro - in molti casi altamente preparato e con un livello di istruzione alto. I compromessi a cui sono costrette le donne del terzo millennio possono quindi facilmente comprendere la scelta di non fare figli o, all’opposto, di accontentarsi di mansioni al di sotto delle propria preparazione e istruzione, retribuzioni e posizioni più basse nello stesso ambito di lavoro o addirittura ad abbandonare del tutto il proprio impiego. Spesso queste già difficili scelte vengono accompagnate anche dallo schiaffo morale di vedere colleghi maschi (a volte meno preparati o con meno esperienza) che proseguono nella loro ascesa verso posti di rilievo, indifferentemente se single, sposati, o padri di uno o più figli.

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