Gente, Inchiesta | Dati allarmanti: una donna su tre lascia per motivi familiari
COSTRETTE A SCEGLIERE TRA CARRIERA E FIGLI O CONDANNATE A FARE LE EQUILIBRISTE TRA UFFICIO PROLE E CASA. COME SUCCEDE ALLE NOSTRE 3 PROTAGONISTE
Da Gente, 7 giugno 2011
Di Rosanna Linguini
Se perfino Hillary Clinton ha giurato che mai avrebbe potuto fare il segretario di stato quando Chelsea era piccola, figuriamoci quant’è dura tenere insieme famiglia e carriera per le altre. Ancor di più se vivono in Italia, non proprio un paese per mamme, come è noto. Non che ce ne fosse bisogno, ma a confermarlo c’è l’ultimo rapporto annuale Istat, con dati che rendono l’idea: una donna su cinque è costretta ad abbandonare lavoro e carriera per ragioni familiari, sorte che è toccata addirittura a una madre su tre. E la causa dell’addio, quasi nella metà dei casi, è la gravidanza: così circa 800mila italiane in questi anni hanno perso il lavoro perché incinta. Licenziate o messe in condizione di doversi dimettere.
Numeri che parlano di datori di lavoro al di fuori della legalità, ma pure di un mercato del lavoro costruito a misura di uomini, che continua a ignorare le esigenze delle donne. Non manicure e parrucchieri, ma figli di cui occuparsi, case da mandare avanti, nonni di cui prendersi cura. Tre quarti di tutto questo, precisa l’Istat, sta sulle spalle delle italiane, che ogni anno “regalano” alle società più di 2 miliardi di ore d’assistenza e cure. Ovvio che poi, per farcela, debbano sgobbare ogni giorno 3 ore e 43 minuti in più dei loro compagni, come rileva l’Ocse. Gratis s’intende. Dovrebbero farci un monumento, e invece… Continue reading ‘Carriera o figli? Ufficio o casa? Part-time o telelavoro?’
Mi chiamo Gisella, ho 41 anni.
Sono una donna dalla vita normale. Sono sposata con mio marito da ormai quasi 13 anni, ho un figlio (Giacomo), lavoro per contribuire al bilancio familiare e anche perché mi piace il lavoro che faccio, ho molti hobby e mi piace molto passare tempo con le amiche come momento di condivisione e di “sfogo” dalla routine quotidiana. Viviamo in una città che sia io che Fabrizio amiamo, Parma, e dove abbiamo comprato, finalmente dopo tanti anni di affitto, una casetta, abbastanza vicino alla scuola di Giacomo, un po’ più lontano dal mio ufficio rispetto a come ero abituata quando stavamo più in centro.
Abbiamo scelto con grande attenzione dove comprare casa, conosciamo bene la città anche se né io nè mio marito siamo nati qui e credo che sia anche per questo che abbiamo cercato appositamente un luogo che sentissimo accogliente, ospitale prima che un posto prestigioso o centrale.
Oggi che mio figlio è abbastanza grande da potersi gestire abbastanza in autonomia gli spostamenti quotidiani, soprattutto per andare e tornare da scuola o dalla palestra dove si allena, mi rendo conto che ho fatto la scelta più azzeccata: sono tranquilla quando esce di casa e può muoversi a piedi attraversando strade che conosco e dove c’è anche un controllo sociale davvero impagabile da parte dei vicini, dei negozianti, delle persone che vivono in città.
Continue reading ‘Gisella. Quelle condizioni limitanti per le donne italiane’
Mi chiamo Sofia (non è il mio vero nome, ma mi sarebbe piaciuto che lo fosse) e faccio la disoccupata!
Ho quasi 30 anni (questa è la mia vera età), ho finito l’università da tempo orami e tre anni fa mi sono iscritta a un corto professionalizzante per colmare la mia passione e sperare in un lavoro.
Finito il corso che mi impegnava tutti i fine settimana portandomi a oltre 50 chilometri da casa mia ogni volta, senza poi contare lo studio e la ricerca del materiale per prepararmi agli esami periodici di valutazione….e senza contare nemmeno i periodi non retribuiti di tirocinio obbligatori ogni anno quasi sempre cercati direttamente da me e con l’intervento della scuola (di livello regionale) solo successivo per validare le ore spese a “imparare il mestiere”, anche questi spesso molto lontani dalla mia città di residenza.
Anni di grandi sacrifici anche economici, in un primo tempo supportati da un seppur magro stipendio che accumulavo lavorando in un bar le sere e tutte le volte che qualche altra ragazza si ammalava e la potevo sostituire per prendere qualche euro in più. A un certo punto..è finito anche quello. La crisi - mi hanno detto - ci farà chiudere prima o poi. E così anche lì la scelta è stata di prediligere la fidanzata del capo sulle altre che si erano impegnate da più tempo, erano sempre state disponibili, avevano oggettivamente più necessità di lavorare!
Continue reading ‘Sofia. Qui dove ci sono solo porte chiuse’
Un breve articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore di oggi pone la questione quote in termini di opportunità dirette per le aziende di avere vertici più “in rosa”. Dimostrazione di come sia tempo ora di comprendere l’opportunità di una legge come quella bipartistan Golfo-Mosca, in dirittura di approvazione alla Camera. Si tratta di passare anche culturalmente da un’uguaglianza formale a una parità sostanziale.
Con i talenti al femminile più redditività per le imprese
Da Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2011
Di Monica D’Ascenzo
«Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio e del fornaio che ci aspettiamo il pranzo, ma dalla considerazione che essi fanno il proprio interesse. Noi ci rivolgiamo non alla loro umanità, ma al loro interesse e non parliamo mai a loro delle nostre necessità, bensì dei loro vantaggi». Le parole di Adam Smith potrebbero essere usate oggi per sostenere le quote di genere nei cda. Non si tratta più, infatti, di una rivendicazione “femminista”, quanto piuttosto di una necessità di trovare nuovi motori di crescita economica per le aziende. Il concetto è riassunto nelle parole di Anna Maria Tarantola, vice direttore generale della Banca d’Italia: «Sono convinta che con le quote rosa non faremmo un favore alle donne, ma al Paese, che non può permettersi di avere il 50% dei talenti inutilizzato». E gli studi a supporto non mancano. In particolare un report McKinsey-Cerved ha dimostrato come le società con board al 20% femminili abbiano una redditività migliore di quante non hanno nemmeno una donna nei board.
Continue reading ‘Da una uguaglianza formale a una parità sostanziale’
Mi chiamo Rosalba, lavoro in un salone di bellezza e ho due figlie di 18 e 13 anni, nate durante un primo matrimonio (d’amore!), e una terza figlia di 6, figlia del mio secondo compagno (il secondo grande amore della mia vita). Quando mi sono messa a scrivere questo pezzo di storia, mi sono resa conto che non sapevo bene come presentarmi, infatti sono mamma, ma sono anche vedova…e “compagna”, partner o come si vuole. A me le classificazioni non sono mai venute molto bene. Non sono tanto capace di farle, forse perché non ho studiato tanto? 
A me la scuola non è mai piaciuta, mi sono innamorata presto del…trucco. Amavo colorare le mie bambole e per fortuna ho avuto una famiglia che ha assecondato questa propensione. Ho fatto la scuola apposita e sono entrata nel mondo del lavoro molto presto. Erano altri tempi anche per il mio settore che ancora offre posti di lavoro a tante ragazze con voglia di fare. In più si tratta di un settore decisamente femminile: i maschi, se ci sono, sono i proprietari, gli amministratori, o i “grandi capi” con i quali in genere non si spartisce tanto o non si lavoro direttamente insieme.
Continue reading ‘Rosalba. Migliorare i luoghi e sensibilizzare le persone’
Mi chiamo Camilla, ho 36 anni, sono sposata con Sergio da dieci anni e abbiamo due figli: Andrea di 8 anni e Valentina di 3 anni.
Viviamo in una bella cittadina del nord, “a misura di bambino” secondo le statistiche nazionali….e chissà quali sono i parametri utilizzati per queste statistiche, considerato il fatto che mia figlia non ha trovato posto alla scuola materna per il prossimo anno scolastico!
Quando a gennaio ho fatto la pre-iscrizione alla scuola materna, ho dovuto compilare un modulo in cui, in base alle risposte, ottenevo un punteggio che sarebbe servito a mia figlia per entrare in graduatoria. Tra i fattori chiave, la presenza di figli con handicap, il numero dei componenti del nucleo familiare, l’eventuale frequenza di altri figli nella scuola, se entrambi i genitori lavorano, se si è genitori single con figli a carico, se si è residenti nello stesso quartiere della scuola, ecc. ecc.
Io ero abbastanza fiduciosa, perché sia io che mio marito abbiamo un lavoro, viviamo nello stesso quartiere dell’asilo e abbiamo un altro figlio.
E invece nulla! Al momento della pubblicazione della graduatoria ho scoperto che mia figlia era ventesima in lista d’attesa. Per me è stata come una doccia fredda, quando poi ho realizzato che la nuova classe era composta quasi esclusivamente da stranieri e che in lista d’attesa c’erano solo italiani mi sono sentita discriminata, e per giunta al mio Paese.
Continue reading ‘Camilla. Un paese democratico? Faccio fatica a crederci ancora’
La proposta di scrivere il racconto della mia vita mi ha po’ scombussolata, anche perchè a 73 anni è abbastanza difficile essere obiettivi su se stessi. Ho imparato dai miei tanti errori che nella vita bisogna cercare di esser pratici e a me inguaia il fattore tempo. Per capire il senso faccio un esempio: prendiamo un metro, al punto 0 c’è l’inizio, a 100 spero di non arrivare e quindi levo già qualcosina. Poi da zero arrivo a 73, e levo anche questi: rimarranno 10 o 15 centimetri. Dieci o quindici anni. Che sono i peggiori e francamente spero di non pesare sulle mie figlie. Per il resto, il mio unico pensiero oggi è vederle serene e poi godermi il più possibile i miei nipoti.
Ho passato varie fasi nella mia vita, e abbastanza chiare per come si sono svolte. Figlia unica, nata e cresciuta in una Napoli che non c’è più, da una famiglia normale che si è sempre voluta bene che mi ha regalato un’infanzia serena. Mio padre aveva fatto la guerra e lavorava in banca come ragioniere. Mia mamma veniva da una famiglia del Vomero, persone molto perbene, e quello che faceva era occuparsi della casa e di me. Mi ha mandato alla scuola cattolica e ci teneva che frequentassi persone perbene. Da ragazzina passavo le estati a Capri e avevo tanti amici. Ho perso mio padre presto a venti anni e poco dopo mi sono sposata molto innamorata di un ragazzone che aveva un grande sorriso e tante idee. I primi anni sono stati molto belli, con lui ho conosciuto anche un certo benessere legato al suo lavoro di immobiliarista. Come si dice, eravamo giovani belli e ricchi. E le figlie sono arrivate dopo solo pochi anni.
Continue reading ‘Annamaria. Una casa tridimensionale’