Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

Archive for Aprile, 2011

Michela. Il senso della famiglia sperimentato sulla propria pelle

Mi chiamo Michela e tra due settimane, secondo i calcoli, dovrebbe nascere la mia bambina.
Sono felice perché corono il sogno della maternità anche se ho 37 anni! Forse però per questo sono più matura e ho accettato con grande coscienza sin dall’inizio tutti gli aspetti della gravidanza. Per fortuna è stata una bella esperienza, pochi problemi e anche se con qualche rinuncia, mi sono davvero goduta questi mesi!
Non penso a come sarà e non son spaventata, sono solo preoccupata che ava tutto per il meglio come è andato fino ad ora.
Sono abbastanza abituata a scrivere, alla mia Elisabetta sto lasciando un diario dettagliato di quello che sono state le mie settimane da quando ho scoperto di aspettarla, questo che scrivo è più un segnale in realtà, la risposta a un desiderio di partecipare a questo progetto per dare la mia testimonianza di (quasi) mamma e di donna.

Appena finiti gli studi ho iniziato a lavorare, senza sapere che quei soldi che stavo mettendo via mi sarebbero serviti per pagarmi qualche anno dopo il master in scienze dell’educazione completato con successo. Ottenuto il titolo, ho ripreso subito a lavorare nella società dove avevo iniziato: so parlare bene lo spagnolo e per questo sono stata trasferita da subito nel reparto sales - la Spagna e i paesi dell’America meridionale erano i nostri primi clienti. Una bella responsabilità in un ambiente piuttosto piccolo, dove ci si conosceva tutti e si condividevano le preoccupazioni se le vendite non andavano come supposto o l’allegria alla firma di un nuovo contratto.
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Rossella. Posso darmi da fare per recuperare il tempo perso

Sono Rossella, ho appena compiuto 42 anni, sono una libera professionista e dedico il mio tempo libero facendo volontariato.
Ho fatto studi scientifici, ma presto, abbandonando l’università dopo appena un anno, iniziai a lavorare, un po’ per necessità familiare, un po’ per il desiderio di affermarmi e di “crescere” in fretta. Credo che questa scelta sia concisa all’epoca con “La” storia d’amore del tempo—stava vacillando: il mio fidanzato, poco più grande di me, aveva una sua attività (ereditata dalla famiglia) e appena terminati - non senza qualche fatica - gli studi superiori, era entrato in azienda, pronto per portare avanti la tradizione, lui terzo figlio, ma primo maschio di una famiglia dove…il lavoro prima di tutto e i maschi prima delle femmine!
Ci conoscemmo sui banchi di scuola, stesso istituto scolastico, una storiella iniziata con poca convinzione, poi diventata totalizzante, fino a condizionare addirittura le mie scelte prima di tutto di studio. Dopo l’abbandono dell’università trovai presto lavoro presso uno studio e iniziai a “farmi le ossa”. Tanto lavoro e tanta dedizione, 10 anni sotto lo stesso titolare, tanta gavetta, tanto impegno senza che mi venisse riconosciuto nulla. Ad un certo punto decisi che era il momento per me di riscattarmi e che, acquisita l’esperienza che avevo acquisito, mi mancava “solo” un pezzo di carta, lo percepivo come un vuoto da colmare, un piccolo segno che mi avrebbe reso più completa.
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Buona Pasqua 2011

Buona Pasqua.
Vi segnaliamo il post augurale che Alessia Mosca, ideatrice del progetto Donne al volante, ha inviato dalle pagine del suo blog. Mettendo da parte commenti e critiche su una situazione italiana tristemente bloccata, il deputato Pd racconta due recenti momenti positiva delle attività in cui è impegnata in Parlamento. Uno in particolare riguarda la proposta di legge per l’introduzione dei congedi di paternità che anche Donne al volante sostiene.
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Carlotta. Sono diventata una voce di un budget

Mi sento persa. Un’altra riduzione di orario e quindi un’altra riduzione di stipendio! Faccio l’educatrice in una scuola materna, ma non sono una maestra di ruolo per cui appena i fondi per i “progetti speciali” terminano la mia posizione diventa un problema.
C’è sempre bisogno e sempre più attenzione per queste tematiche. Sempre più desiderio di portare avanti i percorsi che propongo, ma ai genitori non si può chiedere di pagare una retta supplementare per permettere ai loro figli di fare questi progetti. La scuola ovviamente non può sostenere la spesa di un anno intero e nemmeno pensabile quindi che io possa essere inserita nell’organico: mancano i maestri, come potrebbero spiegare i costi sostenuti per assumere me? - così si giustificano ogni volta che i contratti arrivano alla fine e io sono costretta a stare a casa dei mesi prima che si stabiliscano altri fondi o si trovino altre “giustificazioni” per farmi lavorare.
La cooperative con cui lavoro part time mi ha offerto qualche ora alternativa, ma non è mai sufficiente: ho quasi 35 anni che progetto di vita stabile posso immaginarmi? A quale futuro mi posso preparare? Verso quali obiettivi posso mirare?
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Rosa. Guardare alle cose con occhio diverso

Mi chiamo Rosa. Sono nata in Perù da genitori di lontane origini italiane.
Vivo in Italia da quasi 19 anni. Sono venuta qui con mio marito, un italiano che, conosciuto in Perù, ho sposato e con cui o viaggiato da subito tra America Latina e Europa avanti e indietro per alcuni anni. Poi siamo tornati insieme per stare in Italia e…la nostra storia è finita.
Abbiamo un figlio che ho cresciuto da sola (lui è rimasto a Roma, io sono venuta in Lombardia). Anche se sono straniera perché ero sposata, ho ottenuto presto la cittadinanza e anche se mi sono separata, sono potuta restare. Quando sono rimasta sola, per fortuna conoscevo il paese perché ero stata tante e tante volte a Roma, la città del mio ex marito. Lì trascorrevamo tanti mesi ogni anno sia per il suo lavoro che per seguire le cose della sua famiglia. Mi sentivo accolta e ben voluta. Soprattutto dopo che è nato Ricardo, era sempre una festa quando tornavamo. Un giorno però le cose per me sono cambiate un po’ all’improvviso.
Tommaso è diventato un uomo diverso: il lavoro ha iniziato a peggiorare e i suoi pensieri lo hanno portato lontano dalla sua famiglia, da me e da suo figlio, fino al momento in cui è uscito di casa un giorno dicendomi che non sarebbe più tornato a vivere con noi, non lo poteva più sopportare. Io mi sentivo “ospite”: l’appartamento era il suo.
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Giorgia. Mantenere uno spirito positivo: una risorsa

Ho rifatto il guardaroba negli ultimi mesi e tra poco..dovrò rifarlo! Tra un mese circa infatti partorirò il mio secondo figlio, un altro maschietto che posso solo sperare sia caro come il maggiore, Alessandro.
Abbiamo tanto cercato e amato i nostri piccoli che non importano tutti gli scombussolamenti che possono averci portato nella vita. La prima fatica il mio lavoro: sono stata “allontanata” - a termine di un contratto che mi era stato assicurato sarebbe stato rinnovato - dal mio posto di lavoro. Per questo e per l’aumentare delle spese Riccardo, mio marito, ha dovuto lavorare il doppio per poter pagare anche le medicine per Alessandro: il mio primogenito è nato con una forte celiachia per cui la nostra prima esperienza di genitori è stata dura. Ma l’amore che proviamo l’uno per l’altra e per i nostri figli, si è solo rafforzato grazie a questa prova!

Sono stata abituata sin da piccola ad arrangiarmi e sono cresciuta in fretta perché mio padre è morto che ero poco più che una bambina e la mamma non aveva mai lavorato prima, per cui i primi anni sono stati davvero difficili, a partire dalla separazione forzata di noi fratelli (mandati ciascuno a stare per un po’ con una zia, io con i nonni paterni).
Per indole sono una persona allegra e sono stata capace di trasformare anche un grave lutto come questo in una mia risorsa per la vita: credo che questa esperienza sia stata una chiave per farmi sopportare con spirito più forte i tanti pensieri e le preoccupazioni per la salute di Ale.
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Il bello delle donne

Sono appena tornata dal’ospedale, dove insieme ad alcune amiche sono andata a trovare Gisella, compagna del liceo operata da poco al seno…per fortuna tutto è andato per il meglio.

Tornando in metropolitana ho avuto modo di riflettere e ripensare agli anni passati e a come le mie amiche siano state fondamentali in molti passaggi della vita e so per certo che è un sentimento condiviso.
Ci siamo conosciute al liceo, frequentate all’università, perse un po’ di vista appena affacciate sul mondo del lavoro e riprese a fasi alterne, ma abbiamo sempre avuto la consapevolezza che ci saremmo sempre state nei momenti importanti, proprio come oggi, ma anche durante le prime vacanze da sole, alle prime delusioni d’amore, ai matrimoni, ai battesimi, ai funerali, al divorzio, al primo aborto spontaneo…sempre e comunque, fosse anche solo per telefono, mail o via skype.

Valeria, Alessandra, Giorgia,3 donne, 3 caratteri, 3 vite diverse: c’è la manager tutta lavoro e solo lavoro, la mamma a tempo pieno di tre meravigliose gemelle, e la mamma single/lavoratrice.
Tutte alle prese con problemi diversi e difficoltà diverse, ma accumunate dalla voglia di fare, di non farci abbattere e di lottare contro gli stereotipi che francamente ci andavano stretti già a scuola, figurarsi ora alla soglia dei 40 anni!
Del nostro gruppo ho sempre apprezzato la forza, il sorriso, l’ironia, la caparbietà e l’ostinazione, caratteristiche di molte donne, anche con le lacrime agli occhi e un macigno nello stomaco affrontiamo quello che la vita ci riserva e siamo sempre pronte a ripartire!