Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

Archive for Marzo, 2011

Francesca. Come mamma e come donna

Mi chiamo Francesca, vivo a Roma. Sono nata in un paese della provincia, ma mi sono trasferita presto con la mia famiglia nella capitale.
Ho 39 anni e sono diventata mamma da poco. Da quando ho 20 anni lavoro, mi sono sempre data da fare anche se non ho proseguito negli studi: la mia scelta è stata orientata verso il lavoro un po’ per necessità un po’ per desiderio di autonomia.
Da quando ho iniziato a lavorare sono passati molti anni e soprattutto sono passati tanti posti di lavoro….offerte buone e impieghi ottimi, ma anche brutte esperienze e tanti problemi.
Dopo alcune storie d’amore finite male, ho incontrato il mio attuale compagno e padre della mia bimba, ormai alcuni anni fa. Dopo un periodo di conoscenza - tutti e due uscivamo da storie impegnative e ci eravamo abituati all’idea di restare soli - siamo andati a convivere. A quel punto, visto che nessuno dei due è più un ragazzino/a, il desiderio di maternità e paternità ci ha portato a provare ad avere un figlio. Oggi, dopo qualche tentativo, siamo finalmente madre e padre di una splendida femmina, Lucia.

Io vengo da una famiglia semplice e ho sempre lavorato per guadagnarmi lo stipendio. Ma oggi mi trovo all’ennesimo bivio della mia vita. Tra poco infatti terminerà il periodo di maternità e tornerò al lavoro. Mi rende felice riprendere la mia attività, ma viviamo molto lontani dai miei genitori - Tiziano è solo, orfano da quasi 10 anni ormai - e i miei orari diventano inconciliabili con la cura di Lucia.
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Antonia. Logiche altre rispetto al merito

Da poco ho festeggiato due anni di lavoro presso il mio ufficio. Festeggiato per modo di dire…
Lavoro per la stessa compagnia da ormai quasi 6 anni, un po’ di gavetta, poi l’esperienza sul campo a trattare direttamente con i clienti anche di un certo peso. Due anni fa dunque, la grande soddisfazione: vengo trasferita nella sede centrale, luogo notoriamente di “carriera” o comunque di crescita nel settore. Con il trasferimento, cambio di casa, uno stipendio un po’ più alto e un posto di lavoro molto stimolante, dove mi sono trovata a mio agio con tutti i colleghi - uomini e donne - senza problemi particolari oltre alle normali tensioni di un ufficio.
Poi subito dopo Natale una doccia fredda: “sei la nostra impiegata migliore, dobbiamo effettuare dei tagli, ma tu ci hai dimostrato grande attaccamento e dedizione…ecc ecc…” insomma: mi trasferiscono di nuovo….e questa volta in una sede decentrata, in una periferia a me sconosciuta, in una situazione lavorativa definita, dagli stessi responsabili, difficile.
I capi non la vedono come una retrocessione, a loro dire addirittura è un segnale di come io sia apprezzata….tanto apprezzata da costringermi o a un nuovo cambio di casa o a un tragitto casa/lavoro come minimo raddoppiato. Senza però un passaggio di livello o altro incentivo che sentirmi dire che sono “molto apprezzata”.
Potrebbe anche essere una soddisfazione sentirsi direi di essere “tanto apprezzata”, ma il tono, i modi e certi comportamenti mi fanno pensare al tutto come a un contentino per sistemare qualche nuovo arrivo “pilotato” che pare non potersi spostare dalla sede centrale - soprattutto vista la sua aspirazione di carriera.
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Teresa. Una ricchezza per le mie figlie; loro sono la mia ricchezza

Mi chiamo Teresa, sono una nonna e sono vedova. Ho incontrato Claudio alle scuole superiori e siamo sempre stati insieme da allora fino a quando non se n’è andato, portato via da una malattia rapida e subdola. Sposati giovanissimi, abbiamo avuto tre splendide figlie, Marianna, Caterina e Francesca. Caludio ha sempre fatto il lavoro che amava e io ho potuto lavorare fino a quando Francesca ha iniziato le scuole medie: in quel momento insieme abbiamo deciso che sarebbe stato meglio che io mi occupassi delle bambine, dei miei genitori malati e della nostra casa. È stata la scelta giusta a quel punto della vita e continua ad esserlo oggi che divido il mio tempo tra le mie faccende e i nuovi nati, i miei 3 nipotini.
La mia giornata trascorre tranquilla, mi piace stare in mezzo alla gente e cerco per quanto posso di essere presente nella vita delle mie figlie senza intromettermi troppo nelle loro questioni. Mi rendo conto che per loro sono una ricchezza, ma altrettanto, se non più ancora, lo sono loro per me soprattutto da quando sono rimasta sola. Dalla morte di mio marito la mia esistenza è come stata privata di una sua parte compensata anche se in modo differente dall’affetto di tanti amici ma soprattutto dalla presenza costante delle mie figlie. La mia è sempre stata una vita di condivisione e con Claudio ho avuto la fortuna di avere un compagno e un complice con cui ho diviso i carichi della vita e quelli di ogni giorno e per questo la sua mancanza mi appare più dura quando le giornate sono meno buone. Ma credo di avere avuto una grande grazia potendo vivere una bella storia d’amore lunga tutta la vita, anche se a volte rimpiango tanti silenzi che ho lasciato in sospeso e le rare litigate mai più risolte.
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E non voglio avere paura

Sono una professoressa di liceo in pensione, vengo da una cittadina di provincia del sud, mamma di un uomo di 41 anni, di una donna di 38, e di un ragazzo di 21. Con i primi due sono diventata anche nonna, una nipote di due, una di cinque e il primo di sette. Sono una nonna decisamente presente e molto attiva. E sono moglie di un uomo più grande di me che sta affrontando, e noi con lui, una brutta malattia. Siamo una famiglia unita, abbiamo costruito degli interessi in comune e vivendo tutti spesso molto insieme, ma ho lavorato molto per costruire e mantenere questo per tutto il mio matrimonio. Superando momenti molto duri fatti di tradimenti, solitudine e anche di violenza.
C’è stata anche lei. Nei momenti più difficili ho deciso di non separarmi, decisioni prese con la forza anche della mia autonomia economica voluta proprio per questa indipendenza, che è un valore sacro, dopo il matrimonio mi sono iscritta all’università e laureata che ancora allattavo la seconda figlia. Il lavoro mi ha aiutata molto, non solo economicamente, perché se riesci a costruire un rapporto con gli studenti raggiungi anche delle belle soddisfazioni. Lavoravo ma a casa c’ero sempre. Chi insegna a scuola è come se avesse un part-time, avendo i pomeriggi praticamente liberi. Ma questo non si può dire perché i colleghi inorridiscono. Però è così.
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Tiziana. Chissà se le generazioni future…

Mi chiamo Tiziana e faccio la mamma…part time.
Da un mese ho ottenuto il tanto desiderato “tempo ridotto”, grazie alla mia tenacia e alla fortuna di aver trovato, dopo una lunghissima ricerca, un lavoro adatto alle mie esigenze. Sono sposata da 5 anni e mamma di Federica, 3 anni e due mesi, e come tante mie coetanee ho lottato per trovare un lavoro e altrettanto ho lottato sul posto di lavoro dopo l’annuncio della gravidanza.
Non mi rendevo conto di come la mia Odissea fosse solo all’inizio. Me lo ricordo ancora il giorno in cui, ero assunta da poco meno di un anno, ho dato ufficialmente la notizia. Gelo da parte del titolare della piccola azienda dove lavoravo. Qualche frase di cortesia.
Dalle mie colleghe tanta solidarietà: loro prima di me erano passate da quella porta. Rispetto a loro però io ho resistito solo fino a un certo punto. Se all’inizio mi sono fatta scivolare addosso tutte le brutte cose che mi capitavano, il collega appena assunto passato subito di livello al posto mio (era ovvio che quel posto era per me…), i permessi sempre centellinati, le responsabilità sempre ridotte, ad un certo punto ho pensato che fosse davvero arrivato il momento di dire basta. Visto che mio marito era in attesa che confermassero il suo contratto e per noi quindi il periodo non era dei migliori per restare con un solo stipendio in casa e nemmeno certo, sono restata sacrificando un po’ della mia vita di coppia e per certi versi anche la bambina (per fortuna, avendo i genitori ancora giovani, mia mamma si è subito offerta di aiutarmi), ho sopportato. Credo che sia scattata in me a quel punto una molla….la molla del “chi se ne frega”.
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Roberta. Tante svolte nella vita

Ho 44 anni, sono stata convivente, sposata, fidanzata e oggi sono una donna single. Sono cresciuta in pronvicia di Genova, ma a 22 anni ho lasciato casa per seguire il mio fidanzato che si trasferiva a Firenze dove avrebbe proseguito gli studi. Pur abbandonando l’università, la facoltà di Lingue, mi sono inventata un “piano di studi” tutto mio, approfondendo la conoscenza di tedesco e inglese al di fuori dell’università. Dopo meno di un anno dal mio trasferimento in Toscana, il mio ragazzo mi ha lasciato evocando una sua presunta crisi esistenziale. Un piccolo dramma per me che, sola, senza una tetto sulla testa (avevamo azzardato una convivenza troppo prematura), senza dei veri contatti in città, mi sono trovata davanti a una scelta: tornare sui miei passi - avevo chiuso malamente i rapporti con la mia famiglia - o fare un salto nel buio cercando di sopravvivere in una città quasi sconosciuta, da zero. La mia insegnante di tedesco di allora, nel momento in cui le avevo comunicato che avrei dovuto interrompere le lezioni per concentrarmi nel trovare un lavoro e perché di soldi per pagare le lezioni non ne avevo più, mi ha accolto in casa sua per i primi mesi, forse impietosita da una situazione di solitudine e abbandono in una città nuova, simile a quella che lei stessa aveva conosciuto dieci anni prima.
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Luisa. Diventare la donna che voglio essere

Mi chiamo Luisa, ho trentatré anni, e sto per sposarmi. Provengo da una famiglia che si può tranquillamente definire molto agiata, anche se la mia situazione personale è leggermente diversa. Ho un lavoro che amo, insegno in un’accademia di danza, ma che purtroppo è malpagato ed essendo a progetto non mi offre praticamente nessuna garanzia. In ogni caso me lo tengo stretto, anche se so che una volta sposata il mio stipendio non potrà che essere un piccolo contributo all’economia familiare. Il mio futuro marito fortunatamente lavora e guadagna bene, il che, teoricamente, dovrebbe costituire un elemento di tranquillità guardando al futuro.
Ma non è esattamente così…ed ora capirete cosa voglio dire.

Ieri sono stata a trovare mia nonna Adalgisa, che ha ben 101 anni e vive insieme ad una sua amica 80enne, una donna che sono ormai abituata a vederle accanto e considero una sorta di zia acquisita (vivono insieme da quando mia nonna aveva circa ottant’anni e lei sessanta). È una signora taciturna, lavoratrice, sempre vestita umilmente, e che fa ormai praticamente parte della famiglia. Sino ad oggi però non sapevo molto della sua storia personale. Sapevo che era stata sposata, che non aveva problemi di denaro, e poco altro. Ieri, invece, mia nonna era sola in casa, Elsa - così si chiama la signora - era uscita, e abbiamo iniziato a chiacchierare (mia nonna ha 101 anni, ma uno spirito ed una lucidità ancora estremamente vivi ed acuti).
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