Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

Archive for Febbraio, 2011

Claudia. Sono solo una studentessa

Sono Claudia, ho 23 anni, sono una studentessa.
Da poco ho iniziato un corso specialistico in lingue per perseguire il sogno di insegnare un giorno.
Faccio parte della generazione delle incertezze, del precariato, della non-speranza, ma visto che in casa mi hanno insegnato che in fondo sono più fortunata di molti altri, da alcuni anni mi sono avvicinata a diverse realtà di volontariato della mia zona di Milano.
Dedico i pomeriggi ai ragazzini delle comunità per aiutarli nei compiti o farli divertire organizzando festicciole o attività giocose e, poi, suono per loro la chitarra (così mi impratichisco io stessa anche a confrontarmi con un pubblico :=)).
A me piace confrontarmi con il mondo che c’è lì fuori e anche scoprendo le storie di ciascuno dei ragazzini che aiuto è il mio modo per conoscerlo meglio, per quanto ognuno di quei racconti possa essere triste e pieno di dolore. A volte però la sfida più grande è discutere con i miei compagni di università e gli amici: miei coetanei con esperienze e opportunità più o meno simili alle mie. Trovo poca voglia di reagire e mi rendo conto che per quanto grave - dovremmo avere noi in mano le sorti del mondo di domani, no? - è una condizione molto molto diffusa anche in quelli che sono addirittura ancora più piccoli di me.
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Emilia. Almeno prima sognavo, oggi vivo un giorno dopo l’altro

Sono mamma! sono mamma!
Quanta gioia e quanta paura!
Oggi la mia pianola Antonia compie tre mesi. Io le sto accanto, la guardo e gioisco. Poi mi sale una sensazione di spavento perché a trent’anni, con l’affitto da pagare, le spese quotidiane da gestire e con solo il mio compagno, per ora, a portare a casa uno stipendio fisso -  ma lavorando con turni e orari complicati - non è facile e so che non lo sarà, nemmeno posso immaginare per quanto a lungo!
Laureata a pieni voti in architettura, specializzata in disegno di interni. Mai periodo migliore, pensavo, quando stavo per finire con gli esami! Con così tanti palazzi in cantiere, con così tanti progetti…e poi la realtà vera: pochi soldi, poca voglia di pagare, troppi altri professionisti e neo-laureati in giro e troppa “fame” di manovalanza a costo quasi zero.
Sono partita per provare a cavarmela oltreoceano facendo un po’ quello che trovavo. In una sosta a New York, che doveva essere di solo qualche settimana, incontro Francesco. Un amico di amici. Una serata a cena. Poi un party, una passeggiata nel parco, sempre più tempo al telefono…scoppia l’amore. Prolungo la mia permanenza. Faccio la follia di vivere subito intensamente questo nuovo rapporto e mi cerco un lavoretto nella grande mela, senza aver programmato di fermami lì più di una vacanza lunga.
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Carla. La libertà di scegliere

Mi chiamo Carla, di professione faccio l’architetto, sono mamma di Matilde di 3 anni e convivo da 7 con Gianni.
Ho una vita normale: sono cresciuta in una bella famiglia, circondata dall’amore dei miei genitori e delle mie sorelle; ho avuto un percorso scolastico buono condiviso con tanti amici/compagni di scuola; mi sono laureata e ho fatto la gavetta in alcuni studi di architettura fino a quando – 6 anni fa – con due compagni d’università abbiamo deciso di aprire uno studio tutto nostro, con i pro e i contro che questa decisione ha comportato.
Quindi tutto bene, non senza le difficoltà che la vita riserva a tutti. Poi sono diventata mamma e le difficoltà sono aumentate e anche qui nessuna novità, sono una donna come tutte le altre!
Matilde mi ha sconvolto la vita: le priorità sono cambiate, gli equilibri sono cambiati, io sono cambiata…ma non mi sono trasformata né in wonder woman, né in un’aliena.
Durante la gravidanza ho lavorato fino al giorno in cui ho partorito, poi ho deciso di prendermi il tempo necessario per dedicarmi alla mia bambina, quindi ho allattato per sei mesi, ho curato e coccolato Matilde da “brava” mamma, ma c’è un ma.
Sono stata contenta di fare la mamma a tempo pieno, ma alla lunga ho sentito che quel ruolo non mi bastava. Ai giardinetti non riuscivo a “bearmi” della vista di mia figlia mentre giocava con gli altri bambini né riuscivo a farmi bastare quella come unica occasione di confronto con altri adulti, anche perché alla fine si parlava solo di sederini irritati e nasi che colano.
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Mariateresa. Non continuiamo a stare alla finenstra!

In questo periodo mi sento davvero indignata e avvilita se penso alla condizione femminile in Italia: siamo arrivate alle manifestazioni in piazza ma non vedo poi grandi prese di posizione o possibilità di cambiamenti. Anzi sono stata informata che il cammino della legge sulle quote rosa nei Consigli di Amministrazione ha subito uno stop. Sembra si sia tutti anestetizzati su tutto e parole come “rispetto” e “dignità” paiono facenti parte di un vocabolario di utopie.
Che tristezza. Se penso ai soprusi mediatici che dobbiamo subire ogni giorno nascono in me sentimenti così forti che riesco a malapena a controllare. Sono più di 20 anni che lavoro con passione e dedizione, superando anche grandi difficoltà legate alla mia vita privata, dando prova di affidabilità e onestà. Certo ricopro un ruolo importante (sono diventata dirigente a 40 anni, direi un miracolo!) in un’azienda strategica per la gestione del territorio ma a volte mi sembra che non mi sarà mai possibile sfondare il “soffitto di vetro”. Sono una sgobbona riconosciuta come tale, ma autorevolezza e rappresentatività paiono così lontane. Fino a qualche anno fa il mio essere considerata “una bella donna” toglieva credibilità e costringeva a “spostare l’asticella” per dimostrare sempre e ovunque il mio valore. Forse in questo l’invecchiare mi aiuterà (in fondo è da un bel po’ che non sono più minorenne……).
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Le quote rosa: un dibattito aperto.

In queste ultime ore una mobilitazione pacifica sta riportando all’attenzione dei media sulla questione quote rosa nei cda.
È calendarizzata per settimana prossima la discussine alla Commissione finanze del Senato che potrebbe portare all’approvazione della proposta di legge (che ha già superato l’esame alla Camera). In merito, qualche giorno fa però Confindustria, Abi e Ania hanno chiesto che il Senato riveda il testo della proposta bipartisan Golfo-Mosca che prevede l’introduzione del 30% del genere meno rappresentato nei cda delle aziende quotate (a partire dal primo rinnovo dei board).
Questa richiesta, se accolta da Senato, rischia di rallentare l’iter di approvazione e da questa presa di posizione è partita l’azione di tante donne, gruppi, associazioni professionali e semplici cittadini.

La notizia nello specifico ha dato il via a una mobilitazione online, diffusasi sempre di più durante le scorse ore. L’azione proposta è semplice: l’invito è quello di inviare una email (sul sito di Alessia Mosca un esempio di testo da inviare) al Presidente del Senato, Renato Schifani e al Presidente della Commissione finanze (sempre del Senato), Mario Baldassarri affinché facciano in modo che la legge venga discussa senza pressioni esterne e non venga, quindi, rivisto e modificato il testo approvato a fine 2010 alla Camera.

La mobilitazione si sta muovendo in modo trasversale e ha già catturato l’attenzione di diversi media. qui di seguito segnaliamo alcuni articoli pubblicati nelle ultime ore.

Quote rosa: scatta la grana liste, MilanoFinanza, 18/02/2011

Quote rosa: stop in Senato?, di Barbara Rivoli, Style.it, 18/02/2011

Quote rosa: nei CDA per legge, donne manager favorevoli, di Teresa Barone, Dire Donna, 18/02/2011

Commercialisti, non stravolgete la legge sulle quote rosa, Confesercenti servizi, 18/02/2011

Quote rosa nelle aziende: una mail per far passare la legge, Donne di oggi/alfemminile.com, 18/02/2011

Riparte l’iter delle quote rosa, cambiamenti alla legge. Pro e contro - Sondaggio, di Monica D’Ascenzo e Elena David, Il Sole 24 Ore, 18/02/2011

Una legge annacquata non piace alle donne, di Sara Bianchi, da Il Sole 24 Ore, 17/02/2011

Le quote rosa, di Maria Laura Rodotà, Avanti Pop/Corriere della Sera, 17/02/2011

Gli indirizzi email a cui mandare l’email per prendere parte alla mobilitazione:
Renato Schifani, Presidente del Senato: segreteriagabinettopresidente@senato.it
Mario Baldassarri, Presidente della Commissione finanze del Senato: mario.baldassarri@senato.it

Caterina. La vita è bella ed io voglio viverla!

Eccomi: sono Caterina, 42 anni, sposata, un figlio diciassettenne.
Oggi vorrei condividere con voi la mia scelta, che potrebbe sembrare azzardata, ma che in verità ha riportato nella mia vita, gioia, entusiasmo, motivazioni, insomma che mi ha reso libera!
Sono puericultrice, ho lavorato per 23 anni in ospedale.
La scelta credo che risalga proprio alla mia infanzia: sarebbe scontato e troppo riduttivo dire che mi piacciono i bambini, in realtà trovo che i bimbi siano il sale e lo zucchero della vita!
A 19 anni ho iniziato a lavorare in ospedale, una vita lavorativa intensa, per 13 anni ho fatto i turni, nel frattempo a 25 sono diventata mamma di Francesco: che sogno, finalmente un bimbo da accudire e accompagnare alla vita. Non vi dico quante difficoltà; mio marito è un turnista, i salti mortali sono niente in confronto!
Francesco cresceva, io lavoravo, mio marito anche, insomma una vita normale; spesso però, mi ritrovavo a fantasticare, che voglia di cambiare lavoro, che voglia di poter essere io ad organizzare il mio tempo.
Abito a Monza, fare la pendolare era diventato un incubo, per non parlare delle insoddisfazioni lavorative. Ho sempre creduto nel lavoro, ma negli ultimi anni, non importava più a nessuno della mia esperienza, l’essere diventata solo una matricola mi causava rabbia e disagio, mi sentivo vecchia, senza stimoli, avevo fame d’aria! Mio figlio nel frattempo si affacciava all’adolescenza… aiuto… insomma sempre di più demotivata e stanca, stanca della routine, stanca perchè non potevo essere io la protagonista della mia vita!
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Stella. Inventarsi una vita

Oggi inizia una nuova settimana e mi sono svegliata cercando di ricaricarmi della grinta necesaria per affrontare gli ostacoli della giornata!
Nuova importante settimana questa: mi sono specializzata solo qualche giorno fa e oggi, con un altro “pezzo di carta” in tasca, mi ributto nella quotidianità. È un anno difficile (finito male quello appena terminato, e iniziato con qualche speranza in più questo nuovo), ma spero anche bellissimo: difficile per tutte le nottate in bianco, le tensioni e le preoccupazioni assorbite anche nel fare da cuscinetto ai tanti pensieri di mio marito - siamo spostati da tre anni, ma conviventi da quasi 7 - licenziato alla fine dell’ennesimo contratto a tempo (sostituzioni di maternità, contratti a progetto, tempi determinati, e chi più ne ha più ne metta), le ansie per il mio percorso lavorativo a ostacoli…e con grandi buche piene d’acqua gelata (sempre precaria, mai più di sei mesi di occupazione continuata, sono ormai esperta di tutte le risposte che ti danno alla richiesta di occupazione: “in questo momento non abbiamo bisogno, non possiamo permetterci ci assumere un’altra persona, non ci serve altro aiuto”, quelli più “onesti” e cortesi; “sei troppo vecchia/giovane/preparata/specializzata/competente/incompetente/impreparata/sposata/sistemata/… nei casi più tragi-comici). Mi da speranza il sogno che l’anno sarà alla fine bellissimo la prospettiva di metterci in proprio e di rischiare - io e mio marito insieme - buttandoci in una nostra attività.
Stiamo lavorando da qualche mese al nostro progetto nato per scherzo e adesso diventato una necessità: siamo due incoscienti, ma vogliamo crederci perché se no non ci resta altro in cui sperare.
Viviamo in un paese bellissimo quanto bloccato, fermo e impossibile.
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