Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

Archive for Novembre, 2010

“Il Governo sblocca le quote rosa”

Governance. Accelera il varo del ddl: martedì il calendario, entro Natale il voto alla Camera
Via libera all’iter parlamentare sulla presenta delle donne nei cda
dail Sole 24 Ore, 27 novembre 2010
di Monica D’Ascenzo

Il clima politico e le difficoltà del governo non arrestano il cammino della proposta di legge sull’introduzione di quote di genere nei cda. È arrivato anche il via libera condizionato dal governo al passaggio in sede legislativa del disegno di legge Golfo-Mosca affidato alla commissione Finanze della Camera. Il parere, espresso dal ministero dei Rapporti con il Parlamento, ricalca le obiezioni sollevate dal dicastero dell’Economia: dovranno essere soppresse le disposizioni che prevedono l’applicazione delle quote rosa anche nel caso di sostituzione di amministratori o snidai prima della scadenza del termine. Poi, oltre alla precisazione lessicale che si tratta di un «criterio» di riparto, l’esecutivo chiede di escludere dall’applicazione di questo meccanismo il comitato per il controllo sulla gestione che di fatto è un di cui del boari.
Il passaggio in sede legislativa in commissione, che prende il posto dell’esame in Aula, consentirebbe di accelerare il varo del provvedimento e il passaggio al Senato. Martedì prossimo sarà fissato il calendario dei lavori e solo due giorni dopo la commissione Finanze della Camera dovrebbe votare le correzioni, così come anche la commissione Affari costituzionali e la commissione Giustizia. Se tutto dovesse scorrere senza intoppi, prima della pausa natalizia l’iter alla Camera dovrebbe essere concluso e la palla passerebbe al Senato. «L’attesa nei confronti di questa legge è molto alta in Italia da parte di tutte le donne», commenta Lella Golfo, aggiungendo: «Non possiamo deludere e mi auguro che in Senato la proposta di legge percorra un iter così veloce e con un così ampio consenso come alla Camera. Proprio per questo faccio appello al presidente del Senato».
Il testo bipartisan delle deputate Lella Golfo (Pdl) e Alessia Mosca (Pd), che aveva ottenuto parere positivo da parte del ministro dell’Economia con correzioni soprattutto tecniche nell’ottobre scorso, prevede che sia riservato al sesso meno rappresentato un terzo dei posti nei consigli di amministrazione delle società quotate e a partecipazione pubblica oltre che nei collegi sindacali.
Nell’ipotesi che la legge venga approvata dal parlamento e rispettando la scadenza naturale dei consigli nei prossimi tre anni, sarebbe necessario l’ingresso di circa 287 donne ogni anno, tenuta costante la media degli incaricati che nel 2010 era di 1,13 per le donne già presenti nei board, secondo le stime di ALberti Governance Advisor. Nel dettaglio le posizioni mancanti nei cda su tre anni di rinnovo sono stati 712 in tutto rispetto ai livelli attuali, che vedono le donne appena al 6,8%. Nei consigli di sorveglianza, dove la rappresentanza femminile è al 3,3%, sarebbero 29 i nuovi ingressi, mentre nei collegi sindacali, che contano il 7% di donne (10% compresi i sindaci supplenti( sarebbero da coprire 221 cariche.

Giuseppina. Faccio la nonna per scelta e passione

Di mestiere faccio la nonna, perché a 70 anni suonati mi pare pure di potermi godere i nipoti un po’ come mi piace fare.
Ho sempre vissuto una vita normale, per quello che erano i parametri di una volta: sono nata in una piccola famiglia della provincia di Novara, con due fratelli più piccoli di me di pochi anni, compagni di gioco, ma anche sostegno nelle cose di tutti i giorni e colonne portanti della mia vita. Da giovane ho imparato a lavorare a maglie e a cucire e mi sono guadagnata così da vivere.
Mi sono sposata lasciando al casa dove vivevamo tutti insieme mamma, papà e fratelli in un minuscolo appartamento del centro. Quel grosso casolare una volta era una piccola città nella città: ci si dava tutti una mano, ci si guardava a vicenda i figli o i fratelli minori, si creavano bande per i giochi, si chiacchierava e ridacchiava con le amiche, sempre e comunque tutti insieme. Non c’era la televisione, pochi potevano permettersi il lusso di averne una propria e allora la sera si stava sulle scale di casa ad ascoltare i vecchi di allora quando faceva più caldo; in inverno invece non era infrequente organizzare chiacchierate in questo o quell’appartamento, con naturalezza, senza sentirsi al telefono per organizzare o mandarsi messaggini con il telefonino - non c’erano ancora i telefonini e…non c’era bisogno, il tam tam del passaparola funzionava benissimo.
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Germana. Vale ancora la pena di parlare di questione femminile

Ogni donna è un universo a sé, eppure vale ancora la pena di parlare di questione femminile. La scarsa rappresentanza delle donne ai vertici del potere pubblico e privato è ancora un tema attuale e scottante. Se le donne dovessero veramente occupare molti più posti di quelli che occupano attualmente sarebbe necessario un passo indietro da parte dell’altro sesso. Questa lotta non è dissimile dalla lotta tra i popoli, dove le popolazioni più ricche e culturalmente meglio sviluppate necessitano dell’esistenza di popolazioni meno agiate che assolvano ai bisogni delle prime. Non può esistere uno stile di vita agiato senza servitori, cuochi, personale di servizio. Non può esistere un uomo potente senza una donna che provveda alla vita sociale e materiale dell’uomo e alla cura dei figli. Nella vita aziendale l’esercizio della leadership non è nient’altro che la gestione (più o meno illuminata) del lavoro degli altri. Il leader non può esistere senza un gruppo di subalterni che assolvono ai compiti materiali, permettendo così al leader di concentrarsi solo sulle decisioni strategiche. Questo assetto, a me pare, è piuttosto connaturato all’esser umano, e pertanto è difficile da cambiare senza un intervento imposto. Dal punto di vista della politica un esempio di tale intervento è costituito dalle quote “rosa”, da molti indicate controproducenti o persino offensive dell’intelligenza e delle capacità delle donne. Può darsi, e non c’è dubbio che il tempo porterà ad eliminare ulteriori barriere sociali, permettendo alle donne di popolare maggiormente le stanza dei bottoni. Immagino che la domanda sia se possiamo permetterci di aspettare questo tempo, e quali sono le conseguenze per le donne di oggi che hanno sete di affermazione e di indipendenza e che non vogliono aspettare qualche generazione per realizzare le proprie aspirazioni.
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Rosanna. Ho dato tanto ma ho ricevuto di più

Mi chiamo Rosanna, sono nata un giorno di Agosto del 1948, da 2 genitori giovanissimi 42 anni in due, ho vissuto sino all’età di 6 anni in una casa popolare contornata da nonni e zii da parte paterna, e affiancata da una tribù meravigliosa da parte di mamma. Sono stata felice, ho studiato sino alla terza avviamento professionale di allora e poi direttamente a lavorare perchè era necessario, sono stata fortunata anche li, perchè pur con difficoltà economiche non mi è mancato mai nulla, con i primi stipendi, prendevo 7500 lire aiutata dai mie genitori ne pagavo 9000 per una scuola di steno e dattilo e contabilità meccanica, che mi ha aiutato a crescere un pochino nel lavoro, tanti cugini tanti amici molti complessi, la prima tessera del PC a 15 anni e poi sindacalista nel settore commercio per la CGIL. Piena di complessi ma sempre con una causa da sposare, nonostante tutto nel mio piccolo una leader, lo dico senza modestia perché è la verità, nel bene e nel male, ma sempre al centro dell’attenzione. Ho dato tanto ma ho ricevuto di più, la maggioranza delle persone mi hanno voluto bene. A 21 anni l’incontro fatate, mio marito: 9 mesi conosciuti e sposati. È stato bello e in modo diverso è belllo anche ora, pur essendo totalmente diverso da me, chiuso, introverso, scavato malizioso. Mi ha reso felice, non so se ho dato più io ho lui ma siamo stati bene così, poi il primo figlio, e dopo 3 anni il secondo…. sembrava tutto perfetto…..MAI DIRLO. Dopo 33 anni di lavoro e di sindacato sono stata licenziata con un accusa abbastanza pesante, in un momento in cui mio marito era in cassa integrazione, il mio grande all’università e il piccolo al quale stavano scoprendo una grande malattia. Non mi sono arresa, grazie anche alla tantissima solidarietà e partecipazione di tantissimi, 6 anni di processi di 3 gradi di giudizio tutti vinti alla grande e condivisi da tante persone, la mia casa in quegli anni era un colosseo, era più la gente che entrava che quella che usciva, nel contempo la malattia del piccolo si faceva sempre più pesante, non voglio dirvi l’odissea, il dolore mio e sopratutto suo, i suoi 20 anni passati da un ospedale a un altro, il calvario delle speranze, era una malattia rara, sfociata poi in un trapianto. In tutto questo bailamme non semplice ho creduto nella nascita del PD, e mi ci sono buttata anima e corpo con quel poco che so fare, inciciare la gente. Ma vivo, sono andata in pensione, lavoro ancora in un call-center sono nonna, il grande ha più lauree, il piccolo nel suo posto di lavoro è considerato tantissimo, e come dice lui “si forse nel fisico manco ma ho una testa……”

Carolina. Quando mi fanno i complimenti per essere una bella donna: ringrazio e vado oltre

Sono nata il 5 febbraio 1964 a Venezia e da che ne ho memoria ho sempre giocato a calcio. Non c’è una ragione particolare per cui abbia scelto il calcio (che per altro solo in Italia è considerato uno sport intrinsecamente maschile), semplicemente sotto casa mia c’era un campetto e lì ho iniziato a muovere i primi passi dietro al pallone. A 11 anni sono stata tesserata nella serie C con la società veneziana Ca’ Bianca e a 14 ho esordito in Nazionale, nella quale sono rimasta fino a 34 anni, portando avanti nel frattempo la carriera nel campionato italiano e passando dalla serie C, alla B e, infine, raggiungendo la vetta della serie A, con alcuni tra i più grandi club italiani. Una carriera che mi ha portato molte soddisfazioni e riconoscimenti.
Ma nella mia vita non c’è stato solo il calcio. L’istruzione per la mia famiglia è sempre stata molto importante, e così era anche per me. Non credo a chi dice che fare sport a livello professionistico impedisca di portare avanti anche lo studio. Io mi sono iscritta a giurisprudenza e, nonostante gli impegni sportivi, sono riuscita a laurearmi e a ottenere l’abilitazione all’avvocatura solo con un paio di anni di ritardo rispetto al percorso classico.
Ora ho un studio legale che si occupa prevalentemente di diritto civile, in cui lavoro con una delle mie più grandi amiche. Stefania è per me un sostegno ed è lei ad occuparsi dello studio soprattutto quando gli impegni sportivi mi tengono lontana dall’Italia.
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A “Vieni via con me” gli elenchi di Emma Bonino, Susanna Camusso e Laura Morante

Non servono commenti.
Buona visione.

[Terza puntata di "Vieni via con me", di Roberto Saviano e Fabio Fazio, lunedì 22 novembre 2010]

Rosaria. Non ho mai smesso di cercare di crescere

Sono nata a Firenze nel 1964 da una famiglia agiata e con una mentalità molto borghese, ferma direi agli Anni Cinquanta. Ho iniziato il liceo nel 1977, un anno fondamentale perché segnò lo scoppiettante finale del piccolo Sessantotto italiano prima degli anni bui di Piombo. Tutte le energie ribelli represse nella primissima adolescenza scoppiarono durante la quarta ginnasio perché frequentavo un liceo molto rosso, e quindi in pochi mesi passai dall’essere una bambina innocente all’essere femminista, comunista e fricchettona. E così fui per tutto il liceo, anzi per tutta la vita, naturalmente avendo molti contrasti con la mia famiglia. Sono sempre rimasta coerente e fedele alla temperie dei miei anni liceali non tradendo mai le due mie grandi passioni, coltivate sin dall’infanzia, la poesia e il teatro. Ho cominciato la mia attività di performer in versi intorno ai 18 anni, e non ho mai smesso. Le difficoltà maggiori, non avendo da giovane problemi economici grazie alla famiglia, sono state psicologiche. Ho sofferto per oltre vent’anni di una forma grave di astenia, riconducibile alla depressione, che si manifestava con estrema fragilità del sistema nervoso, insonnia grave, ansia, fobie e una disappetenza al limite dell’anoressia (anzi sfociata a periodi in anoressia vera e propria). La malattia nervosa, causata da un conflitto insanabile fra il ruolo che mi veniva proposto dalla mentalità familiare e la mia natura individuale, soprattutto fra la mia persona come “figlia di” e la mia persona artistica, hanno reso estremamente difficoltosa la mia crescita come persona adulta, consapevole e sicura di sé, ben oltre i primi riconoscimenti come poeta e performer. Ciononostante non ho mai smesso di cercare di crescere occupandomi di poesia scritta da donne, e occupandomene a tutto tondo: come critica letteraria, come studiosa, come performer, come traduttrice, oltre che come poeta.
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