Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

Archive for Luglio, 2010

Arrivederci a settembre

Donne al volante si interrompe per la pausa estiva. A settembre continueranno le Storie di donne!

Buona estate.

Simona. Apprezzare ogni giorno per come è unico

Finito di studiare, dopo la laurea, ho coronato il mio sogno di poter insegnare così mi sono trovata da subito a fare la professoressa in una scuola superiore…ma come spesso capita, pur di seguire la passione non mi sono spaventata all’offerta di contratti a progetto. Un anno dopo l’altro, senza certezze.
Ho iniziato in un ‘ambiente che si è rivelato ostile e malsano solo dopo un po’ di tempo, un’esperienza negativa cresciuta piano piano. Non posso imputare la colpa agli alunni che, nei loro limiti, possono sorprenderti se riesci a trovare la chiave per parlare con loro, ma per la gestione di una scuola dove il mio ruolo era costantemente messo in discussione e la mia professionalità spesso contabilizzata in base alle ore trascorse in classe.
Poi la svolta: mi decido a dire basta, a mettere la parola fine a mio malessere - purtroppo trasferito troppe volte in atteggiamenti ostili in classe - e alla paura di lasciare un ambiente ormai familiare, conosciuto fin troppo bene, e di restare senza un impiego a quasi 35 anni e con una casa da mandare avanti da sola.
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Anastasia. L’amore per Ale!

Mi chiamo Anastasia, ho 25, e vivo sola con Ale, il mio bimbo di 6 anni.
Sono nata in un paese della brianza da una famiglia benestante, ho frequentato il liceo scientifico e ho fatto la maturità con il pancione. Ho vissuto, e tuttora sto vivendo, anni difficilissimi. Nemmeno ventenne sono stata abbandonata dal padre del bambino, isolata dalle amiche per ovvie ragioni di tempo, di esigenze e di diversi stili di vita, privata dell’appoggio e dell’affetto della mia famiglia, in quanto i miei genitori stavano divorziando, mi sono trovata SOLA , senza una casa, un lavoro, ma soprattutto senza il sostegno e il conforto di nessuno, se non di rarissime e preziose amiche.
Per anni ho vissuto in una comunità per ragazze madri. Il condividere la mia situazione con altre giovani donne è stato un valido aiuto, ma forte in me era il desiderio di dare ad Ale una casa vera e propria, un po’ di stabilità.
Il piccolo Ale era, e tuttora è, la mia forza e ragione di vita, grazie a lui e per lui, sono, anzi, siamo, riusciti ad affrontare periodi grigi e dolorosi, ma il suo affetto e i suoi sorrisi sono stati per me ricarica quotidiana.
Negli ultimi tempi sembra che le cosa vadano un pò meglio, ho trovato un lavoro part-time, grazie all’aiuto economico di mio padre sono riuscita a comprare un piccolo bilocale, insomma ad avere una cosa tutta per noi dove poter educare e crescere Ale, dove potermi riposare, e dove poter costruire la Mia famiglia.

Carmen. È una vita che mi piace molto

Il mio nome è Carmen, sono una donna di quasi 40 anni, non sono sposata, non ho figli e mi occupo di agricoltura in Puglia, in provincia di Lecce. Seguo questa azienda da circa 10 anni, da quando sono tornata da Roma, dove mi ero trasferita per studiare legge e fare l’avvocato ma tenendo un’occhio aperto su quello che succedeva a casa. Vengo da una vecchia famiglia di agricoltori che ha questa terra da molto tempo e l’ha mai lasciata, neanche dalle donne. Mia nonna, negli anni ’50 si è occupata dell’azienda in un periodo in cui le donne a malapena uscivano di casa, e di lei, una gran donna, i vecchi ancora la ricordano con gran rispetto. Quando mia madre è venuta a mancare sono tornata giù senza pensarci un minuto, sicuramente per stare vicina a mio padre che ha solo me, sicuramente per l’azienda di famiglia che avrei prima o poi preso in mano e sicuramente perché ero profondamente insoddisfatta di quello che facevo a Roma. Praticantato per 10 are al giorno in uno studio legale non mio, a seguire pratichette non mie, venendo pagata due lire e in un contesto di arrivisti incravattati e arriviste scosciate rampanti: ma perché, per chi e per cosa? Così, ho ringraziato e libera di legami affettivi a Roma sono tornata a casa e in azienda da me.
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Antonella. 40 anni e la vita da ricostruire

Antonella, 40 anni compiuti da 2 mesi, 2 figli e…tutto da rifare. Un anno fa la decisione di tornare a casa, al Nord, dai genitori, perché dopo anni di comprensione, sopportazione, frustrazione, non ho più la forza di fingere che tutto vada bene, che il matrimonio funzioni, che i debiti non siano sempre più pressanti, quindi senza una parola da parte sua per trattenermi (“..perché in fin dei conti è meglio così, …un periodo di separazione potrebbe farci bene, …i bambini sono un peso e i tuoi potrebbero aiutarti..”) torno per sentirmi dire “noi te l’avevamo detto. Lui ti ha rovinato la vita”, io – testarda – mi oppongo a quelle critiche, mi dico che lui sta attraversando un momento difficile e che forse, in fin dei conti, potrebbe davvero essere utile un periodo di lontananza. Passano i mesi, lui si fa sentire con i bambini a fasi alterne, quando vuole viene a trovarci, non chiede mai quando torneremo a casa, è evasivo sui progetti per cambiare la situazione e io…io lo aspetto, convinta di dover difendere il mio vero amore, per il quale ho avuto incomprensioni con i miei, ho lasciato la mia città, i miei amici, ho modellato la vita per seguirlo al suo paese, dalla sua famiglia, dai suoi amici.
Poi qualche mese fa durante una sua breve visita lascia in bella vista il cellulare, che di solito custodisce gelosamente, con un messaggio inequivocabile e così quello che mi ero rifiutata di accettare fino a quel momento mi colpisce dritto in viso: tra noi è finita, c’è un’altra e anche da parecchio.
Entro in crisi, mi chiudo in me stessa, non voglio parlarne con nessuno, non riesco più a fingere con i bambini…crollo, piango, mi dispero perché realizzo che il sogno di una vita – la famiglia, i figli, l’amore – non c’è più e forse non è mai esistito se non nella mia testa, e a darmi conferma di tutto ciò arriva la sua richiesta di separazione, probabilmente fosse stato per me sarei rimasta in quel limbo di attesa e sospensione all’infinito.
E ora…ora vivo alla giornata, non ho ancora la forza e la lucidità di prendere delle decisioni, le faccio prendere ai miei genitori, con i quali continuo a vivere e dai quali dipendo sotto tutti i punti di vista.
So che molto presto dovrò reagire, soprattutto per i bambini, che al momento sono l’unico motivo che mi fanno alzare al mattino e fare un sorriso nella speranza che oggi sia meno doloroso di ieri, non so, forse mettere nero su bianco quanto è successo è un primo passo per ricominciare, per partire da me….

Cristina. …e che ciascuno dia il suo contributo per quello che può

Sono la sorella maggiore di due fratelli maschi, e sono sempre stata la più responsabile, la più studiosa, la più paziente e anche la più minuta per corporatura.
Dopo gli studi superiori ho frequentato la facoltà di scienze motorie e ora lavoro in una cooperativa per l’assistenza ai disabili vicino a Torino. Vengo da una famiglia campana emigrata al nord per il lavoro di mio padre famiglia in cui, per fortuna, non sono mai esistite differenze tra i sessi: quello che mi competeva di fare, quando ancora vivevamo tutti insieme, erano gli stessi obblighi dei miei fratelli - tenere in ordine le camere, preparare la tavola, lavare i piatti e altre piccole mansioni simili per esempio, oltre all’immancabile: studiare! Ciascuno il suo pezzo per dare il suo contributo. Allo stesso modo ciascuno di noi tre è stato libero di scegliere come impostare la propria vita, quali strade percorrere. Liberamente.
A dimostrazione di questo c’è la mia laurea, raggiunta con non poco sacrificio, ma con grande sostegno di tutti i miei cari e la piccola attività imprenditoriale che i miei fratelli hanno avviato da soli, sostenuti sempre da consiglio del nostro fantastico papà che li aveva spinti molto all’inizio e sostiene tuttora ogni volta che le cose sembrano mettersi…male.
Durante uno dei miei incarichi temporanei ho conosciuto un ragazzo che è diventato il mio compagno di vita e con lui ho continuato a vivere un’esperienza di parità e di condivisione che già mi apparteneva nella mia casa di origine.
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Emma. Il senso della famiglia e il ruolo della donna

Mi chiamo Emma e faccio l’infermiera. Sono nata in un paese che in 20 anni è raddoppiato di dimensioni e per certi aspetti ha completamente perso la sua natura, anche se io riesco ancora a vederci l’autenticità che mi ricordo di aver conosciuto quando ero piccola.
Unica figlia femmina in una famiglia con tre fratelli maschi ho capito presto quale sarebbe stata la mia strada: mi sono iscritta al corso professionale da infermiera e da oltre due decenni faccio questo lavoro che mi piace tantissimo.
Ho avuto la fortuna di crescere condividendo tanto con i miei fratelli, condividendo con loro i giochi, tante vacanze, tante feste. Così come ho condiviso le feste alcune vacanze e alcuni giochi con i tanti cugini e le zie, i nonni (finché ci sono stati) e gli amici più cari. Insomma una tipica famiglia italiana dove gli affetti sono ampliati e divisi tra tanti parenti.
Negli anni io e i miei fratelli siamo cresciuti, i miei genitori sono invecchiati, piano piano ci sono stati i matrimoni dei miei fratelli e degli amici più stretti, poi sono nati anche tanti “nipotini”. Ora sono “ufficialmente” zia di 3 ragazzi che mi godo quando posso, tutte le volte che posso. Per loro faccio la tata quando hanno bisogno, li ascolto nei loro problemi di bambini e adolescenti per quello che mi vogliono raccontare e mi diverto a tenerli impegnati nelle ore che passano con me.
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