Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

Archive for Giugno, 2010



L. I sogni di ragazzi che vogliono fare qualcosa di buono. E sono in tanti

Ciao, mi chiamo L, dico solo l’iniziale perchè da noi in Calabria la riservatezza è un valore praticamente assoluto e io mi adeguo, abitando qui da 28 anni, da quando sono nata. Quasi più precisamente in un paese a una sessantina di km da Crotone. Profondo sud. Cresciuta in una casa fuori dal paese, ho patito pure la lontananza dal mio piccolo centro di gravità. Una famiglia di lavoratori, operai perbene e molto all’antica, mio padre ora è in pensione anticipata, mia madre è quarta di otto fratelli, è sempre stata in casa e non ha mai avuto la patente, ho un fratello più grande che si è laureato, lavora all’estero e ritorna l’estate, e poi la nonna paterna, che ha vissuto con noi fino a pochi anni fa, quando se ne è andata. La nonna era il mio punto di riferimento, tutta vestita di nero stava d’inverno davanti al camino e d’estate seduta fuori la porta, sempre facendo qualcosa. Parlava un dialetto che non c’è più, imparato in paese quasi un secolo fa. La casa era la sua e ci si era trasferita con il nonno negli anni ‘50, quando gli diedero un po’ terra da coltivare e una casa molto grande (che miei hanno poi diviso in due: una parte dove ci abitiamo e una, più bella, che tengono chiusa).
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Miriam. In itinere

Sono le ore 06:00, la mia sveglia suona, mi vesto di fretta, afferro la valigia già preparata, esco di casa, diretta all’aeroporto di Milano-Malpensa. L’appuntamento con Sveva, una collega dell’Università, anche lei precaria, è per le 07:30. Ci incontriamo al gate del volo per Düsseldorf, ma, come al solito, la speaker annuncia l’ennesimo ritardo. Un’ora e mezza da trascorrere nella sala d’attesa… Sensazioni, pensieri si intrecciano nella mente; la giornata prende da subito la piega sbagliata… Arriverò in ritardo al meeting di Witten, dove gli altri partners del progetto europeo Familyplatform mi attendono per condividere alcuni risultati di ricerca. Dunque, durante il tragitto dall’Italia alla Germania dovrò correre, cercare di recuperare il tempo speso in attese e tempi apparentemente vuoti.
Penso a mio marito, che deve affrontare un lungo viaggio, in automobile e, ancora una volta, ci accade, nella nostra vita quotidiana, di essere “divisi”, ciascuno sulla sua strada. Il percorso professionale intrapreso da ognuno di noi tende ad allontanarci, ma un forte sentimento continua ad alimentare le capacità personali, le competenze e le abilità professionali, le motivazioni, ed è base per la vita di coppia e i futuri progetti. Progetti?
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Daniela. Non mi lascerò abbattere

Ciao sono Daniela, sono di Roma e il 14 luglio è il mio compleanno. Quando penso a come saranno gli anni a venire un po’ mi spavento ma non perché ho paura del futuro, piuttosto per le difficoltà che ho incontrato prima di arrivare a come sono oggi.
Fisso qualche momento.
All’età di otto anni ho passato diversi mesi in ospedale prima di sottopormi a un intervento delicato al cuore. Di quel periodo ricordo le bambine con cui il pomeriggio prima avevo giocato e che il mattino seguente erano volate in cielo e le mamme che baciavano i loro cuscini. Di allora mi è rimasto anche un libro – ironia della sorte Cuore di E. De Amicis - che mi aveva regalato una ragazzina che si chiamava Stefania. Ho sofferto quando un giorno mi hanno detto che era morta.
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Paola. Nulla è casuale o deciso a priori

Mi presento: il mio nome è Paola, e sono nata nel 1960 in una sera di maggio.

I miei genitori volevano un maschio: quello che ho realizzato nella vita forse, all’inizio, è stato un tentativo di non deluderli, ma poi mi ha permesso di ottenere molto di più.

Ho due figli meravigliosi, allegri e fiduciosi: Bianca di 13 anni e Alessandro di 5 e sono insieme a mio marito da oltre vent’anni.

I miei segni caratteristici: non mi lascio abbattere da nulla, coltivo le mie passioni, raggiungo i miei obiettivi, cerco di essere me stessa possibilmente fuori dagli schemi.

Studiare e leggere mi è sempre piaciuto moltissimo, per il desiderio di capire di più, e più a fondo.

Le mie certezze sono la mia famiglia, il sostegno di mio marito, l’amore incondizionato dei miei flgli, le amiche di sempre e le nuove, la memoria di mio padre.
Passioni extralavoro: la lettura, lo sport, la vita di mare sempre: estate e inverno, leggere fino a tardi, cantare, i tramonti sulla mia terrazza sull’isola di La Maddalena.
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Francesca. La nostra società? Un mondo sottosopra

Mi chiamo Francesca, 38 anni, sposata, e un figlio. Sono nata e cresciuta a Roma, a parte qualche temporaneo soggiorno più o meno lungo “fuori porta” per motivi di studio. Dopo la maturità classica in una buona e borghese scuola della capitale, mi sono iscritta all’Università La Sapienza, cercando di combaciare studio e un lavoro per una società di marketing che avevo trovato poco dopo. Dopo tre anni in cui avevo tralasciato troppo gli studi ho lasciato il buon lavoro per riprendere a studiare in modo esclusivo. Forse è stato un errore, ma così è stato. Ho finito gli studi in sociologia in due anni e sono tornata sul mondo del lavoro lavorando con mio padre, occupandomi di rappresentanza. E così faccio ancora da quando mio padre mi ha lasciato in eredità la società.

Devo dire che reputo di aver avuto una vita fortunata per le possibilità che mi ha offerto, ma che non mi ha risparmiato dolori e responsabilità precoci, e comunque ben più difficile e faticosa di come mi aspettavo, anche per i tanti ruoli diversi da ricoprire: mamma, figlia, sorella, manager, amica, moglie, nuora (ruolo da non sottovalutare..). Tutti ruoli svolti integralmente e senza tralasciare nulla se non “io”, ma quello è un ruolo che viene dopo.
Anche quando durante la vita ci sono le difficoltà c’è sempre qualche altro ruolo che viene prima, però credo e spero che almeno possano essere occasioni per diventare migliori. O forse è una scusa perchè l’idea di fermarmi mi mette un po’ paura, temo di essere poi travolta da una montagna di cose che mi seguono, tra cui me stessa. Spero di poter aiutare mio figlio a partire se vuole andare via, a non aver lacci e lacciuoli che gli impediscano di volare, spero possa avere in mente e cercare una società più giusta, meno individualista e più onesta dell’Italia di oggi. E se sarò riuscita in questo allora il bilancio della mia vita avrà un valore positivo in più.

La nostra società? Non ho molte speranze di vedere un mondo se non migliore ma più educato e rispettoso degli altri. Mi sembra di vedere invece uno sbraco generale, futilità diffusa e politica lontana dalle persone, dove i bravi e i decenti sono mosche bianche e un governo che sta dalla parte dei cattivi. E questo nell’indifferenza rassegnata dei cittadini. Un mondo sottosopra. Però spero nelle donne, questo si. Spero possano avere un ruolo morale e operativo che corregga una società che si sta avvitando su se stessa. Sempre relegate a ruoli marginali nel mondo del lavoro e in politica, le donne rappresentano nel III millennio la nuova “frontiera”, sarà la vera scoperta dei nostri tempi. Altro per ora non c’è.

Valeria. Finché c’è una donna che spera, è possibile il cambiamento

Madre svizzera e padre italiano, sono nata in riva al mare, in Liguria. E come la corrente sono scivolata via dall’Italia il prima possibile. Direzione Parigi. Dopo 21 anni d’Italia, mezza Europa girata con auto in affitto e sacco a pelo, una laurea in tasca presa quasi un anno in anticipo rispetto al normale, ho deciso di andare. All’estero. Ed è stata una scoperta. Il sistema di welfare che vige oltralpe, l’aria di meritocrazia respirata.

Ho iniziato con un corso di francese. E serate in cui il turco si mischiava allo spagnolo, all’inglese, al russo, all’italiano. Serate con amiche che ancora conservo. Poi il primo lavoro, in una gelateria. E a giro di posta commessa in una boutique. Nel frattempo ho preso tutti i certificati di francesi possibili e mi sono presentata all’Istituto italiano di cultura per uno stage. Poi a Radio France Iternational. Dove mi hanno presa.

Sono tornata in Italia per riprendere gli studi. Laurea specialistica col massimo dei voti e poi di nuovo Francia. Un’ipotesi di dottorato in linguistica. L’orgoglio di presentarsi a un professore mai incontrato prima e di essere apprezzata in base a un’idea. Senza alcun appoggio. Solo la forza dello studio e della dedizione.

Ho visto le mie amiche d’allora rimanere in Francia e trovare contratti a tempo indeterminato. C’è chi fa l’assistente stilista, chi il photo editor, chi il consulente in una grande azienda. Con stipendi che permettono di mettere da parte un gruzzolo. Chi accende un mutuo senza dover chiedere ai genitori. Chi si sposa.

Scrivo loro da Milano, Italia. Insieme tessiamo progetti da realizzare insieme. L’idea di aprire, in futuro, un’attività nostra con doppia sede italo-francese. Nel frattempo, lavoriamo per crescere il più possibile professionalmente. Ciascuna nel proprio settore. Ciascuna nel contesto in cui si trova. Facendo sempre del proprio meglio senza perdere l’entusiasmo. Perché finché c’è una donna che spera, è possibile il cambiamento.

E per questo paese, spero in una donna premier.

Annalisa. Se sei allenata a tenere insieme famiglia, interessi personali e lavoro

Sono nata il giorno in cui gli Americani partivano per la Luna: Non so se sia un segno o meno ma sta di fatto che, dopo un paio di anni come consulente nel ruggente Nord Est degli anni ’90, a 27 anni sono entrata in un grande gruppo energetico e a 32 mi sono ritrovata dirigente in grande azienda di telecomunicazioni controllata da una multinazionale cinese in cui, poco tempo, dopo sono diventata direttore di dipartimento a diretto riporto dell’Amministratore Delegato. Mi sono sposata, per 10 anni, insieme a mio marito, ho cercato un figlio che non è arrivato e, sepre insieme a lui, ho girovagato abbastanza per l’Italia per cogliere le opportunità professionali che mi venivano di volta in volta offerte.

Con il tempo ho visto crescere professionalmente, accanto a me, altre donne (dalle top manager alle semplici impiegate) tutte accomunate da una marcia in più fatta di concretezza, tempestività, approccio multitasking, miglioramento continuo e capacità di gestire anche quegli elementi soft (clima, motivazione, fidelizzazione) che fanno la differenza tra un’azienda così e così e una vincente.
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