Giornalista per passione, ho iniziato a lavorare nei primi anni ‘80 grazie ad una borsa di studio della Fnsi (il sindacato dei giornalisti) che mi ha permesso di fare uno stage in diverse redazioni e di scegliere il settore nel quale mi sarei specializzata, ossia il giornalismo economico. Anni d’oro, quelli, per la nostra professione: viaggi all’estero, convegni nelle località più esclusive italiane e non, stipendi elevati come mai più in seguito. Insomma un periodo da privilegiati. Dopo una decina d’anni di lavoro “in prima fila” sono diventata giornalista parlamentare, un ruolo che pensavo di poter conciliare con un figlio, passando da un contratto con obbligo di presenza a uno di collaborazione. Un contratto che viene vissuto ancora come un privilegio, ma che non ha di fatto tutele sindacali. Complice la crisi aziendale mi sono quindi ritrovata a tutti gli effetti fuori dal lavoro, non volendo neppure prendere in considerazione la possibilità di tornare al tempo pieno, ma in un ruolo marginale.
Continue reading ‘Antonella. Chiudere la porta all’odioso dilemma “famiglia o carriera”’
Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.
L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.
Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!
Archive for Giugno, 2010
“Rena, mi chiamano Rena da sempre, anche se mi chiamo Irena. Irena era nome complicato assai per dove sono nata. Il papà era pescatore a Badolato quando - prima della guerra - i pescatori erano poveri e noi eravamo una famiglia con 5 figlie tutte femmine e uno maschio. Mamma diceva che era una disgrazia che senza dote non ci sposava nessuno. E così – quasi – è stato.
Allora, alla Marina c’erano trenta case di pescatori e dieci palazzi di signori, ma venivano solo in villeggiatura per fare i bagni di mare. Quando avevo 15 anni il paese si era ingrandito ed io andavo a servizio in una casa di signori. Mi facevano mangiare, guadagnavo qualche soldo, ma mi avevano comprato anche le scarpe e mi davano i vestiti smessi. Erano belli ma mi stavano larghi che ero troppo magra. Poi un giorno la signora mi ha detto: ti caccio che mio marito ti guarda troppo. Io vado al mare e da sola con lui nella controra non ti lascio. Il marito mi guardava veramente e sapevo anche cosa perché.
Continue reading ‘Rena. Il racconto di una donna’
Pur avendo frequentato le scuole italiane dalle elementari fino alla Maturità Classica (quindi greco e latino compresi), ho iniziato a 5 anni a studiare il francese, a 9 l’inglese, a 15 il tedesco e a 19 lo spagnolo. Da piccola nella mia stanza avevo una scuola e tante bambole come alunni, ognuno dei quali aveva il proprio quaderno dove eseguire esercizi di aritmetica, francese, geografia, disegno no, perché sono sempre stata negata. Io davo i voti ogni settimana, ma non ero parziale. C’era un bambolotto di nome Niko, di colore, proveniente forse dall’Africa che aveva i voti più alti, forse perché era l’unico maschietto e io lo adoravo. Al conseguimento della Maturità Classica, a differenza di tanti giovani che non sanno a quale Facoltà iscriversi, per me il discorso era un po’ diverso: io non sapevo a quale non iscrivermi, essendo interessata a tutte con esclusione di Architettura e Ingegneria. Alla fine decisi per Scienze Politiche (erano previsti esami di due lingue straniere), pertanto potevo fare studi giuridici come a Giurisprudenza, ma anche continuare con le lingue.
Continue reading ‘Paola. Mi togliete le ali, ma io volerò ugualmente’
Mi chiamo Marisa Parmigiani, tra poco più di un anno compirò 40 anni. Ho un marito ed una piccola adorabile figlia che a tre anni ha già deciso che lei non vuole crescere perché si deve solo lavorare. Lavoro da oltre dieci anni nel movimento cooperativo, dal 2001 sono segretario generale di Impronta Etica, un’associazione di imprese per la responsabilità sociale d’impresa. Sono diventata dirigente in Coop nel 2008, alla giovane età di 36 anni e con una figlia di un anno, non credo sia un’esperienza diffusa.
Al mio ruolo si chiede di mediare e contestualmente di innovare, non è una richiesta da poco. Non ci sono leve, in molti casi il budget è di altri. Credo che quello che ogni giorno faccio, occupandomi di temi molto di moda quali la sostenibilità, la coesione sociale, sia quello che probabilmente facevano le donne contadine di un secolo fa: gestisco il consenso degli uomini e tra gli uomini, muovendomi ad arte affinché ciascuno sia convinto di essere colui che “indirizza”, mentre si sa che nella maggior parte dei casi le nostre società contadine erano matriarcali; faccio “le nozze coi fichi secchi” ingegnandomi ad operare in estrema economia, che avremmo detto appunto “frugale”, ma alla fine festeggio sempre i matrimoni; accudisco i “piccoli” cercando di trasmettere loro valori, competenze e passione, perché senza il loro entusiasmo e la loro abnegazione sarei come una madre sterile.
Continue reading ‘Marisa. Lasciare un’Impronta etica’
Ogni persona ed ogni vita ha qualche cosa di originale in sé che valga la pena di essere raccontata perché ognuna l’ha vissuta e la vive in modo unico e irripetibile.
Questo non vuol dire necessariamente che questo raccontare e raccontarsi debba segnalare per forza o solo grandi successi e affermazioni; può raccontare invece tanti momenti di difficoltà con cui ci si è dovuti confrontare nel tempo e, se questi sono stati superati, offrire una buna esperienza fra tante altre.
Certo il contesto in cui si nasce è il primo tassello con cui si deve fare i conti, e dopo il contesto geografico, quello economico, quello lavorativo ecc.
Per mia esperienza posso dire che la vita è stata all’insegna dell’imprevisto e della volontà.
Sono nata in una famiglia complicata per la storia vissuta nel drammatico periodo dell’ultima guerra, che ha portato via loro ogni cosa, ogni bene materiale ma non gli affetti e non l’intelligenza.
Perché la violenza può fare terra bruciata ma non può privare l’individuo dell’intelletto e dell’umanità che ha in sé.
Continue reading ‘Marta. La vita all’insegna dell’imprevisto e della volontà’
Mi chiamo Argeta, ho 25 anni volati via e una valigia piena di sogni che, ogni tanto, apro per sbirciare e assicurarmi che i sogni siano ancora tutti lì, al sicuro. Nel cuore.
Non mi sembra vero, come vola il tempo! Eppure era “ieri” quando vivevo (o sopravvivevo?) in Albania, in una casa così piccola per abitarci in dieci, che quando lo racconti in giro nemmeno ti credono. A cinque anni sono venuta in Italia con la mia famiglia, a causa della povertà e delle condizioni disagevoli in cui convivevamo. Siamo stati cinque mesi a Brindisi e io per quei cinque mesi non ho più parlato, perchè qui la mia lingua era diversa e io ero troppo piccola per capire cosa stava succedendo. Oh, no, non pensate che abbiamo pagato una fortuna per venire qui! Perchè se mai avessimo avuto una fortuna ce ne saremo rimasti nella nostra casa, felici, nel nostro paese.
Direi che lo sbarco del 1991 è stato uno dei pochi sbarchi in cui i clandestini non hanno tirato fuori una lira per il viaggio. Quando si è poveri veramente è già tanto risparmiare per aver da mangiare ogni giorno.
Continue reading ‘Argeta. Non esistono sogni irraggiungibili, quando è il cuore a comandare’
Cosa raccontare di me? Mi chiamo Patrizia e mi reputo una persona comune. Una tipa forse un po’ iperattiva che è cresciuta tra sindacato e politica… quando mi dicono che sono un maschiaccio rispondo che sono una donna e si vede! Biologo e biomedico, lavoro come tecnico di laboratorio, ma questo è solo uno degli impegni della mia giornata.
Fin da piccola, mia nonna ci addormentava con il “Bella Ciao” e noi quattro nipoti siamo cresciuti accompagnati dalle storie di partigiani, del nonno caduto in missione a Marina di Pietrasanta, dei periodi della resistenza. Certo l’interesse politico non poteva andare che in quel senso… anche se fin troppo presto per le età medie dei politici italiani!
Un impegno politico da donna, in un paese che considera la politica impegnata, come un qualcosa da far gestire a uomini. Questo si traduce in “frenate” continue e rincorse “a testa bassa” per buttare giù porte di omertà e di diffidenza: uno dei miei difetti più grandi, che in questo caso diviene pregio, è la testardaggine… purtroppo per “loro”!!!
Continue reading ‘Patrizia. “A testa bassa” per buttare giù porte di omertà e diffidenza’


