Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

Archive for Maggio, 2010

Stefania. Provare, sbagliare, chiedere scusa, ricominciare, restare interdetti, ma non tacere!

Sono Stefania ho 42 anni. Per il mondo sono donna, madre, ingegnere, moglie e figlia. Non necessariamente in quest’ordine! Per me solo persona di sesso femminile!

Sono nata in Basilicata dove sono cresciuta serena in una classica famiglia della borghesia italiana con una sorella e due meravigliosi genitori che mi hanno insegnato a trovare le risposte alle mie domande senza costringermi ad accettare le loro. A 18 anni ho lascato il mio paese per trasferirmi a Roma a studiare ingegneria. Una facoltà ancora considerata per soli uomini. Qui per la prima volta ho cominciato a pensare che forse essere donna era “diverso” da essere uomo. Mi sono laureata prima dei miei colleghi maschi non dando peso ai commenti che seguivano l’esame: per forza che l’hanno promossa è donna o, per forza che l’hanno bocciata è donna!
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Rosaria. Unica donna geometra nel proprio paese, tra le poche nell’intera Regione!

Rosaria Briamonte nata a Sarcangelo (PZ) il 20/08/1969

Quarant’anni, sposata, due figli, geometra, assessore con delega ai servizi sociali, politiche giovanili e per anziani, turismo e beni culturali del comune di Sant’Arcangelo (PZ) dove ho scelto di vivere, sia pure rompendo schemi e modelli prefissati, coltivando da subito la speciale determinazione delle donne che hanno costruito la propria vita non sull’appartenenza di genere ma sulla propria volontà.

È stato così che, contravvenendo alle aspettative familiari, mi sono iscritta all’I.T.C.G., scuola frequentata in quegli anni in prevalenza da maschi.
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Alessia. Nel paese che non sembra essere dalla parte dei giovani e delle donne

Mi chiamo Alessia, ho 34 anni, vivo e lavoro a Milano e a Treviso, la mia città natale.

Sono un Avvocato.

Lo dichiaro con orgoglio perché, fin da ragazzina, ho sempre pensato che avrei esercitato questa professione, con costanza e passione, per tutelare i diritti della persone, per il senso di giustizia che mi ha sempre contraddistinto.

Forse è per questo che già alle scuole medie la mia amatissima insegnante di italiano e storia diceva sempre a mia madre che - non c’era dubbio -avrei fatto il magistrato e avrei lottato per la giustizia.

Sarei forse partita io e la mia “bandiera”, diceva.

Nel 2004 ho superato l’Esame di Stato e ho collaborato con numerosi Studi legali della città dove sono nata, Treviso.

Posso dire di aver tenacemente resistito e, nonostante più di una volta mi sia venuta voglia di “cambiare strada”, ora finalmente inizio ad avere le soddisfazioni che solo l’esercizio in prima persona della professione possono dare.

Continuo ad approfondire il diritto di famiglia con particolare attenzione al diritto minorile.

Cerco di affrontare il difficile compito di introdurre nel mio Studio l’applicazione di ciò che ho imparato in materia di mediazione familiare.

Non posso dire che gli anni passati siano stati facili.

Anzi.

Come non posso dire sia facile ora: essere donna ed essere giovane in questo settore di attività non premia.

Non passa giorno che io non mi senta chiamare “signora” o “dottoressa” e non avvocato.

Questo Paese non sembra essere dalla parte dei giovani e non sembra essere dalla parte delle donne anche se, più di una volta e a più livelli, viene riconosciuto il nostro “valore aggiunto”.

Mi piacerebbe una politica di rinnovazione, meritocratica, formativa.

La mia fatica, come quella di tante colleghe, vale comunque la gioia che un procuratore ha quando riesce a far valere il diritto anche di un solo bambino ad essere sereno, tutelato e amato.

Elisabetta. Affrontare un percorso non facile, ma neppure impossibile

“Mi piaceva soffermarmi sulla spiaggia e guardando il mare calmo all’orizzonte proiettavo i miei pensieri al domani, provavo a sognare le mete che avrei voluto “conquistare” da “grande” con la consapevolezza di dover affrontare un percorso che non sarebbe stato facile, ma nemmeno impossibile”.

Uscivo dalla ragioneria non molto soddisfatta della valutazione dell’esame di maturità che vide penalizzare diversi di noi studenti dell’ultimo anno, tantè che sfiduciata un po’ del sistema “corrotto” che mi resi conto avvolgeva il campo dell’istruzione, decisi di far domanda per l’università solo pochi giorni prima della scadenza delle iscrizioni a un patto con me stessa però: se superavo subito il primo esame avrei continuato; contrariamente avrei lasciato gli studi. Provengo da una famiglia monoreddito e poiché la scelta di proseguire con la formazione universitaria comporta rinunce e sacrifici che ricadono su di noi giovani ma anche sulle spalle dei nostri genitori, per correttezza nei confronti della mia famiglia mi sono posta il problema e di conseguenza la responsabilità di quell’impegno che avevo deciso d’intraprendere. Mi iscrissi alla facoltà di Scienze Biologiche con l’intento d’interessarmi ad una disciplina che potessi sentire vicino e che mi consentisse di rapportarmi all’umana realtà nel campo della medicina. Ed è qui che, dopo la laurea, comincia il mio percorso più avventuroso e non privo di vicissitudini.
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Eloisa. Alla politica chiedo il buon esempio e gesti concreti

Sono donna, giovane e meridionale. Insomma nell’hit parade della sfiga arrivo prima. Dimenticavo: ho anche una sorella disabile. Mi chiamo Eloisa Covelli, ho 26 anni e faccio la giornalista. Non perché figlia d’arte o perché troppo svogliata per lavorare, ma per autentica passione e spirito di servizio. Ho alle spalle una carriera senza macchia: media più alta nel liceo della mia città, laurea in Giurisprudenza presa a tempo record, lunga gavetta nelle redazioni… A 26 anni ho otto anni di lavoro sulle spalle e pubblicazioni nei principali giornali italiani. L’anno scorso ho creato, con una cooperativa di colleghi, un giornale che si chiama l’Altro quotidiano. Sono tra i pochi giovani ad aver finito la laurea in corso e tra i pochissimi ad aver fatto un’impresa. Tutto questo non basta a evitare la domanda più o meno esplicita: «Chi ti ha piazzato? ». In un paese come il nostro, se sei donna e fai qualcosa devi per forza essere figlia di o moglie di. Io non sono figlia di nessuno.
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Adelaide. Da un’esigenza personale a un’opportunità di lavoro

Come un’esigenza personale può trasformarsi, grazie alla forza creatrice della donna, in una opportunità di lavoro al servizio delle donne

Ricordo ancora come se fosse ieri quel colloquio, con l’allora direttore commerciale della società di ricerca procurato da un ex compagno di liceo, la forza e sfrontatezza di chi ha una vita davanti:
“… adesso voglio sapere se Le piaccio, se non Le piaccio o se ci vuole pensare e se ci vuole pensare entro quanto tempo mi fa sapere”, il sorriso ed il silenzio, poi la risposta che darà una svolta alla mia vita:
“Mi piace inizia lunedì”.

Quel giorno di 16 anni fa iniziò la mia vita a Milano, una vita fatta di lavoro, ma anche di autonomia, di nuovi amici, di nuovi amori.

Milano è una bella città se lavori e sei single, a Milano mi sono sentita accettata, io e questa città ci siamo adottate, a tempo determinato però.

A 30 anni la mia vita è cambiata all’improvviso, un cambiamento radicale che avrebbe dato una nuova svolta alla mia vita professionale, che mi avrebbe fatta confrontare con un nuovo mondo.
A 30 anni una domenica mattina ho scoperto di aspettare Francesca .
L’attesa di Francesca ha determinato da subito un immediato cambiamento: niente lavoro fino a sera, niente lavoro durante il week end, niente più spendere solo per i viaggi.
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Vera. Lavoro, sanità e famiglia: se per la politica sono optinals…(e non priorità)

Nasco a Bari il 31/12/1980 da genitori meravigliosi, innamoratissimi, orgogliosissimi dell’arrivo di una nuova vita dopo tantissimi tentativi falliti…papà un vero artista, consulente d’immagine per aziende leader nel settore della cosmesi e mamma, la mia santa mamma podologa…dopo essermi diplomata in discipline umanistiche ecco appassionarmi di economia e finanza e nel 2004, con tanta soddisfazione personale eccomi dottoressa in economia aziendale. Ritenendo la mia laurea un punto di partenza e non di arrivo, mi iscrivo a Milano a soli 23 anni al mio primo master in Economia e Gestione degli Enti Pubblici Locali e successivamente a Marketing e Comunicazione Aziendale. Tutto qui tu ti chiederai, bene ma ho sofferto molto, e perchè? Perchè nonostante una laurea a pienissimi voti, due master di gran valore (con tanto sacrificio personale oltre che economico) ho dovuto SUBIRE tante porte sbattute in faccia…diverse realtà aziendali, solo perchè venivo dal sud e perchè nel nosro paese non c’è meritocrazia, non mi hanno mai permesso di esercitare e condividere, così come la cultura del noi e lo spirito di appartenenza al gruppo lo prevedono, il mio sapere per il bene comune e il mio trascorso universitario.
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