Mi chiamo Alessia, ho 34 anni, vivo e lavoro a Milano e a Treviso, la mia città natale.
Sono un Avvocato.
Lo dichiaro con orgoglio perché, fin da ragazzina, ho sempre pensato che avrei esercitato questa professione, con costanza e passione, per tutelare i diritti della persone, per il senso di giustizia che mi ha sempre contraddistinto.
Forse è per questo che già alle scuole medie la mia amatissima insegnante di italiano e storia diceva sempre a mia madre che - non c’era dubbio -avrei fatto il magistrato e avrei lottato per la giustizia.
Sarei forse partita io e la mia “bandiera”, diceva.
Nel 2004 ho superato l’Esame di Stato e ho collaborato con numerosi Studi legali della città dove sono nata, Treviso.
Posso dire di aver tenacemente resistito e, nonostante più di una volta mi sia venuta voglia di “cambiare strada”, ora finalmente inizio ad avere le soddisfazioni che solo l’esercizio in prima persona della professione possono dare.
Continuo ad approfondire il diritto di famiglia con particolare attenzione al diritto minorile.
Cerco di affrontare il difficile compito di introdurre nel mio Studio l’applicazione di ciò che ho imparato in materia di mediazione familiare.
Non posso dire che gli anni passati siano stati facili.
Anzi.
Come non posso dire sia facile ora: essere donna ed essere giovane in questo settore di attività non premia.
Non passa giorno che io non mi senta chiamare “signora” o “dottoressa” e non avvocato.
Questo Paese non sembra essere dalla parte dei giovani e non sembra essere dalla parte delle donne anche se, più di una volta e a più livelli, viene riconosciuto il nostro “valore aggiunto”.
Mi piacerebbe una politica di rinnovazione, meritocratica, formativa.
La mia fatica, come quella di tante colleghe, vale comunque la gioia che un procuratore ha quando riesce a far valere il diritto anche di un solo bambino ad essere sereno, tutelato e amato.