Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

Archive for Aprile, 2010

Stefania. Meglio ragionare sulle “persone” che discutere tematiche “di genere”

Stefania Aleni, 61 anni, lavoro retribuito: insegnante di matematica (da quattro anni in regime di metà pensione e metà insegnamento); attività politica con gettone di presenza: consigliera di zona 4 a Milano; tutte le altre attività ricompensate o con la “gloria” (direttore di QUATTRO, mensile di informazione e cultura della zona 4 di Milano; organizzatrice di eventi culturali, di vario genere) o con l’assoluta indifferenza (la casalinga essenziale).

Nell’ormai lunga vita ovviamente ho fatto tante altre cose: mamma di due ragazze ormai grandi, rappresentante come genitore in tutti gli organi collegiali della scuola dall’asilo in su, delegata sindacale, impegnata politicamente nel PCI-PDS-DS a livello di sezione e di Federazione. Impegno di partito ormai abbandonato da alcuni anni a favore di un impegno culturale sul territorio.

Valore aggiunto nell’essere donna? Sicuramente la possibilità e la capacità di fare e tenere insieme tante attività e impegni, da quelli più semplici e umili a quelli più complessi. Senza velleità o “arrampicamenti” ma con determinazione.

Ostacoli nell’essere donna? Hai voglia…..
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Ilaria. Un cervello, delle capacità, determinazione, carattere forte e tanta voglia di dare un contributo

Mi chiamo Ilaria Lotti, ho 36 anni e sono una libera professionista, faccio l’Avvocato, credo che la mia sia una professione che come altre deve scontrarsi quotidianamente con i maschilismi di settore.
Sono nata e vissuta in una famiglia di bravissime persone, dove però il nonno e poi il padre hanno avuto un ruolo determinante: il “pater familias” che gestisce la vita dei familiari. Fin da piccola ho maturato la convinzione che il ruolo di mia madre, ruolo lodevole, non volevo che diventasse il mio, succube delle volontà di mio padre che le ha sempre gestito la vita. Ho cercato da subito la mia indipendenza e ho scelto un percorso di studi che mi portasse ad acquisire sicurezza, maturità e professionalità.
Ma lo scontro con le diffidenze per essere “una donna” sono state più dirompenti quando ho fatto ingresso nel mondo del lavoro. Diciamo che per svolgere la mia professione certe volte devo essere caratterialmente un uomo, con il valore aggiunto della sensibilità, l’orgoglio e la determinazione che sono proprie dell’”ESSERE DONNA”. Anche di fronte ad un Giudice uomo, sei una donna e devi dare dimostrazione di essere all’altezza della sitruazione, lo stesso non è richiesto ad un Avvocato uomo.
Ma questo non mi preoccupa anzi mi fa crescere ogni giorno di più.
Poi non parliamo di riuscire a ottenere incarichi di lavoro di prestigio…sei donna e sei esclusa quasi a priori. Però ho un carattere forte e sono molto determinata, queste situazioni che tante definiscono di “DISAGIO” per me sono occasioni di stimolo.
In questi ultimi tempi ho pensato anche di tornare a essere attiva politicamente, anni fa ho avuto incarichi e sono stata anche presidente Commissione Pari Opportunità del mio Comune. Poi conosco ENRICO LETTA e poter offrire un contributo in questo momento di VUOTO IDEOLOGICO, per me sarebbe importante.
La politica cosa può fare per le donne? Credo che siano le donne che con la loro voglia di fare, la loro determinazione, la loro ricchezza interiore e professionale possono unire le forze e avere sempre più un ruolo in questa ITALIA che ha bisogno di tanta concretezza…sono una donna non una “escort”, ho un cervello e delle capacità e tanta voglia di dare un contributo.

Floriana. “Non potrai essere Papa, ma potresti diventare Margaret Thatcher”

In una baracca del Nord Est scosso dal terremoto una nonna disse a una bambina ambiziosa: “da grande non potrai essere come Papa Wojtyla, mi sa che il Papa ancora per un po’ deve essere maschio, ma potresti diventare Margaret Thatcher”.
Mia nonna mi ha insegnato che c’è sempre una buona alternativa ai no.
L’importante è insistere, provare, esserci. Con forza, volontà e competenza.
Ho 32 anni i primi 5 li ho vissuti in quella baracca disegnando case, giocando con la calce e imparando a coesistere con gli altri in uno spazio ristretto.

A 17 anni mi sono trasferita a Bologna per laurearmi in Filosofia. A 23, dopo aver vinto una borsa di studio per un MBA, la mia prima esperienza di lavoro in mezzo agli ingegneri di General Electric. Da allora si sono succedute General Motors, dove mi sono occupata dell’ufficio stampa, Renault dove ho seguito il marketing di prodotto per i veicoli commerciali, poi la comunicazione europea di Thomson e infine Enel, dove lavoro a tutt’oggi, occupandomi della comunicazione istituzionale delle energie rinnovabili.
Un ambiente lavorativo costantemente al maschile, nel quale ho imparato a convivere, un po’ come in quella baracca, cercando di dare forza al mio contributo e di farmi spazio grazie al merito.
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Rosanna. Voglio una vita proprio come la mia…

Ma proprio uguale uguale, senza cambiare niente.

Sono nata a Torino, ma la mia famiglia è di origine toscana. Figlia unica (papà impiegato, mamma operaia, poi casalinga) e nipote unica di uno stuolo di zii e zie. Oltre che di una grande nonna: i miei lunghi soggiorni estivi con lei, a Firenze, hanno contato moltissimo sulla mia formazione.

Ho attraversato e vissuto tutti i grandi cambiamenti dell’Italia dagli anni Cinquanta in poi, ma non ho “fatto il ’68”, perché ero soprattutto concentrata sulla necessità di trovare un lavoro. Gli ostacoli da superare erano tanti: mi ero diplomata in ragioneria nel 1966, ma ci sono voluti 4 anni per arrivare ad un impiego fisso, prima solo contratti a termine in piccole aziende, cambiando continuamente lavoro per cercare di migliorare e acquisire esperienze in settori e mansioni di ogni genere e categoria per conquistare l’agognato posto fisso. L’essere donna lavoratrice non aiutava certo. Ma ho poi capito, apprezzato e goduto le conquiste di quegli anni.
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Federica. “Siamo donne, oltre alle gambe c’è di più”

Sabrina Salerno era un tripudio di ferormoni basculanti in tv, mentre io ero una quindicenne con lo zaino e i libri di scuola. E con in testa una domanda: Sabrina, dimmi, cosa c’è di più?
Rispondere è un affare complicato, un rompicapo, un cubo di Rubik con le facce tutte rosa ma di varie sfumature, quelle che solo le ragazze bon ton sanno riconoscere e nominare. Insomma, essere donna non significa essere una cosa sola, un aggettivo soltanto, un unico ruolo nella vita: bella o intelligente, mamma o professionista, amica o fidanzata. Lo sa anche la nostra filosofa del trash style, Sabrina: “donne, donne, un universo immenso e più”.

Immenso, allora, l’universo femminile, con un pianeta professione nel mio caso declinato, da un punto di vista linguistico, solo al maschile, e da quello concreto, spesso al maschile. Consulente politico. Per diventarlo c’è voluta la laurea in Scienze della Comunicazione, il Master in Comunicazione pubblica ed un’esperienza di cinque anni presso Running, società di comunicazione politica del gruppo Reti. E poi la libera professione, il mare grande del rischio e delle opportunità: campagne elettorali, come quella per il Sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, una rubrica su Ffwebmagazine, LogoPolis, la collaborazione con il Domenicale de Il Secolo e Lo Spazio della Politica. Sinceramente non è mai stato un elemento rilevante quello del sesso dei miei colleghi o dei miei capi: non mi è interessato e credo di aver dato l’impressione di non darne per nulla conto. Non mi importa se ho di fronte un uomo o una donna, non mi importa il sesso della persona con cui discuto in riunione, non mi importa se chi si candida è maschio o femmina. Mi importa che sia competente e capace. Due aggettivi che al femminile e al maschile si scrivono uguali. Ma anche se non mi importa ho ascoltato Fiorella Mannoia, oltre alla tettuta Sabrina.

“Siamo così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate, ma potrai trovarci ancora qui.”

Fiorella, che sembra sempre sul punto di mettersi a marciare verso il sol dell’avvenire, ha di certo avuto un merito: descrive in una frase la differenza delle donne, la stessa descritta da Michael Maffesoli in “Trasfigurazione del politico”. La differenza, quindi, consiste in un certo modo dolce di dimostrare decisione, in una capacità di cura che non è solo preparare la cena la sera per la famiglia, ma è anche dialogare col collega, intercettare con più facilità le emozioni e i pensieri altrui. Empatia, ecco. Le donne sono più empatiche, forse bisognerebbe chiedere ad un biologo se abbiamo anche i neuroni specchio più sviluppati. Di certo costituiscono una parte del cervello che, ad esempio, nel mio lavoro è fondamentale: comprendere le persone e saper parlare con loro, dare consigli e immaginarne le conseguenze anche sul piano emotivo, scrivere e parlare alla ricerca del termine più colorato, della frase più immaginifica, della combinazione più emozionante e precisa insieme.

“La donna è mobile, qual piuma al vento.” Intona il Duca di Mantova nel Rigoletto. Forse perché sa muoversi tra dolcezza e decisione, tra emotività e calcolo. Tra essere mamma e essere professionista. E alla politica bisogna chiedere questo: un mondo flessibile, tutele per chi lavora da casa e magari con la partita iva, un welfare più femmina e meno burocratico. Una mano insomma. Che come sa Verdone può essere piuma e può essere ferro. Stavolta è stata piuma.

Paola. Combattente per la cultura in una terra depredata

Sono una donna di 29 anni, una bambina irrisolta, una madre non coraggiosa, un’idealista che aspira a una ricerca estetica che tende all’etereo verso immagini di un tempo passato. Mi approprio di sensazioni, emozioni che vibrano proiettandole in diversi ambiti dalla pittura, la fotografia, il costume, il trasformismo, l’interpretazione e la critica d’arte moderna-contemporanea. Sono un Dandy, un intellettuale che agisce per necessità consapevole di trasgredire le regole sociali bevendo sempre un thè come nel Sol Levante mi allontano il più possibile dalla luce solare per mantenere la pelle bianca e candida per poi ricoprirmi con abiti retrò. Il mio trascorso discutibile e le mie azioni folli mi hanno portato molto lontano rischiando il tutto per tutto come in una roulette russa, la mia scuola è stata la strada. Mi rifiuto di omologarmi allo stereotipo della donna attuale che si allontana dalla sua Femminilità, voglio essere divina per rapire gli sguardi e le menti distratte, voglio appartenere al mondo, voglio il riscatto e lo voglio ora senza temporeggiare.

L’Italietta che si circonda di brutture non fà decisamente per me, per questo motivo mi sono autoesiliata per un periodo in Cina.
Combatto per la cultura in una terra depredata che si culla di rimembranze. La grandezza di una Nazione si misura dal posizionamento dei suoi artisti e dalla loro considerazione sociale.
L’unica salvezza a questo disagio è l’innamoramento. L’Italia è una mamma stuprata che chiede solo d’essere amata.

Francesca. Datemi un paio di scarpe da running…per poter “camminare” invece di dover correre

Scrivo decisamente “per caso”.
Volevo “solo” far sapere alla mia amica, dopo averla tampinata di domande, che finalmente mi ero decisa a prendere l’aereo e passare un w/e al femminile nella capitale.
In risposta eccomi qua. Cosa posso dire? Il w/e è stato fantastico, cielo azzurro e temperature gradevoli … 33 mesi circa dopo il mio ultimo fine settimana “rosa”!
No, nel frattempo non mi hanno rinchiuso in casa, non ho avuto crisi esistenziali, non mi sono allontanata del mondo… ho “semplicemente” vissuto una splendida gravidanza e dedicato il mio tempo alla mia famiglia.

Un’esperienza impegnativa che pian piano sta facendo della mia vita una maratona olimpica!
Alla mattina mi sveglio e sono già in ritardo! Sono pigra, lo confesso, ma oramai sono rassegnata…
Con gli occhi chiusi apro il frigorifero, prendo il latte e lo verso un po’ nella mia tazza, un po’ nel biberon della bimba e un po’ nel lavandino (d’altronde con gli occhi chiusi non si può pretendere la perfezione), poi mi dirigo in bagno a prepararmi e non posso concedermi distrazioni!
Occhiaie più profonde del solito? Foruncolo nato di notte dopo l’indigestione di pane e cioccolato? Capelli troppo gonfi o troppo piatti? Tutto questo non può assolutamente interferire con la mia tabella di marcia! Crema idratante, colpo di spazzola e tanta tanta convinzione di essere “a posto” così!
Dopo trucco&parrucco, ecco la fase “costume”!
La camicetta così carina che hai stirato con tanta fatica la sera prima??? Sarebbe stato bello indossarla, se solo non l’avessi dimenticata appesa nella cameretta di mia figlia, giusto giusto alla sua altezza, in modo tale che le sue adorate manine abbiano già provveduto a stropicciarla e ungerla (ditemelo, perchè le manine dei bimbi sono perennemente sporche, anche un solo secondo dopo averle lavate?). Rassegnata apro il cassetto e afferro la solita maglietta, quella che non ti decidi mai a buttare, quella che non ti rende giustizia, quella che indossi sempre…
Colazione tassativamente in piedi con la tazza in una mano e il biberon nell’altra aspettando l’arrivo dei santi nonni! Eccoli!
Ultime coccole alla bimba e poi via al lavoro (con il cuore che batte a mille quando la senti piangere dietro la porta di casa…)

Scendo le scale, apro il box, ingrano la retro, faccio manovra, chiudo il box, apro il cancello. Sono in strada sperando di non trovare il solito ometto con il cappello che alle 8 del mattino circola a 30km/h, al massimo in terza marcia! Vedo in lontananza l’ultimo incrocio prima dell’ufficio; ovviamente i minuti corrono troppo in fretta e inizio a pensare che anche stamattina potrei timbrare tardi…
Scatta quindi l’operazione “salva ritardo”: se il semaforo è rosso, giro a sx e parcheggio di fronte alla sede; se il semaforo è verde proseguo e parcheggio dietro la sede.
In ogni caso dal parcheggio al timbratore mancano ancora 3/4 minuti; se mi vedeste, capireste quanti minuti mancano esattamente:
4 minuti - l’andatura è simile ad una camminata sotto la pioggia
3 minuti - l’andatura ricorda le marciatrici
2 minuti - l’andatura ricorda Bolt ai giochi olimpici di Pechino
1 minuto - l’andatura è lenta, oramai sono in ritardo!
Ora che sono in ufficio, inizio quasi quasi a rilassarmi… per lo meno non devo “fisicamente” correre!
Passano anche queste otto ore e … la corsa riparte!

Secondo il mio compagno fare la spesa dovrebbe rilassarmi… e chi non si rilassa passando al supermercato dopo l’orario di lavoro? Non crederete mica che io possa girare tranquillamente per le corsie? No, la spesa va incastrata in modo tale da rincasare e avere tempo per far partire la lavatrice, cucinare (permettetemi di ringraziare i surgelati e l’inventore del microonde), preparare la tavola, giocare con la bimba, lavare la bimba, imboccare la bimba, mettere a letto la bimba.
Doccia? Non pretenderete mica di avere tempo per una doccia?
Quando la casa finalmente sarà buia, la lavatrice spenta, lo stendino pieno, il ferro da stiro a riposo, i piatti puliti e il lavello asciutto, allora sì che finalmente, in punta di piedi, aprirò il rubinetto dell’acqua calda (sempre che il mio compagno si convinca finalmente che il tecnico della caldaia possa essere più abile di lui) e godrò di quei cinque minuti di assoluto silenzio, quei minuti che salvano gambe gonfie, braccia appesantite e spalle ricurve!
Cinque soli minuti durante i quali mi convinco di avere vinto anch’io una medaglia olimpica e nella mia testa sento un intero stadio acclamare il mio nome!
Cinque soli minuti per addormentarmi sorridendo!

Cosa chiedo alla politica? Un paio di scarpe da “runner”!!!
Chiedo solo di poter “camminare”!
In un’azienda dal taglio decisamente “maschio”, nella quale “sei sei già stata a casa 5 mesi” (quelli riconosciuti per legge), parole quali maternità, orario flessibile, part-time, visite pediatriche sono più che fastidiose, sono decisamente evitabili e da evitare!
Dall’altra parte le strutture pubbliche non aiutano molto di più: gli orari sono inconciliabili con quelli d’ufficio (e ti ritrovi quindi a chiedere l’ennesimo permesso), le lista di attesa per asili, etc sono lunghe e per le famiglie italiane interminabili… i costi poi sono proibitivi a patto di aprire l’ennesimo finanziamento!

La nonna mi dice che fin quando corro sono certa di stare in salute … beh, mi ripeto, se proprio devo, almeno “passatemi” scarpe più comode!

Buonanotte!
Francesca”