Diventare madre per la prima volta a 40 anni è magnifico e sconvolgente. La tua vita così ben organizzata, in equilibrio quasi perfetto fra lavoro, amore, amici, famiglia d’origine, impegni “sociali”, conosce un’improvvisa accelerata esattamente come il tuo corpo in gravidanza che “lievita” prima dolcemente e poi quasi esplode. È molto difficile conquistare un nuovo assetto, bilanciare le esigenze assolute del nuovo nato con tutto il resto. Tutti ti dicono che è il momento più bello nella vita di una donna e che un figlio vale qualsiasi sacrificio: probabilmente è vero (io sono molto stanca ma felicissima!), credo però che in una società meglio organizzata, che ritenga davvero la maternità un valore, di sacrifici potremmo farne meno. Sarebbe possibile non provare quella frustrazione che deriva dal non sentirsi davvero una brava madre, presente e sollecita, e al contempo di non essere più considerata affidabile e capace sul lavoro.
Sono una libera professionista e in teoria ho orari flessibili, anzi, ad eccezione delle riunioni e degli incontri con i clienti, potrei anche lavorare da casa, eppure… Se arrivo in ufficio dopo le 9.30 e me ne vado prima delle 18, il mio capo e i colleghi mi guardano con riprovazione. D’altronde sono anche oggetto di critiche: “Ma come, hai smesso di allattare solo dopo 4 mesi?”, “E il bimbo passa tutto questo tempo con la tata? Poverino!”. Una mamma lavoratrice nel 2010 è ancora un ibrido che non piace, un’immagine stridente.
Certo in una società globalmente più giusta io non dovrei pagare una tata per stare tutto il giorno con mio figlio, mentre i suoi bambini sono affidati per anni (!!!) ai nonni a migliaia di chilometri da qui. In un mondo più equo forse ciascuno di noi potrebbe occuparsi dei propri figli, godere del primo sorriso, della prima parola coniata d’improvviso e regalata al fortunato interlocutore e dei progressi successivi.
Ma una società più giusta deve necessariamente avere più donne nei ruoli chiave: più donne in politica, nei vertici delle aziende. Per cambiare questo modo di pensare, per far sì che ci siano strutture in cui i figli crescono protetti e orari di lavoro che permettano alle donne di essere pienamente madri e di non rinunciare alla carriera. La carriera, che non è una velleità egoistica, è il naturale premio per il tuo lavoro, è l’evoluzione naturale di anni di studio e di impegno, concerne il pieno sviluppo della personalità, è un diritto. Credo che più donne al potere saprebbero realizzare una società più equa e meritocratica, perchè le donne hanno un naturale senso pratico e seguono, nel prendere le decisioni, quasi sempre un principio di giustizia. Guardano al risultato e lavorano per quello senza perdersi nelle lotte di potere. Peccato che, spesso, le poche donne “potenti” finiscano per somigliare al clichè dell’uomo manager: cinico, freddo, calcolatore, sempre di fretta e incapace di umanità.
Questo vorrei dalla politica: che contribuisse a creare le strutture e le regole di una società migliore in cui le donne possano avere “successo” senza dover somigliare agli uomini negli aspetti peggiori. Ma come al solito toccherà a noi donne rimboccarsi le maniche!
Alessia Alderighi, 40 anni, mamma di Lorenzo, 5 mesi, fiorentina, vivo a Roma da 10 anni, laurea in legge, master in comunicazione.
Sono Mita Marra, ho 37 anni e un bimbo, Nicolas, di 6 anni. Vivo e lavoro a Napoli ma anche a Fisciano, sede dell’Università di Salerno. Sono un’economista con una formazione multidisciplinare ottenuta in Italia –con la laurea in Economia all’Università di Napoli nel 1995– e negli Stati Uniti. Ho conseguito il Master in International Relations alla Johns Hopkins University nel 1998 e il PhD in Public Policy presso la George Washington University nel 2003. Sono ricercatrice di ruolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche dal 2000 e collaboro con il Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università di Salerno, dove insegno dal 2003 Analisi delle Politiche Pubbliche. Insegno anche all’Università di Napoli e del Molise e ho tenuto corsi all’Università di Maastricht, alla George Washington University e alla Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione. Accanto all’attività accademica, svolgo consulenza e formazione a livello internazionale. Ho lavorato dal 1998 al 2003 alla Banca mondiale come valutatrice di programmi di riforma del settore pubblico e delle politiche di genere e come esperta di valutazione anche per le Nazioni Unite, il Formez, la Fondazione Brodolini e le Regioni Puglia e Molise.
Donna, moglie, mamma di una figlia, lavoratrice a tempo pieno.
Mi chiamo Paola, sono milanese, ho 44 anni e sono sposata con Ivano.
Sono nata nel 1950 e nominata dirigente a 35 anni ho maturato la mia esperienza professionale nel settore dei trasporti internazionali.
di Nicla Vassallo


