Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.

L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.

Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!

Archive for Ottobre, 2009

Le donne: individualità, non oggetti!

Sul blog di Alessia Mosca parte una riflessione a 360 gradi sulla donna, sul suo ruolo nella società di oggi, su come sia trattata dai media - in modo ancora superficiale se non addirittura offensivo - la sua immagine, ma anche di come il suo ruolo sia chiave nella ripresa da una crisi ormai diffusa.

“Dagli Usa due lezioni di parità. Dall’Italia una grande prova di resistenza”
ll grido d’accusa lanciato da Nicole Kidman nel suo ruolo di ambasciatrice dell’Unifem (Fondo Onu di Sviluppo per la Donna) deve far riflettere: “La violenza sulle donne è diffusa e Hollywood non può sottrarsi alle sue responsabilità”, ha dichiarato l’attrice in un incontro con una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti che cerca di far adottare l’International Violence Against Women Act, progetto di legge che punta a influenzare la politica estera statunitense verso i paesi in cui i diritti delle donne sono violati. La sua presa di posizione è importante perché mette in luce troppo spesso dimenticato, anche da noi: il ruolo che i media giocano nel plasmare la cultura di un paese, nel diffondere l’idea di donna come oggetto più che come individualità.

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Il potere è rosa, negli States

The American Woman” è il titolo di un’inchiesta pubblicata sul Times di questa settimana. Confrontando i dati relativi a occupazione e potere delle donne nel 1972 e oggi, il magazine rileva i passi in avanti compiuti. Quasi 40 anni fa la donna americana media comprava i vestiti con i soldi del marito e votava come lui. Oggi il 40% delle lavoratrici statunitensi guadagna più dei mariti e il 71% gestisce i conti familiari. Dal 1972 a oggi le donne laureate sono passate dal 43 al 57%, le avvocatesse dal 3% al 32% e i medici donna dall’8 al 28%. Quanto al futuro, si calcola che alla fine dell’anno le donne lavoratrici in America saranno più dei loro colleghi maschi.

Donne e recessione: analisti divisi su analisi e risultati

Negli ultimi mesi si sono sprecate le analisi sull’impatto diversificato che la recessione sta avendo tra i generi. A voler credere a Cherie Blair, la crisi dovrebbe essere un’occasione per appianare le differenze, visto che l’ex first lady britannica ha dichiarato: “Quando le cose si mettono male la gente è più pronta a correre il rischio e a dare un’opportunità ad una donna”. L’idea alla base del suo ragionamento è che, liberandosi posti ai vertici, è più facile che oggi una donna-manager riesca ad aprirsi un varco in posizioni un tempo esclusivamente maschili. I risultati delle ricerche più recenti su questo fronte offrono un quadro diversificato: il New York Times nelle scorse settimane ha dedicato un servizio al fenomeno delle donne che tornano al lavoro: molte signore, che avevano abbandonato il lavoro durante la crescita degli anni Novanta per occuparsi della famiglia, si stanno riaffacciando sul mercato per compensare la perdita del posto dei mariti. Fin qui l’analisi sulle donne appartenenti a famiglie benestanti o ex-tali. Ma le cose non cambiano a livello generale. Secondo il ministero del Lavoro americano, il 49,8% dei 132 milioni di posti di lavoro negli States è ricoperto da donne. L’80% dei posti di lavoro persi negli ultimi due anni ha riguardato gli uomini. Un dato simile (78%) a quello registrato in Gran Bretagna.
Resta un dubbio: che la maggiore disponibilità a licenziare uomini in una fase di recessione sia dovuta principalmente ai loro stipendi più contenuti in Europa - il gap di salario tra i due sessi è del 17%. A quel punto, per le donne il trend in atto sarebbe una magra consolazione.
Infine uno sguardo all’Italia: Unioncamere rileva una maggiore tenuta dei contratti part-time rispetto a quelli a tempo pieno e una prevalenza delle donne tra i lavoratori con questa formula. Anche in questo caso si tratta di un dato che si presta a una duplice lettura: da un lato può indicare una maggiore disponibilità delle imprese ad accettare uno strumento di conciliazione tra lavoro ed esigenze di vita familiare; dall’altro una strada per conseguire risparmi sul costo del lavoro.
I prossimi mesi diranno qual è l’orientamento prevalente.

Le pari opportunità…al lavoro

Dal sito di Alessia Mosca alcuni spunti sulla discussione parlamentare riguardante le pari opportunità tra donna e uomo in particolare in ambito di occupazione.

“In queste settimane, la Commissione Lavoro della Camera sta affrontando la questione delle pari opportunità, con l’obiettivo di recepire una direttiva europea [dalla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea] (2006/54/CE) che fissa il principio della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego.
Riporto qui di segiuto il testo del mio intervento in Commissione:
«Constato la disponibilità della maggioranza a recepire, seppure con un certo ritardo, la direttiva comunitaria in tema di pari opportunità e parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. Tuttavia sottolineo un problema di fondo sul tema, vale a dire la mancanza di coerenza tra il merito dello schema di decreto legislativo che accoglie la direttiva e le iniziative concretamente assunte dal Governo, nel corso della presente legislatura, in tema di parità nella presenza delle donne nel mondo del lavoro, soprattutto in una fase di grave crisi come quella attuale….”
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