Saranno le donne a tirarci fuori dalla crisi? La domanda può apparire stucchevole o vetero-femminista, ma solo a prima vista.
I dati diffusi nelle scorse settimane da Unioncamere ci dicono che nel 2008, un anno nero per l’economia come non si vedeva da tempo, il numero di imprese a guida femminile è cresciuto di 3.200 unità, andando a ingrossare la schiera di imprenditrici che ormai ammonta a un milione e 400mila persone su un totale di 6 milioni di imprenditori censiti nel nostro paese. Ciò che stupisce forse di più è la crescita significativa di iniziative femminili nei comparti storicamente ad appannaggio quasi esclusivo della componente maschile: +8,5% quello delle costruzioni e +6,8% le attività immobiliari, che comprende anche il noleggio, l’informatica e la ricerca. Un altro studio della stessa Unioncamere rileva una maggiore capacità di tenuta delle imprese a guida femminili nel settore delle piccole e medie imprese, che rappresentano la stragrande maggioranza delle imprese italiane. Se lo scorso anno le poltrone dei piccoli imprenditori individuali si sono ridotte complessivamente dello 0,91%, quelle occupate da donne hanno infatti limitato le perdite allo 0,84%, mentre quelle dei concorrenti uomini hanno ceduto lo 0,94%. Eppure le donne che vogliono accedere al credito per avviare una propria attività d’impresa o per sostenerne lo sviluppo si trovano in una situazione di svantaggio. In uno studio intitolato “Do Women Pay More for Credit? Evidence from Italy” un gruppo di economisti capitanato da Albeto Alesina ha rilevato differenze non di poco conto: la stessa banca richiede alla donna imprenditrice un tasso dello 0,3% più elevato rispetto all’imprenditore maschio e il differenziale cresce in caso di presenza di un garante: il prestito è più caro dello 0,6% se il ruolo è svolto da una donna. Dati che lasciano poco spazio alle interpretazioni: senza il superamento dei retaggi culturali, che dominano la scena politica, sociale e anche economica, non potremo sperare di rilanciare l’Italia e la sua economia.
Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.
L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.
Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!
Archive for Aprile, 2009
Nuova tappa per Donne al volante. Questa volta la destinazione è Arcavarcata di Rende (CS) dove, presso l’Aula Caldora dell’Università della Calabria si parlerà di donne come risorsa attraverso relazioni dettagliate e buone pratiche raccontate da chi le vive in prima persona. L’iniziativa ha un titolo molto chiaro in merito: “Ripartire dalle donne. La maggiore partecipazione femminile come risorsa per la ripresa economica e lo sviluppo“.
L’incontro, moderato da Bancamaria Rende (Associazione 360 Calabria), sarà aperto alle 17 da Mario Maiolo (Assessore regionale alla Programmazione Nazionale e Comunitaria, Politiche del lavoro e Politiche sociali). A seguire Alessia Mosca introdurrà il progetto Donne al volante. Quindi si entrerà nel vivo della serata con gli interventi in programma. La prima relazione sarà affidata a Rosy Perrone (Segretario Regionale CISL Calabria); a seguire Katia Stancato (Presidente Confcooperative Calabria) e Stella Ciarletta (Consigliera regionale di Parità). Verranno poi proposte due esperienze pratiche, esempi concreti di prove di conciliazione, ma anche di impegno nel proprio lavoro: Maria Adele Losso (docente Unical) racconterà “Un asilo tra i cubi. Pratiche di conciliazione all’Unical”. Dopo di lei prenderà la parola Paola Galeone (Vice Prefetto a Platì), con la sua testimonianza “Donne di frontiera. Rappresentare lo Stato a Platì”.
In a ‘male’ recession, women are first to quit, di Emily Ford, Times online, 15/04/2009
Le “travail parental” reste une affaire de femme, di Anne Chemin, Le Monde, 08/04/2009
In This Recession, Men Drop Out, di Elisabeth Eaves, Forbes.com, 01/04/2009
Maternità, 18 settimane a casa. L’Europa allunga i tempi, a stipendio pieno. I benefici estesi alle libere professioniste, di Luigi Offeddu, Corriere.it, 01/04/2009
Fewer women make equal pay claims, di Megan Murphy, Financial Times, 24/03/2009
“Desperate housewiwes? No grazie”. In Italia le donne scelgono il lavoro, Un sondaggio sul rapporto tra le lavoratrici, i figli, la famiglia. La maggioranza cerca soddisfazioni nell’attività fuori casa. Con l’aiuto del compagno, di Caterina Pasolini, Repubblica.it, 03/03/2009
A fine marzo nella cornice di villa Gallarati Scotti di Oreno, frazione di Vimercate, in quella zona della Brianza dove hanno sede molte aziende che si occupano di nuove tecnologie, per un interno pomeriggio si è parlato di donne e scienza. Il primo intervento proposto è stato lo studio presentato da Simona Palermo del Parco Tecnologico Padano.
Nell’intervento della ricercatrice è emerso da subito come, a differenza di quanto sarebbe facile immaginare, in Italia sono molte le donne che scelgono percorsi di studio scientifici, il 57% per l’esattezza, percentuale che raggiunge e supera sia la media europea, attestata al 56%, che quella mondiale, 50%. Quando si passa a verificare quali sono le facoltà preferite dalle studentesse si scopre che esistono grandi disparità: se infatti sono le donne a rappresentare la maggioranza degli iscritti a Medicina e Farmacia, ancora persistono realtà prettamente maschili (lampanti i casi di Informatica o Ingegneria industriale).
La presentaione della Palermo rivela poi che la presenza generalmente piuttosto paritaria tra maschi e femmine all’inizio degli studi universitati, precipita a discapito delle ricercatrici/studiose man mano che si procede lungo gli anni di preparazione. I dati statistici raccolti che illustrano la situazione del 2008 mostrano infatti come sul totale dei laureati in discipline scientifiche solo il 32,4% è donna (con un picco negativo per Ingegneria dove le laureate scendono a poco più del 20%), percentuale fortemente negativa paragonata ai dati sulle laureate in materie umanistiche o orientate all’insegnamento (in questi casi si supera il 90%).
Se già tra il momento dell’iscrizione agli studi scientifici e quello della laurea si verifica un calo tanto significativo, peggiore è la situazione relativa ai dottorati di ricerca. Ancora una volta il settore dove si trovano meno donne è quello dell’Ingegneria: le laureate/dottorate in questo settore non arrivano al 30% - comunque in linea con le percentuali europee. Tornando a fare un paragone con ambiti più “femminili” le studentese che ottengono titoli di studio superiori in Scienze Umane e discipline artistiche sono l’81% e il 64% in Medicina e Farmacia.
Passando oltre gli anni degli studi e considerando i dati relativi alla presenza delle donne impiegate in ambito scientifico, le percentuali registrate nel 2008 indicano che le ricercatrici/dottorate nel settore privato sono il 23,1%, percentuale di poco inferiore alla media europea, ma decisamente bassa a confronto con gli Stati del continente più virtuosi in questo senso e cioè Romania e Bulgaria (con percentuali di oltre il 49% delle occupate), Lettonia e Svezia (entambe attorno al 44%).
La nota forse più negativa che riguarda l’Italia è però il dato relativo alla differenza dei salari uomo-donna, diffusa in tutti i settori lavorativi e presente anche nell’ambito della ricerca: stando ai dati Eurostat pubblicati il giorno della donna 2009, si arriva a un gap che supera il 33%.
Per avere un quadro più completo della situazione occupazionale femminile nei settori scientifici in Italia e nel mondo, tutti i dati si trovano raccolti e dettagliati nella presentazione di Simona Palermo (consultabile anche qui) che riportiamo qui sotto.
La cultura d’impresa parla al femminile, di Vincenzo Del Giudice, Il Sole 24 Ore, 30/03/2009
Le donne: ‘Più tasse in cambio di servizi’, Associazione Antigone, 22/03/2009
Crisi inverte i ruoli nella famiglia, donne nuovi capofamiglia e boom di gravidanze, Adnkronos, 10/03/2009
L’imprenditoria femminile: presentati in occazione di Expo Impresa Donna, i dati illustrano la situazione imprenditoriale femminile e Roma e nel Lazio, fonte: Camera di Commercio Roma, marzo 2009


