Stando alla recente ricerca effettuata dal G.I.D.P. Gruppo Intersettoriale Direttore del Personale - Human Resources Director Association, dell’Associasione Direttori delle Risorse Umane, le donne che si trovano ai vertici aziendali incidono positivamente sul miglioramento dei risultati dell’azienda stessa.
Di Elena Carinelli e Roberta Scrosati, PR/Comunicazione G.I.D.P.
Milano, 28 Gennaio 2009 - Quante sono le donne ai vertici dell’impresa? Qual è l’età media delle donne al potere? Quali sono le motivazioni che inducono la donna ad aspirare a posizioni superiori nell’ambito aziendale? Com’è il giudizio delle top manager che riescono a conciliare vita privata e lavoro? A queste e altre domande G.I.D.P./H.R.D.A., l’Associazione Direttori del Personale, ha dato delle risposte attraverso l’indagine: «La presenza femminile ai vertici dell’impresa».
Le 21 domande mirate hanno permesso di comprendere come la presenza femminile ai vertici aziendali può portare un significativo miglioramento sui risultati economico-finanziari (56,73%) delle
imprese. I dati, infatti, vengono anche confermati da una “ricerca” presentata da McKinsey dove si conferma che le donne sono molto competitive e danno maggior garanzie per il perseguimento degli utili.
Si può, inoltre, costatare come la figura della donna venga considerata come una portatrice della diversità essenziale all’interno dell’impresa (79,01%). Le opinioni espresse dall’universo delle medio-grandi imprese partecipanti hanno permesso di mettere in luce che le donne ai vertici dell’impresa che riescono a trovare un equilibrio tra vita privata e vita lavorativa possono dare un importante valore aggiunto all’impresa.
La presenza femminile (40%) nell’imprese italiane risulta essere equamente spartita con la presenza maschile, anche se si può riscontrare ancora un largo divario rispetto alle top manager donne, che risultano ancora poche il 10% rispetto agli uomini; il dato è sottolineato anche dal fatto che la stanza dei bottoni, il vero luogo del potere dell’impresa, è considerato per il 59,23% off-limits per le donne.
Ma allora chi sono queste poche ma preziose top manager delle imprese?
L’indagine è utile a questo scopo ovvero per tratteggiare delle caratteristiche idealtipo, identificabili come una donna di media età tra i 40 e i 50 anni (58,02%) che ha una famiglia con figli (59,26%) e che riesce a trovare un discreto equilibrio fra vita lavorativa e vita personale (49,38%); soltanto il 14,18% del campione sostiene, invece, che la donna dovrebbe dedicare più tempo alla vita familiare. Infatti, le lavoratrici/madri/mogli/figlie che riescono a trovare il giusto equilibrio tra vita privata e lavoro, il cosiddetto work life balance, vengono considerate dei motori inarrestabili per il 56,79% del campione, questo equilibrio rende le donne manager migliori in quanto riescono ad affrontare con più facilità la gestione dei problemi quotidiani, dato affermato dal 46,91% del campione.
Dai dati dell’indagine è interessante soprattutto riscontrare quali sono le motivazioni che inducono le donne ad aspirare alle posizioni ai vertici nell’ambito aziendale come “il raggiungimento dei risultati attesi” che riporta il 31,27% di consensi e “la carriera” con il 30,86% di voti favorevoli; di discreta importanza risultano essere, invece, “l’autostima” e “l’affrancarsi con i pregiudizi maschili” e acquisire “il potere”. Per le donne ai vertici non risultano delle valide spinte per ambire ai piani alti, “la retribuzione” con lo 2,88% di consensi e “la competizione con il coniuge” con nessun riscontro positivo, forse perché vengono tratteggiate come più importanti altre motivazioni che riguardano degli obiettivi più concreti da raggiungere. Questa indagine può, inoltre, dare un valido spunto per quanto riguarda le donne ai vertici dell’impresa, in quanto i partecipanti direttori del Personale non concordano con il 76,54% sul fatto che le donne non siano ancora mature per prendere decisioni sulle strategie aziendali, anzi il 64,43% concorda, con quanto detto dall’ingegnere Roger Abravanel che per molti anni diresse la MCkinsey in Italia, dove sostenne in una recente intervista che: “Le femmine sono spesso più brave dei maschi”. Le differenze, infatti, che intercorrono fra gli uomini e le donne vengono valutate da quest’indagine sotto l’aspetto lavorativo, le donne vengono stimate nel confronto ad avere una maggior capacità di gestire contemporaneamente più lavori con il 47,17% di consensi, le donne inoltre risultano avere una maggior capacità di raggiungere gli obiettivi nel tempo prefissato con il 9,68% degli assensi, con percentuali più basse, ma comunque abbastanza significative il campione afferma che le donne abbiano anche una spiccata abilità relazionale soprattutto comunicativa e una maggior capacità di problem solving rispetto agli uomini.
In conclusione dai dati emersi dall’indagine, si può comprendere quanto effettivamente siano poche le donne ai vertici, ma si auspica che questa tendenza possa cambiare in quanto il 79,01% dei partecipanti, Direttori del personale di prestigiose imprese, afferma che il processo di innovazione deve essere iniziato con coraggio. Si può anche dire, che l’ambito HR risulta essere all’avanguardia rispetto a questo aspetto, in quanto c’è una maggior presenza femminile nel ruolo di responsabilità nelle risorse umane; ciò è dovuto anche al fatto che le donne sono naturalmente più predisposte al dialogo e all’ascolto (35,8%).


