Politiche di genere, pari opportunità, quote rosa… ogni volta che ho sentito questi termini, mi sono sempre chiesta il motivo di tanta attenzione. La mia percezione del problema è sempre stata limitata, nonostante all’Università mi sia iscritta ad una facoltà a forte presenza maschile e per lavoro frequenti ambienti decisamente maschili come i cantieri, e vi assicuro che metter piede in un cantiere fresca di laurea non è proprio una passeggiata! La difficoltà di conquistare credibilità e fiducia però io l’ho attribuita più alla giovane età che al genere, non ho mai “subito” la maggioranza maschile dei miei colleghi, perché ciò che faceva la differenza erano le capacità, l’intraprendenza, la voglia di fare. Certamente sono stata anche fortunata ad aver incontrato persone incuranti del fatto che fossi donna o uomo, ma è altrettanto vero che molto è dovuto all’atteggiamento con cui ci si pone: non ho mai vissuto la mia femminilità come un limite e non mi sono mai sentita vittima di un sistema maschilista.
Continue reading ‘Alessandra. Educazione e pari opportunità’
Il blog ospita storie di talenti al femminile che raccontano le proprie esperienze tra sogni, aspirazioni e difficoltà quotidiane.
L'iniziativa si inserisce in pieno nello spirito originario di Donne al volante, progetto nato proprio con l'obiettivo di raccontare le donne attraverso le loro esperienze quotidiane che ora, dopo il luogo viaggio attraverso tutta l'Italia, evolve in una piattaforma di confronto in continuo aggiornamento.
Leggete le tante storie e, se volete, raccontate anche la vostra!
Mi chiamo Elisabetta e insegno Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Nata a Milano a metà anni Sessanta, sono sposata con Alessandro e mamma di due bambini: Maddalena Emma (nata nel 2004) e Andrea Emanuele (nato nel 2006).
Negli anni Novanta ho iniziato la carriera accademica, un percorso professionale alquanto ambito ma molto lungo e che richiede (sia a donne che a uomini) dedizione, impegno, tenacia, sacrificio ed elevatissima mobilità spaziale. Per quel che mi riguarda, ho conseguito il Dottorato di Ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale presso l’Università degli Studi di Trento; a ciò hanno fatto seguito diverse borse post-dottorato in Europa ed in Italia, vari professorati a contratto e, finalmente, l’entrata in ruolo in Bicocca nel 2001.
Il mio approccio alla Sociologia è un po’ particolare: da sempre affascinata dal mutamento sociale, dalle dinamicità, dalle trasformazioni, mi occupo di tematiche quali: i processi di costruzione delle identità di genere; la relazione tra genere e mutamento sociale (nuove mascolinità e nuove femminilità, incroci tra genere e orientamento sessuale); nuove forme di maternità e paternità; la dimensione di genere dei percorsi di povertà ed esclusione sociale.
Continue reading ‘Elisabetta. Università, famiglia e mutamento’
Ben tornate e ben tornati. Con oggi riprendono le storie di Donne al volante.
Con la pausa estiva alle spalle, ci aspettano ancora tanti racconti da condividere!
Se volete scrivere la vostra storia o segnalare un racconto di vita interessante, o per qualsiasi informazione potete scriverci una mail a:
donnealvolante@associazione360.it
Tutta questione di mente.
Lo ripeto ogni giorno alle donne nella prassi del mio lavoro: sono infatti una psicologa. Ho un figlio di 30 anni che si sta specializzando in medicina e un divorzio alle spalle. Sono nata in un piccolo paese di campagna, i miei genitori non volevano che studiassi. E d’altronde non potevo permettermelo. Allora, ho fatto i cinque anni di superiori da privatista: di giorno lavoravo, la sera studiavo.
A volte mi alzavo alle 4 di mattina e mi mettevo sui libri. Ho preso la licenza magistrale e poi, sempre lavorando, ho preso la laurea in psicologia. Nel frattempo è nato il mio primo ed unico figlio. Una gioia immensa, ma il matrimonio non ha retto al cambiamento e mi sono separata. Lì è nata la mia personale battaglia. Per continuare a studiare e a lavorare. Per anni sono andata avanti grazie al supporto, anche economico, delle amiche che hanno ospitato sia me che il mio bambino.
Mi sento una donna al volante perché sono fiera di non aver mollato i miei sogni, anche quando sembrava impossibile.
Per anni sono stata anche una donna in movimento, ho vissuto in casa di almeno quattro amiche diverse. Ora siamo una grande famiglia. Allargata. Di sole donne.
Donne al volante si interrompe per la pausa estiva. A settembre continueranno le Storie di donne!

Buona estate.
Finito di studiare, dopo la laurea, ho coronato il mio sogno di poter insegnare così mi sono trovata da subito a fare la professoressa in una scuola superiore…ma come spesso capita, pur di seguire la passione non mi sono spaventata all’offerta di contratti a progetto. Un anno dopo l’altro, senza certezze.
Ho iniziato in un ‘ambiente che si è rivelato ostile e malsano solo dopo un po’ di tempo, un’esperienza negativa cresciuta piano piano. Non posso imputare la colpa agli alunni che, nei loro limiti, possono sorprenderti se riesci a trovare la chiave per parlare con loro, ma per la gestione di una scuola dove il mio ruolo era costantemente messo in discussione e la mia professionalità spesso contabilizzata in base alle ore trascorse in classe.
Poi la svolta: mi decido a dire basta, a mettere la parola fine a mio malessere - purtroppo trasferito troppe volte in atteggiamenti ostili in classe - e alla paura di lasciare un ambiente ormai familiare, conosciuto fin troppo bene, e di restare senza un impiego a quasi 35 anni e con una casa da mandare avanti da sola.
Continue reading ‘Simona. Apprezzare ogni giorno per come è unico’
Mi chiamo Anastasia, ho 25, e vivo sola con Ale, il mio bimbo di 6 anni.
Sono nata in un paese della brianza da una famiglia benestante, ho frequentato il liceo scientifico e ho fatto la maturità con il pancione. Ho vissuto, e tuttora sto vivendo, anni difficilissimi. Nemmeno ventenne sono stata abbandonata dal padre del bambino, isolata dalle amiche per ovvie ragioni di tempo, di esigenze e di diversi stili di vita, privata dell’appoggio e dell’affetto della mia famiglia, in quanto i miei genitori stavano divorziando, mi sono trovata SOLA , senza una casa, un lavoro, ma soprattutto senza il sostegno e il conforto di nessuno, se non di rarissime e preziose amiche.
Per anni ho vissuto in una comunità per ragazze madri. Il condividere la mia situazione con altre giovani donne è stato un valido aiuto, ma forte in me era il desiderio di dare ad Ale una casa vera e propria, un po’ di stabilità.
Il piccolo Ale era, e tuttora è, la mia forza e ragione di vita, grazie a lui e per lui, sono, anzi, siamo, riusciti ad affrontare periodi grigi e dolorosi, ma il suo affetto e i suoi sorrisi sono stati per me ricarica quotidiana.
Negli ultimi tempi sembra che le cosa vadano un pò meglio, ho trovato un lavoro part-time, grazie all’aiuto economico di mio padre sono riuscita a comprare un piccolo bilocale, insomma ad avere una cosa tutta per noi dove poter educare e crescere Ale, dove potermi riposare, e dove poter costruire la Mia famiglia.
Il mio nome è Carmen, sono una donna di quasi 40 anni, non sono sposata, non ho figli e mi occupo di agricoltura in Puglia, in provincia di Lecce. Seguo questa azienda da circa 10 anni, da quando sono tornata da Roma, dove mi ero trasferita per studiare legge e fare l’avvocato ma tenendo un’occhio aperto su quello che succedeva a casa. Vengo da una vecchia famiglia di agricoltori che ha questa terra da molto tempo e l’ha mai lasciata, neanche dalle donne. Mia nonna, negli anni ’50 si è occupata dell’azienda in un periodo in cui le donne a malapena uscivano di casa, e di lei, una gran donna, i vecchi ancora la ricordano con gran rispetto. Quando mia madre è venuta a mancare sono tornata giù senza pensarci un minuto, sicuramente per stare vicina a mio padre che ha solo me, sicuramente per l’azienda di famiglia che avrei prima o poi preso in mano e sicuramente perché ero profondamente insoddisfatta di quello che facevo a Roma. Praticantato per 10 are al giorno in uno studio legale non mio, a seguire pratichette non mie, venendo pagata due lire e in un contesto di arrivisti incravattati e arriviste scosciate rampanti: ma perché, per chi e per cosa? Così, ho ringraziato e libera di legami affettivi a Roma sono tornata a casa e in azienda da me.
Continue reading ‘Carmen. È una vita che mi piace molto’





